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Siracusa, torna la tendopoli abusiva a Cassibile: presentato un esposto in Procura

I firmatari della denuncia esortano l'amministrazione a intraprendere ogni azione utile alla prevenzione e al controllo immediato dei lavoratori, organizzando rapidamente un campo di accoglienza

Arriva la stagione della raccolta e, come ogni anno, i cittadini extracomunitari a Cassibile sfruttati sui campi. Ma i residenti non ci stanno e hanno deciso di presentare una denuncia per occupazione abusiva nei terreni privati adiacenti al borgo vecchio. A sollevare “la grave emergenza sanitaria” solo alcuni cittadini della ex frazione, tra i quali gli ex consiglieri Biagio Saitta e Giuseppe Casella, che si rivolgono al prefetto, al questore, al comandante dei Carabinieri, al sindaco e alla Procura della Repubblica.

Con l’approssimarsi della primavera e della stagione della raccolta, infatti, a Cassibile arriva la manodopera costituita quasi esclusivamente da braccianti extracomunitari che, non avendo alcun alloggio a disposizione, si fermano in un vasto territorio all’ingresso del borgo, subito dopo lo svincolo autostradale. Lì, vi costruiscono piccole capanne prive dei servizi igienici e ciò comporta un grave pregiudizio intanto della loro salute, ma anche di quella degli abitanti di Cassibile visto che al termine della giornata lavorativa, giustamente, questi frequentano gli esercizi commerciali per acquistare acqua e cibo.

Accade ogni anno: con l’avvio del periodo della raccolta della patata ecco spuntare le prime tendopoli fai da te. Poco distanti dal centro abitato, coperte (e nascoste) dagli alberi, alloggi improvvisati e piccole comunità composte prevalentemente da lavoratori stagionali.

L’idea, lo scorso anno, era quella di affidare ad associazioni e sindacati la gestione del nuovo campo per ospitare i braccianti: 17 moduli abitativi per 10 persone ciascuno e 6 bagni nell’area dell’ex depuratore. Non una soluzione definitiva ma un primo vero passo verso lo svuotamento completo della tendopoli. E invece l’iniziativa contro il caporalato restò sulla carta. E la raccolta di patate effettuata dai braccianti, oltre 250, accampati nella solita tendopoli. Ma “quello che più preoccupa in questo particolare momento storico – si legge nel documento – è la diffusione del coronavirus che si sta diffondendo rapidamente in tutto il territorio nazionale e si teme che questi soggetti rappresentino un reale pericolo per l’incolumità pubblica in quanto provenienti da ogni regione d’Italia e sfuggiti a controlli minimi di prevenzione”.

Il Comune lo scorso anno aveva assicurato di essere (quasi) pronto per risolvere il problema in vista del 2020 con una soluzione temporanea e vincolata al periodo di raccolta, per rendere migliori e più dignitose le condizioni di vita dei lavoratori stagionali. Ma ad oggi non c’è alcun provvedimento ufficiale e i firmatari di questa denuncia esortano l’amministrazione a intraprendere ogni azione utile alla prevenzione e al controllo immediato dei lavoratori organizzando rapidamente un campo di accoglienza. Altrimenti annunciano già una manifestazione popolare.

“I moduli ci sono stati consegnati a settembre (e posizionati in altra area) mentre gran parte dei lavoratori aveva contratti fino al 30 giugno, massimo fine luglio – ammette l’assessore ai Servizi sociali, Alessandra Furnari -. L’importo preventivato lo scorso anno non prevedeva però le spese di trasporto, inizialmente a carico della prefettura. Intanto vogliamo provvedere al trasporto dei servizi igienici, per cui abbiamo già i soldi a disposizione, per poi provare a reperire i fondi per spostare i moduli sul terreno a Cassibile”.

 


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