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Siracusa, terzo tentativo fallito della bimba che rifiuta il trasferimento e non vuole lasciare la famiglia affidataria

Come nei giorni precedenti, la famiglia affidataria ha accompagnato la piccola davanti agli uffici dei Servizi sociali, ma la bambina si è nuovamente rifiutata di scendere dall’auto

Ombra famiglia

Terzo giorno consecutivo di stallo a Siracusa nella delicata vicenda che vede al centro una bambina di quasi 7 anni e l’esecuzione di un provvedimento disposto dal Tribunale per i Minorenni di Catania. Anche oggi il tentativo di accompagnamento della minore verso una “famiglia ponte” è stato rinviato.

Come nei giorni precedenti, la famiglia affidataria ha accompagnato la piccola davanti agli uffici dei Servizi sociali, ma la bambina si è nuovamente rifiutata di scendere dall’auto, manifestando apertamente la volontà di non lasciare il contesto familiare in cui vive da circa quattro anni.

Il tutto si è svolto in un contesto definito da più parti poco idoneo alla delicatezza della situazione: il tentativo di esecuzione è avvenuto durante l’orario di apertura degli uffici, sotto gli occhi di numerosi cittadini presenti in via Italia. Una circostanza che solleva interrogativi sulla reale tutela della minore in una fase così delicata.

A gestire la situazione, ancora una volta, sono stati gli agenti della Polizia di Stato che, con approccio improntato alla prudenza e al dialogo, hanno evitato forzature, interloquendo con le parti coinvolte. Dopo circa due ore di attesa, è arrivato l’ennesimo differimento: questa volta senza una nuova data immediatamente fissata.

La vicenda si trascina dunque tra rinvii e tentativi falliti. Dopo il primo episodio di sabato scorso – quando la bambina si era opposta per ore all’allontanamento – e il secondo tentativo ieri in Questura, anche il terzo passaggio non ha prodotto alcun esito operativo.

Resta sullo sfondo il provvedimento dell’autorità giudiziaria che dispone il trasferimento della minore in una struttura temporanea, con contatti limitati con l’attuale nucleo affidatario, in vista di un percorso di riavvicinamento alla madre biologica, alla luce di una sentenza di ricongiungimento.

Tuttavia, quanto accaduto in questi giorni riapre con forza il dibattito sulle modalità di esecuzione di simili provvedimenti. La reazione della bambina – ripetuta e costante – e il contesto in cui si stanno svolgendo i tentativi di accompagnamento pongono interrogativi sulla necessità di rivedere tempi e modalità dell’intervento.

A rendere ancora più complesso il quadro contribuisce anche la condizione sanitaria della minore, che necessita di cure periodiche (ieri pare abbia saltato una terapia importante proprio a causa del tentativo di “consegna” in Questura) e che finora è stata seguita con continuità dagli ormai ex affidatari.

La vicenda resta aperta e in evoluzione. Dopo tre giorni di tentativi differiti, appare sempre più evidente come il nodo non sia soltanto giuridico, ma profondamente umano: trovare un equilibrio tra l’attuazione del provvedimento e la tutela concreta del benessere psicologico e sanitario della bambina.


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