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Trovato morto in cella Paolo Cugno, accusato dell’omicidio della fidanzata Laura Petrolito

Lo scorso 22 settembre, sono stati confermati i 30 anni di reclusione per Cugno, già condannato in primo grado (con rito abbreviato) per l’omicidio avvenuto nel 2017

Trovato morto in cella, a Palermo, Paolo Cugno, il giovane di Canicattini Bagni accusato di aver ucciso la fidanzata 20enne, Laura Petrolito.

Lo scorso 22 settembre, sono stati confermati i 30 anni di reclusione per Cugno, già condannato in primo grado (con rito abbreviato) per l’omicidio avvenuto nel 2017.

“Ho i miei seri dubbi sul fatto che si sia suicidato – dichiara a MeridioNews l’avvocato Giambattista Rizza che ha assistito Cugno prima che la difesa passasse al legale Carlo Taormina – Ci sono delle incongruenze e a non convincermi sono anche le tempistiche”.  

Anche per il legale dei familiari, Antonino Campisi, la pista del suicidio è da escludere in quanto Cugno ieri mattina avrebbe accusato un malore in cella e da lì sarebbe stato trasferito nell’infermeria del carcere Pagliarelli. “ – spiega l’avvocato Campisi – le sue condizioni sarebbero peggiorate fino al decesso“. Per far luce sulle cause che hanno portato alla morte dell’uomo, il magistrato Cammilleri della Procura di Palermo nella giornata di domani dovrebbe disporre l’autopsia sul corpo. “Dal canto nostro – conclude l’avvocato – durante l’esecuzione dell’autopsia abbiamo nominato come esperto di parte il dottor Francesco Coco“.

La morte di Laura Petrolito – Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri Cugno, al culmine di una lite con la compagna, aveva inflitto numerose coltellate sul corpo della donna, e poi aveva gettato il cadavere in un pozzo in un appezzamento di terreno, a Canicattini.

Il giovane era stato fermato dai militari alcune ore dopo il delitto e aveva confessato. La difesa ha sempre sostenuto l’incapacità di intendere e di volere.

Laura e il suo compagno erano usciti di casa per una passeggiata lasciando il figlio (che all’epoca aveva 8 mesi) con il nonno, il papà della ragazza. Non hanno fatto più rientro. In serata l’uomo ha iniziato a chiamare entrambi i cellulari senza ottenere alcuna risposta e poi ha avvisato i Carabinieri, nella convinzione che alla figlia potesse essere successo qualcosa.


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