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Siracusa, Vinciullo bacchetta Cafeo: “Chiedo rispetto! Quegli incontri di Prima l’Italia erano una riunione di corrente”

L'ex deputato regionale all'Ars fissa alcuni paletti a partire dal fatto di non essersi mai dimesso da segretario provinciale del partito ma di aver solo dato la disponibilità a fare un passo indietro se chiesto da Salvini o Minardo

Una riunione di corrente, senza il segretario provinciale del partito né gli eurodeputati. Da questo è stato dettato il mio mancato invito”. Così Vincenzo Vinciullo ha etichettato i due appuntamenti di Prima l’Italia tenuti nei giorni scorsi a Siracusa e Lentini. L’ex parlamentare regionale replica con garbo a Giovanni Cafeo, ma allo stesso tempo vuole porre alcuni paletti. In primis quello di non essersi mai dimesso dal ruolo di segretario provinciale ma di aver solo dato disponibilità qualora gli venisse richiesto. “Ma oggi – spiega – né il segretario regionale, Nino Minardo, né quello nazionale Matteo Salvini, me lo hanno mai chiesto”.

Che nella Lega siciliana o nella sua nuova declinazione “Prima l’Italia” ci siano due correnti ben definite, una guidata dal segretario regionale Minardo e l’altra dal parlamentare regionale Luca Sammartino, è noto a tutti, così com’è palese l’ambizione dei due di volersi candidare alla presidenza della Regione. E Vinciullo questo non lo nega. “C’è solo una differenza – spiega -. Quando la Lega veniva denigrata da tutti in Sicilia, siamo approdati io e Minardo per mettere ordine. Adesso che è una realtà sana e appetibile, sono in tanti a voler aderire. Ricordo ancora le difficoltà incontrate l’estate scorsa nella campagna di tesseramento, ma nonostante tutto siamo riusciti a far registrare un incremento nelle adesioni al partito del 18% solo nella nostra provincia”.

Nonostante oggi il “Carroccio” e Salvini – sondaggi alla mano – non godano più del consenso di un paio di anni fa, all’Ars il partito ha un gruppo nutrito composto da ben 8 deputati, tra cui per l’appunto Sammartino e Cafeo. E proprio a quest’ultimo Vinciullo rivolge un consiglio. “Se fin dalla prima uscita pubblica diamo l’impressione di essere spaccati – dice – allora è probabile che non si andrà da nessuna parte. Io sono commissario provinciale e in quanto tale non dovevo essere invitato ma dovrei invitare. Quei due incontri andavano concordati e decisi insieme.” Ma il professore Vinciullo oltre alla carota usa anche il bastone. “Ricordo all’amico Giovanni (Cafeo, ndr) – che per far scattare un seggio in provincia di Siracusa la lista deve prendere circa 15mila voti. Io a differenza sua non ho l’ambizione di candidarmi all’Ars ma potrei avere anche altre ambizioni (Palazzo Vermexio?, ndr).”

Parole che danno il sapore di una frattura quasi insanabile tra le due anime, anche se Vinciullo non chiude la porta. “Si deve arrivare necessariamente a una sintesi. Non sono stato io a creare il caso – ribadisce -, poteva essere evitato facilmente, né sarò io a creare problemi verso raggiungimenti di unità che non deve essere fittizia ma effettiva. Però Giovanni ha iniziato nel modo sbagliato”.

Necessarie delle scuse ufficiali quindi? “Per niente – replica deciso -. Non voglio delle scuse ma pretendo il rispetto che mi è dovuto in qualità di commissario provinciale. E se mai dovessi dimettermi pretenderei il rispetto in qualità di “socio” di maggioranza del partito”. Una prova muscolare che Vinciullo declina in numeri. “Siamo stati prima provincia in Sicilia per firme raccolte – conclude -, cosa molto gradita da Salvini e siamo prima provincia in Sicilia per tesseramento. Con le dovute proporzioni abbiamo più militanti anche rispetto a Catania, visto che oggi il partito sotto la mia guida è passato da 9 a 71 militanti e oltre 800 iscritti. Un dato mai avuto in provincia.”

Numeri, parole e versioni che sembrano più una brutta sorpresa pasquale che un ramoscello d’ulivo.


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