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Siracusa, venerdì manifestazione degli avvocati davanti al tribunale: “dimissioni del ministro Bonafede”

Molte le criticità riscontrate negli uffici giudiziari che hanno causato difficoltà per la ripresa dell'attività professionale a fronte dell'irregolare funzionamento degli Uffici Giudiziari e della limitata presenza del personale amministrativo

Gli avvocati scendono “in piazza” e indicono per venerdì mattina una manifestazione pubblica davanti al Palazzo di Giustizia di Siracusa con lo slogan “Giustizia sospesa”. Lo ha deciso ieri il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Siracusa che ha invitato tutte le realtà forensi a protestare per il pieno ripristino dell’attività giudiziaria e per l’affermazione della tutela dei diritti deliberando anche la chiusura della segreteria dell’Ordine per la giornata di lunedì 1 giugno.

L’Ordine degli avvocati chiede l’immediata assunzione dei provvedimenti per la piena ed effettiva ripresa dell’attività giudiziaria, garantendo al contempo la piena funzionalità del personale amministrativo con la predisposizione di ogni strumento necessario per lo svolgimento effettivo dell’attività lavorativa sia negli Uffici Giudiziari sia in modalità smartworking e il costante monitoraggio delle attività; la previsione di rafforzamento dei fondi per il pagamento delle somme in favore degli avvocati che hanno svolto le proprie funzioni in difesa dei non abbienti e l’adozione di ogni provvedimento utile per garantire la tempestività dei pagamenti; la richiesta delle immediate dimissioni del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede e l’invito alla presentazione di mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro Guardasigilli.

Il 12 maggio sono infatti entrate in vigore le nuove misure organizzative per l’attività giudiziaria, la cui determinazione è stata affidata ai capi dei singoli Uffici Giudiziari e il Consiglio dell’Ordine ha avviato, con l’aiuto dei propri iscritti, un’attività di costante monitoraggio delle modalità di svolgimento delle attività di udienza e di cancelleria evidenziandone le criticità connesse, in particolare, alle limitazioni al regolare esercizio delle attività difensive connesse alle disfunzioni degli uffici e delle cancellerie, con accesso consentito solo previo appuntamento e con una significativa riduzione del personale amministrativo, per il quale è stata disposta la proroga del regime di smartworking, pur a fronte della mancata predisposizione dei mezzi necessari per consentire attività lavorativa in tali modalità.

Sono state molte le criticità riscontrate negli uffici giudiziari che hanno causato difficoltà alla classe forense di riprendere regolarmente la propria attività professionale a fronte dell’irregolare funzionamento degli Uffici Giudiziari e della limitata presenza, oltre che alla talvolta limitata disponibilità, del personale amministrativo all’interno degli Uffici. L’attività giudiziaria è infatti stata affidata prevalentemente al buonsenso e alla buona volontà dei singoli, ma è alto il rischio di un collasso del sistema e di un vero e proprio scontro sociale nel Paese.

“Ferma ogni valutazione connessa all’esigenza di privilegiare le specifiche realtà territoriali, avrebbe dovuto ritenersi imprescindibile l’adozione di misure unitarie a livello nazionale volte a garantire la ripresa totale dell’attività giudiziaria, così da evitare il caos che ha interessato i singoli uffici giudiziari dell’intero Paese – sottolinea il presidente dell’Ordine degli Avvocati, Francesco Favi – ma la gestione dell’emergenza ha acclarato la totale inadeguatezza del ministro Guardasigilli e dei componenti del suo Gabinetto rispetto alle delicatissime funzioni proprie del Dicastero della Giustizia, eludendo la necessità non solo di garantire, pur a fronte dell’emergenza epidemiologica che ha colpito il Paese, il regolare funzionamento dell’attività giudiziaria, ma anche di prevedere, in relazione alle attività di cui alla cosiddetta ‘Fase Due’, i meccanismi per la piena ripresa della stessa”. Questa autogestione in smart working appare quindi un’esperienza fallimentare e concausa di gravi criticità in tutto il territorio nazionale.

Argomento a parte, poi, merita il bonus del reddito e la potenziale crisi reddituale del settore, con l’Ordine che chiede interventi volti a garantire da una parte il regolare svolgimento della propria attività professionale e, dall’altra, il tempestivo pagamento degli onorari dovuti per chi svolge la propria funzione costituzionale in favore di soggetti ammessi al patrocinio a spese dello Stato, con numerosi colleghi che si vedono privati del diritto di vedere retribuita la propria attività professionale, al pari di quanto oggi avviene per chi fruisce di uno stipendio fisso che gli consente di guardare al futuro con ben altra serenità.

“È grave e inaccettabile che un Ministro della Giustizia, che ricopre una carica fondamentale per il buon funzionamento dell’esecutivo ed anche del potere legislativo, che è incaricato delle delicatissime funzioni in tema di amministrazione della Giustizia, e che è peraltro, nel caso di specie, un avvocato, manifesti una così plateale indifferenza e mancata conoscenza rispetto alle più elementari meccanismi di funzionamento degli Uffici Giudiziari – conclude il presidente Favi – è emersa con evidenza l’inidoneità dello stesso allo svolgimento delle delicate funzioni di Ministro della Giustizia, ed è necessario che l’Avvocatura si faccia promotrice delle iniziative volte a sollecitare le dimissioni dello stesso o, comunque, all’avvio dell’iter parlamentare volto a una mozione di sfiducia individuale”.


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