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Superbonus, maxi operazione della Guardia di Finanza di Siracusa: sequestrati 576 milioni di euro di crediti inesistenti

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Un’imponente frode fiscale legata al Superbonus è stata smascherata dalla Guardia di Finanza di Siracusa, al termine di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica aretusea. L’operazione ha consentito di bloccare crediti d’imposta inesistenti per oltre 576 milioni di euro, evitando un danno potenzialmente devastante per le casse dello Stato.

Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Siracusa sotto la direzione del procuratore capo Sabrina Gambino e del procuratore aggiunto Andrea Palmieri, hanno portato alla luce un sofisticato sistema criminale finalizzato alla creazione e alla circolazione di crediti fiscali fittizi collegati alle agevolazioni previste dal Superbonus.

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L’attività investigativa ha preso avvio alla fine del 2025, in seguito ad alcune anomalie riscontrate nelle banche dati fiscali e alla denuncia presentata dal legale rappresentante di una cooperativa sociale siracusana impegnata nella realizzazione di una struttura residenziale destinata all’accoglienza di anziani.

L’esame del cassetto fiscale della cooperativa aveva infatti evidenziato la presenza di cessioni di crediti d’imposta per importi enormemente superiori rispetto a quelli realmente maturati per gli interventi edilizi eseguiti.

I primi accertamenti hanno consentito di individuare tre società alle quali risultavano attribuiti crediti fiscali per oltre 32 milioni di euro.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, due società siracusane avevano effettivamente eseguito lavori di efficientamento energetico e miglioramento sismico, ma in misura nettamente inferiore rispetto a quanto fatturato. A fronte di fatture per circa 8 milioni di euro, i lavori realmente riscontrati dai periti nominati dall’Autorità giudiziaria risultavano di entità significativamente inferiore. Le imprese, inoltre, disponevano di strutture organizzative, mezzi e personale incompatibili con il volume degli interventi dichiarati.

Ancora più grave la posizione di una terza società, con sede in Puglia, alla quale risultavano attribuiti oltre 24 milioni di euro di crediti fiscali. La cooperativa beneficiaria, tuttavia, ha dichiarato di non aver mai avuto alcun rapporto con tale impresa, facendo emergere l’ipotesi di una totale inesistenza delle operazioni dichiarate.

Di fronte al rischio concreto che i crediti venissero ceduti a terzi e monetizzati, la Procura di Siracusa ha disposto un primo sequestro preventivo d’urgenza da circa 30 milioni di euro l’11 febbraio 2026, successivamente convalidato dal Gip.

Pochi giorni dopo, dagli ulteriori controlli sul cassetto fiscale della cooperativa è emerso un nuovo scenario: altri crediti erano stati generati e ceduti, sempre all’insaputa della stessa cooperativa, a 12 società di recentissima costituzione con sedi sparse tra Bari, Firenze, Genova, Roma, Milano e Trento. Le società risultavano amministrate da cittadini stranieri, in gran parte irreperibili e, in alcuni casi, con precedenti specifici per reati economico-finanziari. Anche in questo caso la Procura è intervenuta tempestivamente, disponendo un secondo sequestro preventivo per ulteriori 30 milioni di euro.

La svolta decisiva è arrivata grazie alle analisi compiute dall’Unità Integrata Permanente di Analisi del Rischio (U.I.P.A.R.) e dalla Cabina di Regia C.RE.D.I.TI., organismi specializzati nel monitoraggio dei crediti fiscali. Gli approfondimenti hanno consentito di individuare oltre 2.000 comunicazioni di cessione sospette trasmesse da due professionisti con studio in provincia di Chieti.

Attraverso queste operazioni sarebbero stati generati centinaia di milioni di euro di crediti fittizi utilizzando dati catastali di condomini realmente esistenti, distribuiti in numerose province italiane, tra cui Bergamo, Como, Roma, Verona, Padova, Salerno, Messina e Varese.

Le verifiche effettuate con gli amministratori condominiali hanno confermato che i dati degli immobili erano stati utilizzati senza alcuna autorizzazione e che gli interventi edilizi realmente eseguiti erano stati affidati a imprese del tutto estranee al circuito fraudolento.

Alla luce delle nuove evidenze investigative, la Procura della Repubblica di Siracusa ha disposto ulteriori sequestri preventivi il 18 e il 27 marzo 2026, rispettivamente per circa 300 e 210 milioni di euro.

Successivamente è emerso anche un ulteriore filone investigativo riguardante una frode Iva da circa 10 milioni di euro, realizzata attraverso fatture per operazioni inesistenti emesse da società “cartiere” riconducibili alla medesima organizzazione. Anche questi crediti sono stati sequestrati con provvedimento del 5 maggio scorso.

Le perquisizioni e l’analisi del materiale informatico sequestrato hanno consentito di individuare il presunto gruppo dirigente dell’organizzazione criminale, composto da professionisti operanti prevalentemente in Lombardia, alcuni dei quali già noti alle forze dell’ordine per precedenti reati economico-finanziari.

Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe ideato l’intero schema fraudolento, curando i rapporti con gli intermediari abilitati e reclutando prestanome ai quali intestare formalmente le società coinvolte.

Complessivamente sono state denunciate 12 persone per associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, riciclaggio, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Nel corso delle indagini sono stati eseguiti cinque decreti di sequestro preventivo d’urgenza, tutti convalidati dal Gip del Tribunale di Siracusa, che hanno consentito di bloccare:

  • 566 milioni di euro di crediti fiscali fittizi derivanti dal Superbonus;
  • circa 10 milioni di euro di crediti Iva inesistenti.

Un dato particolarmente significativo riguarda il fatto che nessuna delle 60 società destinatarie dei sequestri ha presentato ricorso contro i provvedimenti dell’Autorità giudiziaria.

L’operazione ha inoltre portato alla proposta di cessazione di 29 partite Iva, misura finalizzata a impedire il riutilizzo delle società coinvolte per ulteriori attività fraudolente.

Secondo gli investigatori, l’intervento tempestivo della Procura di Siracusa e dell’Agenzia delle Entrate ha impedito che centinaia di milioni di euro di crediti inesistenti entrassero definitivamente nel circuito delle compensazioni fiscali e delle cessioni, provocando un enorme danno erariale.

L’operazione rappresenta inoltre un importante risultato per la tutela della concorrenza nel settore edilizio, proteggendo le imprese che operano nel rispetto delle regole da una distorsione del mercato generata da soggetti in grado di ottenere ingenti risorse economiche senza aver realizzato alcun intervento.

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Roberta Mammino

Roberta Mammino

Giornalista della redazione di SiracusaNews: segue cronaca e attualità del territorio siracusano per la testata e per le edizioni del network.

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