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Sistema Siracusa e falso complotto Eni: perquisizioni a una collaboratrice di Amara

Occhi puntati, in particolare, su presunte "utilità" all'ex avvocato esterno di Eni Piero Amara

I militari della Guardia di Finanza di Milano, su delega della Procura, ieri hanno effettuato, a quanto apprende l’Ansa, una serie di perquisizioni e acquisizioni tra Milano, Catania e Roma, compresi gli uffici di Eni, nell’ambito dell’inchiesta sul presunto falso complotto/depistaggio coordinata dal procuratore aggiunto Laura Pedio e dal pm Paolo Storari. Indagine nella quale risultava già indagata anche la stessa società.

Un caso per il quale di recente è stata chiesta la proroga della indagini e ha tra i “protagonisti” Piero Amara, ex legale esterno di Eni arrestato nel 2018 nell’inchiesta congiunta Roma-Messina sul cosiddetto Sistema Siracusa e che ha patteggiato 3 anni per vicende collegate.

“Eni è certa che gli accertamenti della magistratura inquirente, nella cui attività la società ripone assoluta ed incondizionata fiducia, consentiranno di ulteriormente chiarire l’estraneità della società alle ipotesi investigative avanzate allo stato. Per quanto riguarda l’ipotesi relativa al cosiddetto ‘depistaggio’, Eni ribadisce la fermissima convinzione di essere parte lesa”. E’ quanto fa sapere il gruppo in merito alle perquisizioni e acquisizioni di oggi da parte della Gdf nell’ambito dell’indagine che ha coinvolto – rivela La Repubblica – anche l’ex parlamentare di Forza Italia Denis Verdini, non indagato ma già sotto processo a Messina.

Tra le persone oggetto delle acquisizioni e perquisizioni, figurerebbero, anche Alfio Rapisarda, capo security Eni, e un avvocato-collaboratore di Amara, Alessandra Geraci.

Questa operazione è lo sviluppo di una più ampia indagine in corso da mesi, sono stati contestati in un decreto di una trentina di pagine, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, “induzione a non rendere dichiarazione o rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria” e corruzione tra privati. Sullo sfondo dell’inchiesta, l’ipotesi di un presunto depistaggio per condizionare l’inchiesta sul caso Eni-Nigeria, attraverso anche le denunce a Trani e Siracusa di un complotto inesistente contro l’ad Claudio Descalzi.

Adesso occhi puntati, in particolare, su presunte “utilità” all’ex avvocato esterno di Eni Piero Amara e all’ex manager (licenziato nel 2013) Vincenzo Armanna, imputato nel processo Eni-Nigeria assieme, tra gli altri, all’ad Descalzi. Utilità affinché tacessero sulla sospetta partecipazione all’ipotizzato falso complotto da parte, tra gli altri, di Claudio Granata, capo del personale Eni, e dell’avvocato Michele Bianco.


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