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Siracusa verso il voto. Il centrosinistra torna su Ferrarini: 25 anni dopo Dell’Arte si candida il preside del Fermi

Il nome della Giunta avrebbe fatto storcere il naso a qualcuno e la candidatura sarebbe stata rispedita al mittente. Proposta avanzata anche a un’altra dirigente scolastica, Simona Arnone, che già da qualche giorno – ci tiene a precisare – ha declinato l’invito per ragioni personali

L’ultima volta che il centrosinistra decise di puntare sul preside dell’istituto Fermi, Vincenzo Dell’Arte vinse al ballottaggio con il 58,3% battendo il centrodestra rappresentato da Angelo Bellucci. C’era l’Ulivo, ma non fu un’amministrazione “pacifica”. Durò poco più di un anno (dall’8 giugno del 1998 al 27 luglio 1999), gli subentrò il commissario Fulvio Manno e poi arrivò… l'”Era” Bufardeci.

Sono passati 25 anni e il centrosinistra in 24 ore ha abbandonato l’idea della candidata donna, Renata Giunta, per tornare sul nome di sintesi, voluto dal Movimento 5 Stelle e sostenuto dalla compagine progressista: il preside Antonio Ferrarini. Ancora una volta, è bene precisare che si tratta del favorito, ma bisognerà attendere tra venerdì e sabato per avere (forse) la risposta definitiva. Evidentemente il ruolo di sindaco al centrosinistra, piace proporlo al dirigente scolastico dell’istituto Enrico Fermi pro tempore.

Ferrarini dovrebbe essere sostenuto dalla coalizione composta da Pd, M5S, Art1 Area costituente verso il Partito del lavoro, Lealtà e Condivisione, Alleanza Sinistra italiana, Cento passi. Che però dovrebbero presentare 3 o 4 liste al massimo.

Il nome di Renata Giunta avrebbe fatto storcere il naso a qualcuno e la candidatura sarebbe stata rispedita al mittente. Proposta avanzata anche a un’altra dirigente scolastica, Simona Arnone, che già da qualche giorno – ci tiene a precisare – ha declinato l’invito per ragioni personali.

Al Partito democratico piace pescare, o sostenere, dal mondo della scuola: oltre a Dell’Arte a Siracusa, in tempi più recenti lo ha fatto con il rettore Fabrizio Micari alle Regionali del 2017 (arrivò terzo dopo Cancelleri, con appena il 18,65%) che videro prevalere Nello Musumeci. Perse perché era troppo poco il tempo per presentarlo agli elettori, perché pagava le divisioni all’interno del Partito democratico e perché pur essendo persona degna di stima, la candidatura era frutto di esclusioni.

Ferrarini, se sarà lui davvero il candidato come sembra, dovrà presentarsi agli elettori (in poco più di 2 mesi), provare a compattare il Pd (“chiamare” Cutrufo, Spada e Amenta) e dimostrare di essere una proposta inclusiva. Il tempo (non) c’è ma la frammentazione politica del centrodestra e degli avversari potrebbe favorire i progressisti.


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