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Siracusa, un alloggio per ogni migrante: istituzioni, sindacati e primi cittadini firmano l’accordo

Tre le novità introdotte dal documento: il coinvolgimento dei privati ai quali saranno attribuiti gli oneri finanziari della sistemazione alloggiativa, una piattaforma che nascerà per fare incontrare domanda e offerta al fine di contrastare il mondo del lavoro nero e l'impegno dei sindaci che dovranno mobilitarsi, ciascuno per il proprio territorio, per cercare un alloggio ai lavoratori

Il tricolore sul tavolo e le sedie di verde bianche e rosse a formare un semi cerchio attorno alla postazione del Prefetto, Giusi Scaduto, come per dire “politica, istituzioni e sindacati uniti per perseguire un unico obiettivo: la legalità”. Un’organizzazione studiata nel dettagio, ieri, nella casa del Prefetto dove, durante una conferenza stampa, è stato firmato un protocollo per la prevenzione del caporalato e degli insediamenti abitativi spontanei che arriva poco dopo l’inaugurazione del mini villaggio a Cassibile, già abitato da circa 70 braccianti agricoli che, prima della nascita della struttura, avevano fatto della tendopoli poco prima dello svincolo per l’autostrada una vera e propria “casa”.

A sottoscrivere il documento i 21 sindaci della provincia, il Prefetto, l’Inps, il centro per l’impiego, l’ispettorato territoriale del lavoro, i sindacati, l’ente bilaterale agricolo territoriale di Siracusa, Confagricoltura, Coldiretti e Cia. Ciascuno di loro, per la propria parte, ieri ha preso parola, così come voluto dal Prefetto, perché tutti si sentano coinvolti e in prima persona impegnati nel rispetto del protocollo. Il motivo è presto detto: il documento impegna tutti con tempi certi e compiti precisi.

Tre le novità introdotte dal documento: il coinvolgimento dei privati ai quali saranno attribuiti gli oneri finanziari della sistemazione alloggiativa, una piattaforma che nascerà per fare incontrare domanda e offerta al fine di contrastare il mondo del lavoro nero e l’impegno dei sindaci che dovranno mobilitarsi, ciascuno per il proprio territorio, per cercare un alloggio ai lavoratori.

Il protocollo è un “importante ed ulteriore passo in direzione dell’affermazione piena di pratiche volte a garantire il rispetto della dignità del lavoro agricolo” – si legge in una nota di Lealtà e condivisione – “Raramente si è assistito ad una convergenza così ampia da parte di istituzioni, politica e società, attorno a temi ancora purtroppo divisivi. La svolta, anche rispetto ad un recente passato, di indifferenza se non di oggettiva corresponsabilità, è incontestabile. E’ il segno della maturità di una comunità che sa ritrovarsi pienamente e convintamente nel riconoscimento della complementarietà del binomio lavoro diritti che è il fondamento di qualsiasi contesto civile. Se alle solenni dichiarazioni di queste settimane faranno seguito, come è auspicabile, comportamenti conseguenti, nel giro di pochi anni la provincia di Siracusa potrà orgogliosamente rivendicare il proprio contributo decisivo nell’affermazione di condizioni di legalità e civiltà in un settore da sempre esposto alla permeabilità di pratiche di sfruttamento indegne di un paese civile”.

Un plauso arriva anche dal comitato No villaggio che esprime “apprezzamento per lo sforzo che sta facendo la Prefettura di Siracusa che finalmente inizia un percorso atto al coinvolgimento dei sindaci dei comuni limitrofi, dei datori di lavoro, delle associazioni di categoria ecc – si legge in una nota – L’accoglienza diffusa nel territorio, da parte di datori e dei sindaci, è la via maestra da condurre se si vuole definitivamente dare dignità a questi lavoratori, debellare il caporalato, scongiurare la nascita di baraccopoli e favorire una seria integrazione ed accoglienza. Questo patto segna, ulteriormente, una delle nostre battaglie e cioè che il villaggio ghetto è e resta inutile e costoso. E quindi un enorme spreco di denaro pubblico”.

“Il punto di arrivo di un percorso condiviso e, allo stesso tempo, il punto di partenza per un nuovo modello di contrasto alle attività illecite in agricoltura. Il ruolo sindacale è preminente. Tuteleremo meglio la dignità dei lavoratori stagionali stranieri.” Questo il commento unanime, quello dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil territoriali, Roberto Alosi, Vera Carasi e Luisella Lionti, insieme ai segretari generali di Fai, Flai e Uila territoriali, Sergio Cutrale, Mimmo Bellinvia, e Sebastiano Di Pietro. “Queste pagine sono il frutto di una serie di confronti, di scambi di informazione, di ascolto, che abbiamo avuto la possibilità di condividere in questi mesi al tavolo prefettizio. – aggiungono i segretari – È un modello di lavoro, quello della concertazione e dello scambio di esperienze, che porta soltanto a risultati positivi per l’intera comunità. Il tema dei lavoratori stagionali è stato sempre al centro della dialettica locale soltanto per l’emergenza. Adesso, con questo strumento sottoscritto da tutti i soggetti protagonisti, potremo guardare con maggiore trasparenza a questo settore. L’obiettivo del sindacato è tutelare la dignità del lavoratore in tutte le sue forme. Lo sfruttamento di questi uomini e anche di molte donne è inaccettabile. Grazie al Protocollo – commentano ancora – riusciremo a tutelare questi lavoratori e a contrastare il caporalato che poggia ancora sulla disperazione di molti. Questo protocollo è riuscito a inquadrare il fenomeno sotto qualsiasi sua sfaccettatura – concludono Alosi, Carasi, Lionti, Cutrale, Bellinvia e Di Pietro – Partire da questo territorio fortemente votato all’agricoltura e all’immigrazione nei campi rende ognuno di noi più responsabile. È una rete della legalità che ci vede insieme alle istituzioni, agli organismi di controllo e alle associazioni datoriali. Sapremo fare la nostra parte per continuare a dire no allo sfruttamento e sì al rispetto della dignità del lavoro.”


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