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Sistema Siracusa, l’avvocato del Comune: “così, un senso di giustizia non rafforzato”. E Ferraro ritira la richiesta di ricusazione

“Aspettiamo le motivazioni per valutare se i rilievi giuridico processuali mossi al precedente patteggiamento dalla Procura Generale di Messina con relativa impugnazione e accolti dalla Corte di Cassazione siano stati superati o meno dal nuovo patteggiamento”

“Aspettiamo le motivazioni per valutare se i rilievi giuridico processuali mossi al precedente patteggiamento dalla Procura Generale di Messina con relativa impugnazione e accolti dalla Corte di Cassazione siano stati superati o meno dal nuovo patteggiamento”. L’avvocato Davide Bruno, legale per il Comune aretuseo nell’ambito del processo sul Sistema Siracusa, commenta così il patteggiamento a 10 mesi e 4 giorni di Giuseppe Calafiore, che chiude con una pena complessiva (includendo il patteggiamento di Roma) pari a 3 anni, 7 mesi e 4 giorni.

L’avvocato Bruno si professa interdetto, soprattutto perché la Corte di Cassazione aveva accolto il ricorso della Procura generale di Messina annullando il patteggiamento – dopo alcuni tentativi andati a vuoto – di 11 mesi di reclusione, in continuazione con la condanna a due anni e nove mesi inflitta a febbraio del 2019 dal Gup del Tribunale di Roma. Certo, qualora la Procura generale dovesse nuovamente impugnare il provvedimento, si potrebbe correre il rischio che anche altri capi d’imputazione possano arrivare a prescrizione, con una conseguente diminuzione dell’entità della condanna, ma in generale “il senso di giustizia al quale il cittadino si appella – sottolinea l’avvocato Bruno – non viene rafforzato da questa vicenda”.

Calafiore è sempre stato definito Deus ex machina del Sistema Siracusa assieme all’avvocato Piero Amara, che è riuscito a patteggiare a Roma (3 anni) e Messina (1 anno e due mesi di reclusione e 89 mila euro di multa). E alla fine, però, a pagare le conseguenze maggiori sono stati l’ex Pm Giancarlo Longo (5 anni a Roma e 4 mesi a Messina) e l’imprenditore Alessandro Ferraro.

Sul filone Bigotti sono arrivate le condanne dalla prima sezione penale del Tribunale di Messina: 7 anni e 6 mesi per l’imprenditore Ezio Bigotti, 6 anni e 9 mesi per Vincenzo Ripoli, 6 anni per Francesco Perricone, 4 anni per Cesare Pisello e 2 per Mauro Calafiore, tutti consulenti. L’accusa ha invece chiesto 2 anni e 5 mesi e 200 mila euro di multa per l’ex parlamentare di Ala Denis Verdini, 8 anni per l’ex giudice del Cga Giuseppe Mineo, 9 anni e 8 mesi per l’imprenditore Alessandro Ferraro e 6 anni e 10 mesi per Fabrizio Centofanti. Ancora, 6 anni e 3 mesi per Gianluca De Micheli, 4 anni e 2 mesi per il giornalista Pino Guastella, 6 anni e 7 mesi per Vincenzo Naso, 6 anni e 10 mesi per Salvatore Maria Pace, 6 anni e 9 mesi per Mauro Verace e 6 anni per Riccardo Sciuto.

La pena più alta è quindi quella richiesta di 9 anni e 8 mesi per l’imprenditore Alessandro Ferraro, più volte definito come l’uomo fidato di Amara, che però non ha mai collaborato con la Procura fino ad arrivare a contestare le dichiarazioni dell’amico avvocato, la cui credibilità è stata messa in dubbio da più Procure. Ferraro ha recentemente presentato la richiesta di ricusazione nei confronti del giudice (resa ammissibile dalla Corte d’Appello di Messina) ma ha deciso di ritirarla “per dare un ulteriore contributo di serenità al processo – dice – per dimostrare ancora una volta che, essendo certo della mia innocenza, non ho paura del giudizio, Che affronto con serenità confidando anche in quella del tribunale”.


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