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Siracusa, torna la tassa di soggiorno: il “Decreto rilancio” rimescola le carte

Il 16 giugno scorso il commissario straordinario che fa le veci del Consiglio comunale a "causa" del Decreto rilancio ha deciso di reintrodurre la riscossione dell'imposta

Torna la tassa di soggiorno a Siracusa. O forse sarebbe meglio dire che di fatto non è mai stata abrogata. Se non per qualche giorno. Un valzer, quello sull’imposta riscossa dalle strutture alberghiere durato poco più di un mese anche a causa dei vari decreti varati dallo Stato. Nell’aprile scorso la Giunta di Siracusa con propria deliberazione aveva stabilito di non riscuotere più l’imposta di soggiorno per tutto il 2020 a causa dell’emergenza Covid, consentendo inoltre a tutte le strutture ricettive che nei primi tre mesi dell’anno avevano riscosso l’obolo per conto dell’ente, di poterlo versare entro il 31 gennaio 2021.

Un’iniziativa che per l’amministrazione comunale aveva il fine ultimo di non voler appesantire maggiormente il settore turistico e alberghiero – anche se è bene precisare che gli hotel di fatto svolgono un ruolo di contabili, riscuotendo, accantonando e versando nelle casse comunali l’imposta – già in difficoltà per l’emergenza sanitaria. La proposta era inizialmente stata approvata dal commissario straordinario Giuseppe Di Gaudio (facente funzione dello sciolto Consiglio comunale) che inizialmente aveva approvato la proposta della Giunta. A rimescolare le carte però ci ha pensato il cosiddetto “Decreto Rilancio” varato dal Governo. Un documento con cui lo Stato ha previsto l’accantonamento di 100 milioni di euro da destinare agli enti locali come “Ristoro per la riduzione del gettito dell’imposta di soggiorno e altre disposizioni in materia”.

Un provvedimento di cui si attendono ancora i decreti attuativi ma che ha costretto l’ente a fare un immediato dietrofront per evitare di essere “tagliato fuori”. In parole povere il Comune di Siracusa avendo “autonomamente” deciso di non procedere con la riscossone dell’imposta depennandola totalmente dalle voci dell’attuale bilancio, avrebbe corso il rischio di ottenere un secco “no” dallo Stato in caso di richiesta di fondi per compensare quel deficit tra quanto ottenuto nel 2019 (circa 2 milioni di euro) e quanto invece (non) riuscirà a riscuotere nell’anno in corso. Un rischio troppo elevato per le precarie casse di Palazzo Vermexio, motivo per cui il commissario straordinario, supportato anche dal parere dei Revisori dei conti, lo scorso 16 giugno ha deciso di reintrodurre l’imposta.


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