In tendenza

Sistema Siracusa: la Cassazione assolve Perricone e Ripoli, annullata con rinvio la condanna di Bigotti e Pisello

La sentenza era stata emessa il 5 ottobre del 2021 dalla Corte d’Appello di Messina e riscrive la vicenda

La Corte della Cassazione ha annullato con rinvio la condanna a 6 anni di reclusione per corruzione in atti giudiziari dell’imprenditore piemontese Ezio Bigotti e a 2 anni (la pena era stata sospesa), per falso ideologico per Cesare Pisello nell’ambito di uno dei filoni avviati sul Sistema Siracusa, a seguito delle dichiarazioni degli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore sull’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo.

I giudici della Corte di Cassazione hanno anche annullato “senza rinvio per non avere commesso il fatto” le condanne per corruzione giudiziaria a 4 anni e 2 mesi a Vincenzo Ripoli, difeso dagli avvocati Enzo Mellia e Piero Continella, e a 6 anni a Francesco Perricone, assistito dai penalisti Antonino Favazzo e Valerio Spigarello. I due erano stati coinvolti nell’inchiesta per il loro ruolo di consulenti contabili nominati dal Pm Longo e condannati il 5 ottobre del 2021 dalla Corte d’Appello di Messina. Ma la Cassazione, in attesa di conoscere le motivazioni, riscrive la vicenda.

“La Corte – dichiara il difensore di fiducia, avvocato Nino Favazzo – ha finalmente riconosciuto la estraneità del mio assistito rispetto alla grave accusa di corruzione in atti giudiziari che gli veniva mossa, censurando e cassando entrambe le sentenze di merito, che erano giunte a diversa conclusione, letteralmente “stravolgendo” le prove sia dichiarative che logiche. Sicuramente la tenacia con cui ho da sempre sostenuto la totale estraneità del dott. Perricone rispetto ai fatti corruttivi che gli venivano contestati, è stata infine ripagata. La sola lettura del dispositivo di assoluzione – annullamento senza rinvio per non aver commesso il fatto – senza bisogno di attendere di conoscere la motivazione, mi consente di affermare che la innocenza del mio assistito era talmente evidente che ben avrebbe potuto essere da tempo ritenuta nelle sedi di merito, se solo si fosse guardato ai fatti con la necessaria oggettività ed il dovuto distacco. Sentenze come queste devono far riflettere sulla necessità di evitare di mettere pesantemente a rischio la libertà personale e, prima ancora, a fronte di accuse meramente congetturali, di celebrare processi “esplorativi e inutili”, ma che rappresentano per l’imputato già espiazione di pena e fonte di ansie e tormenti anche per i suoi familiari”.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo