Posti esauriti. Ma si sta comodi anche in piedi, specie quando il viaggio è piacevole. Si chiudono gli occhi e si parte. Inizia il racconto di una Sicilia vista attraverso gli occhi di un viaggiatore innamorato. I suoi percorsi lettarari grazie a una felice intuizione di Marco Andriolo (regista) e Raimondo Minardi (musicista) diventano paesaggi sonori.
Oltre cinquecento sabato sera al Randone i “passeggeri” a bordo pronti a salpare in quel viaggio affascinante, immaginifico di Goethe che fa sfogliare il suo prezioso Diario alla bravissima eclettica attrice Galatea Ranzi, ora io narrante ora io danzante. E cantante. Efebica, senza sesso, ne uomo ne donna, un angelo d’altri tempi la Ranzi da voce a uno dei primi veri turisti innamorati della Sicilia, cuore della Terra senza la quale l’Italia non sarebbe niente.
E in ogni viaggio che si rispetti c’è sempre dietro una stupenda colonna sonora, nient’altro che memoria. Grazie agli Sciroccu sarà un crescendo di emozioni, di brividi, ricordi, mille diverse sensazioni…e perchè no, di lacrime. Si ripete il viaggio a distanza di anni. Ma non è lo stesso. Le emozioni si ripetono, anzi, si moltiplicano. Ma la musica…cambia. Nuovi percorsi sonori, altri esperimenti, ulteriori arrangiamenti. La parola resta. Bellissimi i testi di Raimondo Minardi, voce, chitarra, mente degli Sciroccu.
Riconoscibilissima a distanza di tempo la dolce ninna nanna alla sempre amata “Vint’anni: qui la chitarra classica si sente di più. Sempreverdi le ballate tipiche degli Sciroccu (coinvolgente la sigla iniziale Sciroccu appunto), sempre piacevole riascoltare i canti tradizionali della nostra Sicilia (Signuruzzu chiuviti..). Ma l’omaggio più bello della serata al numeroso pubblico del Randone è stato quello di Galatea Ranzi, attrice di origine toscane ormai trapiantata in Ortigia, quando ha intonato in perfetto siciliano la bellissima “Fai l’avò”.
La stessa ninna nanna che la Ranzi cantò qualche anno fa per la prima volta quando in grembo portava il suo terzo figlio. Le lacrime non si possono trattenere più nel finale quando la bellissima voce di Milena Sanzà inizia a “raccontare” di una Sicilia “Medioriente” , terra martoriata nei secoli dalla guerra “con cui è stata spenta la poesia”, ma pronta a rinascere ogni volta con rinnovato orgoglio e dignità.
Sul palco il meglio della musica siracusana: maestri del calibro di Carlo Cattano (sax soprano, flauti), Enzo Augello (batteria), Corrado Boccaccio (fisarmonica e tastiere). Felice l’intervento di Andrea Vaccarella alla chitarra classica e al basso. Pura melodia quella del violino di Pietro Vasile che si è alternato abilmente al basso. Un figlio d’arte, Diego Minardi alle percussioni. Scenografia d’effetto allestita da Marco Andriolo, sua anche l’idea di mettere su questo spettacolo musical teatrale.
Una macchina perfetta grazie anche a Vincenzo Cavalli sound engineer e a Gino Cosentino che ha curato le luci sceniche. Applausi finali dal pubblico calorosissimo con la Ranzi, Sciroccu e con Goethe. E chi vuole che il viaggio non finisca mai, potrà trovare “Diario di Bordo” nei negozi di musica.
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