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Siracusa, tra il ricorso al Tar e il rimpastone in Giunta: i “regali” sotto l’albero per il sindaco Italia

C'è chi chiede il rispetto del voto delle scorse amministrative e chi, invece, dopo lo scioglimento del Consiglio comunale vede meno il dover “soppesare” quella che fu la rappresentanza in aula

Lo spartiacque sarà giovedì 5 dicembre, con la discussione del ricorso di Ezechia Paolo Reale al Tar. Se l’ex consigliere e sfidante di Italia vincerà, in attesa dell’atteso ricorso al Cga si aprirà una crisi politica senza precedenti e una pressione alle dimissioni senza sosta. Ma a turbare i sonni fin qui tutto sommato tranquilli di Francesco Italia, non c’è solo il Tar.

Perché se Reale dovesse perdere il ricorso (e i “bookmaker” danno più plausibile questo esito), il primo cittadino di Siracusa sarà tirato per la giacchetta da tutte le forze politiche che fin dall’inizio – e alcune in corso d’opera – lo hanno fin qui sostenuto. Sono molti, infatti, a chiedere un rimpasto, concordi con l’idea di dare una “rinfrescata” alla Giunta. Le parole sono sempre quelle in politichese: serve “una pagina nuova” per la città, bisogna “innalzare il livello del dibattito politico”, urge una “programmazione”, bisogna “ripartire uniti” e bla bla bla… Ma i punti di accordo finiscono qui, perchè poi, ognuno, ha una propria visione politica e della politica. C’è chi chiede il rispetto del voto delle scorse amministrative, c’è chi, invece, dopo lo scioglimento del Consiglio comunale, vede meno il dover “soppesare” quella che fu la rappresentanza in aula. Insomma, “rimpasto sì, ma a modo mio”. E giù le solite diversissime e interessanti teorie politiche.

La maggioranza è plastica: manca il Pd (perché non riesce a mettersi d’accordo con sé stesso) che dovrebbe un giorno entrare in Giunta, c’è Italia Viva, Lealtà e Condivisione, ci sono i Verdi e Amo Siracusa. E poi c’è Fabio Granata, che ha avuto il merito di spaccare il centrodestra alle precedenti elezioni portando nella compagine di Italia una parte del suo mondo. Ecco, tutti insieme appassionatamente (Granata escluso) si dicono delusi dall’atteggiamento del sindaco che – dopo la caduta del Consiglio – non ha chiamato a sé i consiglieri per ricompattare il gruppo. E, spartiacque il 5 appunto, sono pronti alle richieste.

C’è chi punta sull’azzeramento senza veti sulle eventuali riconferme (che poi tanto azzeramento non è); c’è chi vuole aprire a professionalità esterne politiche o civiche; chi gli chiede di ripartire, soprattutto, da chi lo ha sempre sostenuto; c’è chi considera chiusa la partita del Consiglio comunale e vuole già puntare a un discorso triennale di rafforzamento di un nuovo gruppo politico; c’è chi invece chiede di puntare sulla rappresentatività elettorale e quindi su chi ha vinto l’ultima campagna elettorale e quindi il voto fino a nuove elezioni.

E allora, al sindaco la decisione di sbrogliare la matassa. Lui, che ha dimostrato di non apprezzare molto i cambiamenti, trovandosi più costretto a modificare la Giunta per dimissioni altrui che per piacere proprio. Lo dice fin dall’inizio: è disposto a verifiche interne ma non ad azzeramenti, non gli piacciono i diktat ma gli va bene sedersi attorno a un tavolo per discutere di presente e futuro. E fin dall’inizio della sua avventura pretende non un nome ma una rosa da cui poi scegliere il rappresentante in Giunta.

E ad alcuni si è – se così si può dire – legato più che ad altri: Coppa e Furnari sicuramente, che con il capo di Gabinetto Giansiracusa formano lo zoccolo duro dell’amministrazione. In parte anche a Granata. Nel frattempo, c’è un posto ancora libero dopo l’allargamento della Giunta a 9 elementi oltre il primo cittadino e dovrebbe spettare al Pd. Un giorno anche il Partito democratico troverà pace. Il resto sarà materia di discussione natalizia e di rimpasti, ma nel 2020. Per adesso, buone feste in armonia.


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