Oggi e domani dalle 10 alle 17 (ultimo ingresso alle 16,30) tornano anche in Sicilia le Giornate Fai di Primavera, il più importante evento di piazza dedicato al patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese: 64 aperture in tutta la regione saranno visitabili a contributo libero, nelle due giornate, grazie ai volontari delle 9 Delegazioni siciliane e ai Gruppi Fai attivi sui diversi territori siciliani. Elenco completo dei luoghi aperti e modalità di partecipazione all’evento consultabili al link www.giornatefai.it.
A Siracusa apriranno il Museo del Mare, custode della storia e memoria dell’antica arte marinara della città, e la chiesa del Collegio in Ortigia. Per l’occasione il Fai farà visitare anche la cripta. Aperture straordinarie visitabili a contributo libero
Il Museo del Mare di Siracusa racconta la storia della antichissima Arte della costruzione delle imbarcazioni, della marineria e della pesca Conserva caparbiamente la memoria di un’Arte che non esiste più, di antichi mestieri, maestranze, attrezzi, materiali indissolubilmente legati al mare… salvati dall’abbandono e dal silenzio. Conserva la memoria di maestri d’ascia, calafatari, bottai, fabbri, fonditori, sarti, decoratori, costruttori di nasse e reti, tonnaroti, capitani e rais di storiche tonnare, ciurme di mare; di metodi di pesca legati a stagioni, tempi riproduttivi.
Curato e promosso dai discendenti di una delle famiglie storiche di calafatari siracusani, la famiglia Aliffi, nasce nel 1988 anno in cui vengono demolite le baracche dei “Calafatari” realizzate a ridosso delle mura spagnole sulla Riva forte Gallo a Siracusa. L’attuale esposizione ripercorre il laborioso percorso che portava alla realizzazione ed al successivo varo delle imbarcazioni realizzate nel cantiere navale di Siracusa: progettazione con il semi modello. Dal 1850 al 1980 i calafati di Siracusa hanno realizzato i tradizionali gozzi, velieri, motopesca ed imbarcazioni speciali senza l’aiuto di ingegneri navali o tecnici esterni. Ne sono testimonianza i semimodelli che vedete e i progetti conservati ed esposti. Poiché non è possibile ottenere il progetto di un’imbarcazione disegnandolo direttamente su carta, i calafati iniziavano dalla costruzione di un semi-modello che riproduceva perfettamente in scala metà imbarcazione. Il semi-modello si otteneva dalla sovrapposizione di diversi strati di tavolette dello stesso spessore; raggiunto l’effetto desiderato le tavolette venivano separate e le curve ottenute erano riportate su carta con l’aiuto di righe flessibili tenute ferme dai piombi. Dalle proiezioni ortogonali di questo fascio di curve si otteneva il profilo di tutte le ordinate dell’imbarcazione.
COSTRUZIONE CON IL GARBO: Questa tecnica tramandata per secoli, non prevedeva alcun disegno ma la costruzione e l’uso sapiente di una sagoma detta in dialetto “iabbu”. Il “garbo” assicurava alla barca funzionalità, equilibrio e bellezza, non era la forma della barca ma la conteneva, non si comprava e non ne esistevano due uguali. Il “garbo” ha tramandato, nella sua millenaria storia, un modo di essere e la sapiente aspirazione ad un modello che è garanzia di grazia e stabilità. L’assemblaggio dell’imbarcazione iniziava dalla realizzazione della chiglia in legno di leccio. Posizionata la chiglia venivano incastrate le ruote di prua e di poppa e le sagome dell’orlo, che vedete esposte a parete, tracciate e definite separatamente.
COSA SCOPRIRETE DURANTE LE GIORNATE FAI? Durante le Giornate di primavera sarà possibile vedere tutti gli attrezzi esposti realizzati nel cantiere dagli stessi calafati. Le parti in acciaio venivano realizzate dal fabbro, l’ultimo don Enrico Caracò. In ferro erano realizzate le opere per le barche più grandi, per esempio i ferramenti per i divergenti, gli anelli per gli alberi e le sartie. Al fonditore era riservata la realizzazione delle finiture in bronzo quali agugliotti, maschio e femminella, passa-cavi, bitte, scalmiere per i remi.
La Chiesa del Collegio dei Gesuiti si trova nel cuore del centro storico di Ortigia a Siracusa e fa parte di un immenso complesso architettonico suddiviso tra, la scuola Gesuitica, unico centro di formazione in città fino alla fine del ‘700 in cui studiavano anche i rampolli della nobiltà locale, due chiese di cui la maggiore è il più grande e importante edificio barocco del centro storico e una immensa cripta sottostante la chiesa. È situata in via Saverio Landolina 13 ed è chiusa da un quarantennio, da quando gli ultimi Gesuiti lasciarono Siracusa nei primi anni ’80
La fondazione del Collegio dei Gesuiti a Siracusa risale al 1554 e la prima pietra per l’edificazione della Chiesa fu posta il 31 luglio 1635 in coincidenza con la festa di Sant’Ignazio. Importanti e imponenti le opere d’arte contenute nella Chiesa: nel transetto sinistro la Cappella di Sant’Ignazio di Loyola che reca nella nicchia la splendida statua raffigurante Sant’Ignazio di Loyola, opera dello scultore palermitano Ignazio Marabitti del 1756. Di grande valore anche il dipinto di Antonio Madiona raffigurante S. Francesco Saverio e i bellissimi altari in marmo provenienti dall’ex Chiesa dei Gesuiti di Palermo e qui ricomposti tra il 1927 e il 1931. Ricco di marmi policromi anche l’altare maggiore di Giovan Battista Marino. Splendide le due grandi cantorie ai lati dell’altare maggiore.
COSA SCOPRIRETE DURANTE LE GIORNATE FAI? La Chiesa e il Collegio dei Gesuiti di Siracusa formano insieme uno dei più grandiosi complessi architettonici barocchi esistenti in Sicilia. All’interno della Chiesa l’esaltazione del sacro, secondo lo stile gesuitico romano, è espresso ai massimi livelli anche nelle dimensioni delle ornamentazioni, tali da rendere l’edificio il più grande e affascinante della città. Sarà aperta anche la Cripta, ancora non fruibile durante le scorse giornate Fai d’autunno.
Le Giornate del FAI offrono un racconto unico e originale dei beni culturali italiani, che risiede nella loro Storia intrecciata con la Natura, nei monumenti e nei paesaggi, nel patrimonio materiale e immateriale, e nelle tante storie che questi possono raccontare, che insegnano, ispirano e talvolta anche commuovono. Un racconto corale e concreto che si fonda sulla partecipazione di centinaia di istituzioni, associazioni, enti pubblici e privati che in numero sempre maggiore vi collaborano grazie a una vasta e capillare rete territoriale con un unico obiettivo: conoscere e riconoscere il valore del patrimonio italiano per tutelarlo con il contributo di tutti, perché appartiene a tutti.