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Tomas Saraceno sbarca a Siracusa con la sua mostra AnarcoAracnoAnacro

Artista argentino di origine italiana che vive e lavora a Berlino, è considerato uno dei maggiori protagonisti della scena artistica contemporanea internazionale e uno dei più influenti attivisti per la salvaguardia del pianeta

Tomás Saraceno, artista argentino di origine italiana che vive e lavora a Berlino, è considerato uno dei maggiori protagonisti della scena artistica contemporanea internazionale e uno dei più influenti attivisti per la salvaguardia del pianeta che sfida, attraverso le sue opere, i modi dominanti di vivere e percepire l’ambiente. Nella mostra AnarcoAracnoAnacro presenta un progetto multimediale creato appositamente per l’Area monumentale della Neapolis di Siracusa, dove l’artista opera per la prima volta, uno dei più importanti complessi archeologici del Mediterraneo con una superficie di circa 240.000 metri quadrati che comprende il Teatro greco, il cosiddetto Santuario di Apollo Temenite, l’Ara di Ierone II, l’Anfiteatro romano, le latomie del Paradiso, Intagliatella e Santa Venera, fino alla cosiddetta Tomba di Archimede.

Dal 29 luglio 2021 al 30 gennaio 2022, i tradizionali percorsi archeologici della Neapolis saranno attraversati e intercettati dal percorso narrativo sperimentale di Saraceno. Composta da diversi capitoli, dislocati in numerosi punti distanti tra loro, la mostra costruisce un proprio mondo sensoriale e semiotico, evolvendo come una vera e propria forma di vita nel corso dei mesi. Archeologia, ecologia, aracnomanzia, arte e attivismo sociale dialogheranno, tessendo nuove poetiche visive.

La mostra, a cura di Paolo Falcone, è promossa dalla Regione Siciliana – Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, dal Parco Archeologico e Paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai. È prodotta e organizzata da Civita Sicilia in collaborazione con Studio Tomás Saraceno, Inda – Istituto Nazionale del Dramma Antico e Accademia d’Arte del Dramma Antico.

L’esposizione è concepita come un dispositivo narrativo volto a moltiplicare le storie raccontate dal sito archeologico, si interroga sulla centralità della storia umana e in particolare su quella dell’Occidente, che trova il suo momento fondativo proprio nell’epoca classica. La ragnatela, l’aracnomanzia, l’evocazione e la reinterpretazione dei miti, così come il concetto di metamorfosi diventano concetti guida per ripensare e riscoprire l’intreccio di forme di vita, linee temporali e reti simbiopoietiche che animano l’Area, portando l’attenzione del pubblico a rivolgersi a coloro che l’hanno abitata per milioni di anni, come le 46 specie di ragni che sono state ritrovate all’interno. Aracronie e antropocronie, geo-storie e idro-storie, mitologie ibride e post-umane raccontano le urgenze del presente attraverso linguaggi oracolari e vibrazioni impercettibili, chiedendo ai visitatori di prestare attenzione alle reti di vita che ci collegano alle nostre ecologie circostanti e di riconoscere la responsabilità necessaria per fermare il ciclo distruttivo del Capitalocene.

Il percorso espositivo

Stati dell’acqua è una scultura che assomiglia alla struttura molecolare della schiuma di Weaire-Phelan, collocata nella latomia dell’Intagliatella, aperta al pubblico per la prima volta nella storia in occasione dell’inaugurazione della mostra. Piante, arbusti e rovi della macchia mediterranea si annidano nelle rovine di un tempo umano remoto, riappropriandosi della latomia, incontrando la scultura, e trasportandoci verso un futuro post antropocenico. Fonte offre un habitat multispecie, fornendo riparo, ombra e acqua – un luogo dove uccelli, ragni, api, piante ed esseri umani possono interagire, agendo come una nuvola abitabile. La scultura evoca la funzione delle nuvole come vitali interlocutrici tra la terra, l’atmosfera e il sole, portando, attraverso le loro diverse morfologie, messaggi di tempi presenti e futuri, guidando il soddisfacimento dei nostri bisogni fondamentali e plasmando le sfere delle nostre ecologie sociali, mentali e ambientali.

Sopra la cosiddetta tomba di Archimede si libra l’installazione in realtà aumentata Floating at the bottom of ocean of air, che disegna aeroglifi, tracce di una collaborazione creativa con l’atmosfera. Nella sua opera Sui corpi galleggianti Archimede, considerato il fondatore dell’idrostatica, sviluppò il principio di galleggiamento in un fluido. Torricelli, allievo di Galileo, affermò poi che “noi viviamo sul fondo di un oceano d’aria”. L’opera rende omaggio a questi pensatori, che hanno dato alla comunità Aerocene i principi meccanici con cui le sculture fluttuanti s’innalzano nell’aria, verso un futuro in cui tutti possiamo muoverci e respirare, liberi da confini e combustibili fossili. Ogni Aeroglyph costruisce uno slancio per la reinvenzione dei nostri immaginari ambientali, ricordandoci che l’aria appartiene a tutti e non deve dipendere da nessun tipo di sovranità.

From Aracnophobia to Aracnophilia, progetto di Tomás Saraceno con Arachnophilia, con il supporto di Acute Art, è un esperimento di biodiversità e tecnodiversità (termine coniato dallo scrittore e filosofo Yuk Hui) verso una vera Realtà Aumentata. Un ragno pavone di proporzioni gigantesche si alza dal fondo dell’Anfiteatro romano e danza come uno spirito ancestrale, un trickster che si prende gioco delle paure umane nei confronti dei ragni e di altre forme di vita, e condanna la violenza passata e presente a cui abbiamo sottoposto altre specie, sia nell’arena degli anfiteatri dove le “fiere” dovevano essere uccise, sia nell’uso di pesticidi e agrochimici che stanno sterminando gli invertebrati. Ghosts against Phobias ha lo scopo di sovvertire il digitale per riconnettersi con il fisico, immergendoci in sensibilità volte alla coesistenza che si estendono attraverso le intelligenze delle ragna/tele.

Le pratiche divinatorie Mambila del Camerun incontrano l’aracnologia nell’installazione mobile e dispersa Arachnomancy, che offre letture oracolari e incontri invertebrati. Secoli dopo, i tessitori di oggi, impegnati a formare ecologie aracnidi all’interno del parco, attivano una ricerca collettiva. Guidati dai suggerimenti della comunità dell’aracnofilia e dalle Carte dell’aracnomanzia, i visitatori saranno condotti in un tour dell’Area, i loro incontri mediati dalle conoscenze scientifiche e dalle narrazioni divinatorie delle ragna/tele, che abitano l’Area da prima dell’uomo. Sullo sfondo della sesta estinzione di massa, l’installazione coltiva “l’arte del notare” architetture aracnidi.

Agendo come una trama vibrante, un percorso performativo realizzato in collaborazione con l’Accademia d’Arte del Dramma Antico, la Scuola d’eccellenza per giovani attori dell’INDA, assemblerà improvvisazioni immaginifiche, storie sonore di metamorfosi e proposte post-umaniste. Nel tessere questa narrazione nomade, emergono dimensioni non gerarchiche e non lineari del tempo, decostruendo fobie e logiche estrattive, e fungendo da invito per intrecciare relazioni interspecifiche.

L’Area monumentale della Neapolis, scenario ideale per le installazioni di Saraceno, è un sito del Parco Archeologico e Paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai. La sua fama nel mondo è legata al maestoso Teatro greco situato al suo interno dove, da più di cento anni, con le rappresentazioni dell’Inda – Istituto Nazionale del Dramma Antico, continuano ad essere rievocate le tragedie e le commedie che hanno commosso ed emozionato gli antichi abitanti della città greca. Nonostante lo sviluppo della città moderna sia stato fin troppo aggressivo e spesso privo di un’adeguata armonizzazione, la Neapolis ha saputo conservare e valorizzare il fascino degli spazi naturali e dei manufatti artificiali che la caratterizzano, assumendo il ruolo di simbolo della città, meta di visitatori da tutto il mondo. Ed è proprio il percorso di visita, un continuo connubio tra storia e natura, ad aver ispirato il progetto di Tomás Saraceno: la spettacolare Ara di Ierone II; l’affascinante Grotta del Ninfeo, il santuario dedicato al culto delle Muse, sulla rupe che sovrasta l’edificio teatrale con una vista mozzafiato sull’insenatura naturale del Porto Grande, fonte di ricchezza per la città antica e teatro di sanguinose battaglie; la flora con centinaia di specie e vere e proprie rarità botaniche.


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