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Siracusa, Vinciullo su servizio idrico: “L’acqua deve rimanere pubblica. I sindaci facciano ricorso al Tar”

Di seguito, le riflessioni esposte stamane in conferenza stampa dall’on Vinciullo, sui motivi per i quali il servizio idrico integrato in provincia di Siracusa deve rimanere nelle mani dei Comuni e non essere nuovamente ceduto ai privati che tanto danno hanno causato nella gestione di questo servizio:

1) Gestione pubblica del servizio idrico:  La decisione della curatela di indire un’asta per l’affitto dell’azienda che gestisce il servizio idrico integrato, negli 11 Comuni che avevano consegnato gli impianti all’azienda stessa, è in contraddizione con il riordino della materia che si sta approvando all’Assemblea Regionale Siciliana. Il bando, così come formulato, rischia di escludere per sempre la gestione pubblica del servizio idrico in provincia di Siracusa ed è in palese contrasto con la volontà del Parlamento Siciliano.

E’ vero, ha proseguito l’on. Vinciullo, che la curatela fallimentare ha la facoltà di procedere, ai sensi dell’art. 104-bis della legge fallimentare, all’affitto dell’azienda o di singoli rami dell’azienda stessa, ma è anche vero che tale soluzione è subordinata al rispetto delle regole previste dall’articolo de quo e, nel caso di specie, dovrebbe tenere conto delle peculiarità del bene e del servizio gestiti.

La norma dispone che “su proposta del curatore, il giudice delegato, previo parre favorevole del comitato dei creditori, autorizza l’affitto dell’azienda del fallito a terzi anche, limitatamente, a specifici rami quando ciò appaia utile al fine della più proficua vendita dell’azienda o di parti di essa”. Altra disposizione importante dell’art. 104-bis è quella contenuta nel 5° comma, il quale prevede che: “Il diritto di prelazione a favore dell’affittuario può essere concesso convenzionalmente, previa espressa autorizzazione del giudice delegato e previo parere favorevole del comitato dei creditori”.

Quindi, è evidente, ha continuato l’on. Vinciullo, che lo spirito della norma, la quale consente l’affitto dell’azienda, è quello di “preparare” un possibile futuro acquisto da parte del soggetto affittuario. La clausola di salvaguardia contro possibili speculazioni è proprio quella del comma 5 dell’art. 104-bis che, nel caso di specie, è stata del tutto bypassata. Il bando, infatti, nelle ultime due righe, avverte che si applicano le clausole essenziali di cui all’art. 104-bis L.F., tra le quali anche il diritto di prelazione in favore dell’affittuario.

Tuttavia, il riconoscimento di tale diritto sembra avvenire in maniera non sempre frutto di una valutazione ben ponderata, quanto alle conseguenze e, soprattutto, senza il rispetto della procedura prevista dal suddetto articolo, in quanto non è dato sapere se il giudice delegato abbia espressamente(come prescrive la norma) autorizzato la concessione della prelazione e se vi sia il parere favorevole del comitato dei creditori.

Per effetto di questo bando appare evidente che il soggetto affittuario diverrà, senza che nessuno possa opporre resistenza, il soggetto proprietario del servizio idrico integrato per i prossimi anni in Provincia di Siracusa. Ciò avverrà proprio in virtù del diritto di prelazione per la cui concessione la norma fallimentare prevede – giustamente – una serie di autorizzazioni, a salvaguardia di tutti i creditori, mentre, nel caso di specie, è stato concesso senza minimamente pensare alle conseguenze di una tale concessione. Infatti, dopo che un soggetto avrà gestito per almeno un anno tale servizio in affitto, facendo com’è logico investimenti importanti, non esiterà ad esercitare la prelazione per completare l’investimento con l’acquisto.

In conclusione, ha proseguito l’on. Vinciullo, la Curatela fallimentare ha aperto la strada ad una nuova gestione totalmente privata del servizio idrico e dico totalmente perché, a differenza della passata gestione, nella quale, quantomeno, i Comuni detenevano partecipazioni azionarie all’interno della società che gestiva il servizio idrico integrato.

Oggi, una holding a totale partecipazione privata (si è parlato più volte, ed è oramai un fatto notorio, per esempio, di una società la cui capofila sarebbe addirittura spagnola) potrebbe divenire, nel caso di aggiudicazione dell’affitto di azienda e in virtù della causa di prelazione, la società proprietaria dell’acquedotto di 11 Comuni della Provincia di Siracusa, senza rendersi conto della gravità della mancanza di un controllo pubblico e senza considerare che è stato proprio un soggetto privato a causare un dissesto dalle proporzioni spaventose, come quello attuale.

Tutto ciò, si ribadisce, in contraddizione (o in elusione??) del Disegno di Legge n.693 già approvato in Commissione Territorio e Ambiente all’Assemblea Regionale Siciliana e che prevede la gestione da parte dei Comuni del servizio idrico.

2) I Lavoratori:  Su questo punto, ha continuato l’on. Vinciullo, il bando non è assolutamente garantista, anche se prescrive che “E’ imprescindibile che le offerte contemplino il mantenimento integrale di tutti i rapporti di lavoro subordinato in essere”. Così come si esprime il bando , sembra che si tratti di una garanzia di facciata, dovuta più alle pressioni dei lavoratori che a un reale intento di salvaguardia degli stessi. Infatti, anche se inizialmente il soggetto affittuario manterrà tutti i rapporti di lavoro in essere, nulla esclude che, dopo un lasso di tempo, più o meno breve, possa avviare procedure di mobilità e/o cassa integrazione, se non addirittura licenziamenti individuali e/o collettivi.  Occorre quindi, ha proseguito l’on. Vinciullo, inserire ulteriori clausole a salvaguardia dei lavoratori che non potranno essere né licenziati né posti in mobilità o in cassa integrazione.

3) Imprese che si occupano della manutenzione:  Nessuna garanzia viene prevista per le imprese che da oltre 20 anni si occupano della manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti (h 24), nonché dei lavori di allaccio idrico e fognario. Queste imprese hanno effettuato lavori, per conto di Sai 8, sempre e solo su incarico verbale, a prezzi, a quanto pare, notevolmente inferiori a quelli previsti dal prezziario regionale e con ulteriori “sconti” che, sempre a quanto pare, venivano (e vengono tutt’ora?) richiesti.

Vi sono imprese che, negli anni, hanno effettuato investimenti importanti, proprio su richiesta di Sai 8, visto l’aumento sempre della complessità degli interventi da realizzare, e oggi, si trovano ad essere creditori dell’azienda fallita (senza nessuna certezza di recuperare i propri crediti, salvo per i privilegiati?) e, soprattutto, senza alcuna garanzia di poter proseguire nei contratti di manutenzione (quali?) a cui si fa riferimento nel bando de quo agitur.

Nel caso in cui il soggetto affittuario decidesse, legittimamente, di avvalersi di maestranze proprie, si verificherebbe una vera e propria macelleria sociale nella nostra Provincia, dato che, da un giorno all’altro, si troverebbero senza lavoro circa duecento lavoratori, che è l’indotto generato dalle imprese siracusane che effettuano la manutenzione negli 11 comuni interessati.
Senza tenere presente il fallimento inevitabile di gran  parte delle stesse imprese che non potrebbero ripianare le perdite accumulate a causa di SAI 8.

4) Pozzi, Contatori, Condutture Idriche, Acquedotto e Depuratori: Il bando nulla prevede in merito, limitandosi a citare, come oggetto dell’affitto, le “immobilizzazioni”. Tuttavia è ragionevole ritenere che, per forza di cose, tali beni rientreranno nella disponibilità del nuovo soggetto gestore, che, tra le altre cose, potrà beneficiare, senza alcun controllo pubblico, anche dei finanziamenti europei, piuttosto cospicui, previsti per la realizzazione di nuovi depuratori e per il miglioramento degli impianti esistenti.

Data la complessità e le evidenti contraddizioni del bando, oggi stesso, ha concluso l’On. Vinciullo, presenterò un’interrogazione parlamentare sulla vicenda in quanto, con il provvedimento della curatela fallimentare, contemporaneo all’iter di approvazione della Legge sulla gestione pubblica del servizio idrico integrato, si è venuto a creare un evidente conflitto di competenze e di attribuzioni sulla materia in questione fra il Parlamento Siciliano, espressione di tutti gli abitanti dell’Isola, e i curatori fallimentari.

Nello stesso tempo invito gli 11 sindaci della provincia di Siracusa ad impugnare il provvedimento davanti al TAR Sicilia in modo che i giudici si possano esprimere sull’argomento, evitando futuri conflitti fra cittadini, lavoratori, imprese e coloro i quali, soggetti privati, potrebbero essere chiamati a gestire il servizio idrico in provincia di Siracusa da qui a qualche giorno.


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