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Tra lacrime, rabbia e disperazione, Siracusa continua la protesta contro le restrizioni

Una manifestazione sicuramente meno partecipata nei numeri (circa 250 i presenti) ma decisamente più sentita rispetto a quella andata in scena domenica

Ci sono le lacrime della maestra di danza che accusa il Governo di aver rubato il sogno delle sue allieve, c’è la disperazione di molti ristoratori che temono di non poter più alzare la saracinesca per colpe non loro ma soprattutto c’è un forte scoramento e scollamento nei confronti della politica. In tutte le sue accezioni.

Secondo giorno di protesta ieri sera a Siracusa. Una manifestazione sicuramente meno partecipata nei numeri (circa 250 i presenti) ma decisamente più sentita rispetto a quella andata in scena domenica sera. Anche in questo caso il punto d’incontro è stato piazza Duomo, sotto Palazzo Vermexio per un confronto con il sindaco Francesco Italia.

E in questo confronto sono emerse 250 storie, tutte diverse ma tutte accomunate dalla disperazione degli esercenti presenti che oggi si sentono nuovamente in ginocchio a causa dell’ultimo Dpcm che impone loro la chiusura alle 18 o la totale impossibilità di aprire l’attività. In molti hanno fatto appello alla sensibilità del primo cittadino di portare le proprie istanze a Roma, tutti consapevoli che questa nuova “serrata” imposta dal governo nazionale potrebbe essere realmente il colpo di grazia per le proprie attività in difficoltà dopo il lockdown di primavera e una lenta ripartenza estiva. “Che senso ha imporci di distanziare i tavoli, di comprare i plexiglas e di rispettare quanto chiesto dal Governo se poi quest’ultimo ci impone la chiusura” si chiede un ristoratore.

“Che senso ha dire che siamo sicuri di mattina, che lo siamo la domenica mattina per evitare i pranzi di famiglia in casa ma non lo siamo di sera” urla un altro. C’è chi chiede “4 ore di dignità in più” con chiaro riferimento di una chiusura posticipata alle 22 per riuscire quantomeno a offrire il servizio anche la sera. Ci sono i rappresentanti delle palestre che senza troppi giri di parole si sentono presi in giro dal ministro Spadafora e dal premier Conte che aveva dato loro una settimana per mettersi in regola per poi chiudere tutto nel giro di 3 giorni. Ci sono striscioni, palloncini neri in segno di lutto e tanta rabbia diffusa. Perché dopo anni di difficoltà per la crisi economica, di balzelli e tasse locali, regionali, nazionali, adesso c’è il Covid. Ma soprattutto ci sono i Dpcm che impongono la serrata.

La palla adesso passa di nuovo alla politica, chiamata a uno scatto d’orgoglio ma soprattutto a fornire risposte certe e rapide a un malessere diffuso a Siracusa così come nel resto del Paese. Non resta che attendere l’esito del Consiglio dei ministri che si riunirà oggi che dovrebbe stabilire gli aiuti alle categorie con il cosiddetto “Decreto ristoro”.


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