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Traffico di ossicodone tra Italia e Stati Uniti, revocata l’interdizione a uno dei medici: avrebbe ricevuto minacce per scrivere le ricette

Il gip ha, inoltre, fissato per il 28 marzo l’udienza preliminare per tutti gli indagati che sono 29 in totale tra cui 5 medici

Potrà tornare a svolgere la sua attività di medico Santo Ternullo, professionista augustano rimasto coinvolto nell’operazione “Fast shipping” su un presunto traffico di ossicodone tra l’Italia e gli Stati Uniti scoperto a maggio dell’anno scorso. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Catania Luca Lorenzetti a seguito di interrogatorio dell’indagato che avrebbe, in sostanza, dichiarato di aver ricevuto minacce per rilasciare le ricette di guardia medica per il farmaco e di una memoria difensiva degli avvocati Fabiola Fuccio e Puccio Forestiere ha revocato l’interdizione per 12 mesi dall’esercizio della professione medica restituendogli anche parte dei beni sequestrati (case, terreni, autovetture) in via preventiva per un totale  di 115 mila euro.

Il gip ha, inoltre, fissato per il 28 marzo l’udienza preliminare per tutti gli indagati che sono 29 in totale tra cui 5 medici. L’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania,  fu condotta dai finanzieri di Siracusa e di Catania, insieme alla Polizia di Siracusa e Catania e portò all’arresto di 9 persone (Angelo Claudio Passanisi, Maria Lanna Passanisi, Massimo Corrado, Francesco Pasqua e Antonino Spinali. Disposti i domiciliari per Agata Agati, Lina Spinali e Domenico Zanti), accusati di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America, prescrizione abusiva di farmaci, truffa aggravata ai danni del Servizio sanitario nazionale, ricettazione e falsità commessa dal pubblico ufficiale in certificazioni.

Secondo le indagini svolta dal Commissariato  di Augusta e dalla Guardia di finanza megarese, l’associazione per delinquere avvalendosi di medici compiacenti riusciva a reperire l’ossicodone mediante prescrizioni di medicinali (ne sono state accertate quasi 3000) contenenti la sostanza a favore di persone decedute o che non necessitavano della terapia.

Una volta così ottenuti i prodotti contenenti lo stupefacente, l’organizzazione criminale organizzava molteplici spedizioni in territorio statunitense – utilizzando plichi appositamente imballati con materiali idonei a “schermarne” il contenuto e recante mittenti e destinatari fittizi – al fine di frazionare i punti di arrivo della merce per ostacolare eventuali controlli.


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