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Siracusa, un impasto di rifiuti, colletti bianchi, tangenti e minacce: ecco i giochi di potere attorno a Cisma

Da un lato ci sono imprenditori accusati di essere vicini a Cosa nostra, Carmelo e Nino Paratore, e una serie di pentiti che hanno ricostruito tutte le relazioni. Di questo l'ordinanza del Gip Giuliana Sammartino ne parla a lungo e con ogni probabilità sarà il fulcro di un'indagine portata avanti per anni e che adesso si è concretizzata. Ci sarà tanto materiale per il processo. Dall'altro l'assessorato Territorio e Ambiente, che emerge per via dei funzionari infedeli, del Comune di Melilli e dei consulenti della Procura di Siracusa, del Tar e del Cga

Pressioni più o meno lecite a tutti i livelli, dal ministro agli assessori ai dipendenti regionali per finire con i funzionari, i consulenti, dipendenti comunali e perfino dubbi sui magistrati. Pressioni per riuscire a centrare l’obiettivo principale: la discarica più importante della Sicilia, se non del Sud Italia, diventata tale a suon di tangenti e in grado di smaltire qualsiasi tipo di rifiuto, anche pericoloso. E chissenefrega della legge. L’operazione Le Piramidi ha portato all’arresto di 14 persone, tra carcere e domiciliari, e il divieto di esercitare attività professionale per un anno a tre tecnici: Paolo Plescia, Sergio Faldetta e Vincenzo Naso.

Da un lato ci sono imprenditori accusati di essere vicini a Cosa nostra, Carmelo e Nino Paratore, e una serie di pentiti che hanno ricostruito tutte le relazioni. Di questo l’ordinanza del Gip Giuliana Sammartino ne parla a lungo e con ogni probabilità sarà il fulcro di un’indagine portata avanti per anni e che adesso si è concretizzata. Ci sarà tanto materiale per il processo. Dall’altro l’assessorato Territorio e Ambiente, che emerge per via dei funzionari infedeli, del Comune di Melilli e dei consulenti della Procura di Siracusa, del Tar e del Cga.

In mezzo altri funzionari e dipendenti che hanno resistito alle pressioni, che si facevano via via sempre più insistenti e pericolose, e il totale disinteresse nei confronti di un territorio martoriato come quello del Siracusano, anche da parte del dipendente comunale di Melilli Salvatore Salafia, che continuava a favorire gli interessi della Cisma emettendo concessioni in sanatoria in favore dei Paratore. Tralasciando l’aspetto mafioso e gli interessi dei Paratore con Cosa Nostra etnea, nelle 97 pagine dell’ordinanza colpisce la presenza dei cosiddetti colletti bianchi: Gianfranco Cannova, indagato come responsabile del procedimento di rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale alla Cisma; Giuseppe Latteo, dirigente dell’Unità operativa rifiuti fino al 31 dicembre 2015; Mauro Verace, dirigente generale del servizio Via – Unità operativa rifiuti fino al 30 giugno 2016 e nominato commissario ad acta dal Tar per un procedimento sulla discarica inquisita; Natale Zuccarello, dirigente del servizio Via – unità operativa rifiuti fino al 2013, tutti in forza all’Arta Sicilia.

Tutti accusati di aver organizzato all’interno della discarica di Melilli “la gestione e lo smaltimento abusivo di ingenti quantità di rifiuti”: 350 mila tonnellate di rifiuti anche pericolosi non provenienti dalla provincia di Siracusa che, attraverso una falsa attestazione, sarebbero stati sottoposti a una falsa stabilizzazione. Il trucco era semplice: miscelare rifiuti pericolosi e non pericolosi, con calce e cemento, anche improvvisando sulle quantità, ampliando l’area di stoccaggio, violando i provvedimenti di Aia e Via e inviandoli direttamente nell’inceneritore gestito dalla Gespi. Nel frattempo i funzionari consentivano alla Cisma la gestione illecita di tonnellate di rifiuti, omettendo di provvedere al rispetto delle prescrizioni ed emettendo autorizzazioni in palese violazione di legge, mentre l’azienda si avvaleva di un proprio laboratorio della Siram in violazione dell’obbligo di terzietà e competenza.

Ancora Cannova, Zuccarello e Latteo avrebbero omesso, dal 2007, di diffidare la discarica al rispetto delle prescrizioni e di chiudere gli impianti per le enormi difformità: nessun deposito del progetto esecutivo adeguato alle prescrizioni del decreto regionale di Via; aree di stoccaggio in luoghi diversi da quelli autorizzati, realizzazione di tre capannoni al posto di quattro; la presenza di pozzi, uno irriguo e uno potabile, in prossimità dell’impianto. Paolo Plescia, direttore tecnico dell’impianto di trattamento dei rifiuti di contrada Bagali dal maggio 2012 e direttore tecnico della Siram Srl e ricercatore del Cnr di Roma, avrebbe contribuito invece con uno studio sulla “apparente stabilizzazione” dei rifiuti trattati dalla Cisma. Nel frattempo i sopralluoghi di Arpa e Provincia, praticamente inutili, riscontravano una serie di irregolarità che venivano “sistemate” a Palermo dai dirigenti. A contestare più e più volte l’iter c’è la funzionaria di Arpa Siracusa, Dora Profeta, che a un certo punto sconfessa pure le tesi tecniche di Plescia. L’Arpa nel 2011 segnalava più volte le violazioni in merito alle emissioni diffuse, ai codici con cui avviavano in discarica i rifiuti pericolosi spacciati per non pericolosi e a una serie di richieste di intervento dove però nulla veniva fatto.

Verace è indagato per aver modificato il decreto Via del 2006 sostenendo che l’ampliamento fosse uno stralcio di un progetto generale già approvato in precedenza quando invece sarebbe dovuto passare da un’altra Via. Cannova è accusato di aver ricevuto soldi in contanti dai Paratore in cambio di prescrizioni… dimenticate. Anche Mario Corradino, funzionario dell’assessorato Infrastrutture e mobilità, sfruttando le proprie relazioni con i funzionari del ministero dell’Ambiente, si sarebbe fatto consegnare denaro. Un esempio: Corradino cerca contatti anche con il ministro dell’Ambiente Galletti tramite il parlamentare Saverio Romano, grazie al quale riesce ad avere un appuntamento con il ministro il 26 settembre 2014. L’incontro, durato un’ora, è immortalato dalle fotografie degli investigatori che li seguono fino all’ingresso al largo Goldoni a Roma.

Ma i Paratore oltre a “ungere” i portafogli degli infedeli non esitavano a intimidire i funzionari che non si piegavano alle pretese: Marco Lupo e Antonio Patella tra tutti, che non intendono fare provvedimenti illegittimi ma che si meravigliano anche della decisione del Cga. Paratore poi, grazie all’intermediazione dell’imprenditore casertano Carlo Savoia (“contiguo alla camorra e vicino al deputato Nicola Cosentino, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa”) e di una “dipendente pubblica con incarichi in Parlamento e nelle segreterie dei Ministri” riesce infine a incontrare il vice ministro dello Sviluppo economico e a concludere ai primi di marzo 2015 un contratto per lo smaltimento di rifiuti con l’ Ilva di Taranto. Tutto qui? No, in questa montagna di ipotesi degli inquirenti appare singolare anche la posizione dei consulenti della Procura, incaricati dal Pubblico ministero Giancarlo Longo di Siracusa in un’indagine parallela e accusati di falso in atto pubblico.


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