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Un centro commerciale ad Augusta, a poca distanza dal Mc Donald’s: il Cga accoglie il ricorso di una società

I fatti risalgono al 2008 quando la società titolare di un edificio commerciale regolarmente edificato  presentò al Comune  un progetto di ampliamento per la  realizzazione di un centro commerciale che avrebbe dovuto inglobare la struttura già edificata

Un centro commerciale potrebbe nascere nella zona della “Scardina”, a poca distanza dal tanto discusso fast food Mc Donald’s. Il Comune di Augusta, infatti,  dovrà riesaminare l’istanza presentata da una società accomandita semplice (sas) relativa alla realizzazione del “Megara village” nell’area della Borgata dove già insiste una media struttura, attuale sede del supermercato Eurospin, che ha avuto la concessione edilizia nel 2007 e che verrebbe incorporato nel centro commerciale.

Lo ha deciso il Cga di Palermo che, all’udienza del 12 gennaio scorso, ha accolto il ricorso presentato dalla società  riformando la precedente sentenza del Tar di Catania del 2019 che, invece, lo aveva respinto  e condannando anche il Comune di Augusta – che non si è costituito in giudizio in secondo grado – al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio, liquidate complessivamente in 4.000 euro, oltre accessori di legge, a favore dell’appellante.

I fatti risalgono al 2008 quando la società titolare di un edificio commerciale regolarmente edificato  presentò al Comune  un progetto di ampliamento per la  realizzazione di un centro commerciale che avrebbe dovuto inglobare la struttura già edificata. L’Ente risponde nel 2017, in particolare  all’istanza presentata successivamente  il 15 maggio dello stesso anno,  trasmettendo la nota di verifica preliminare di conformità urbanistica del progetto proposto.  E, pur sostenendo che l’intervento proposto dal privato rispetterebbe tutti gli standard urbanistici dello strumento vigente, rappresenta che l’istanza “non può essere accolta favorevolmente poiché rimane condizione necessaria dotarsi del Piano di urbanistica commerciale”. Anche se poi  chi deve redigere il Puc, ai sensi della legge regionale 28 del 1999 di riforma della disciplina del commercio, è proprio lo stesso Comune, che pone nell’assenza del piano  non redatto un “paletto”, pur essendo, di fatto, “inadempiente” da ben 20 anni.

Di diverso avviso rispetto alla risposta fornita dal Comune sono stati i giudici amministrativi di secondo grado  che, nella Camera di consiglio  presieduta dal  magistrato Rosanna De Nictolis e composta dai colleghi consiglieri Raffaele Prosperi, Roberto Caponigro (estensore),  Giovanni Ardizzone e Antonino Calecaquini  hanno affermato, in sostanza, che  l’amministrazione ha la “potestà di evadere le istanze di ampliamento di centri commerciali pur nella perdurante assenza della programmazione urbanistica commerciale”.

Per i magistrati, infatti, nella fattispecie, “sussiste la dedotta violazione dell’articolo 23, comma 7, della legge regionale 28 del 1999”   che prevede che “le domande di cui ai commi 3, 5 e 6 devono comunque essere esaminate dal diciottesimo mese successivo all’entrata in vigore della presente legge, anche in assenza delle disposizioni di cui all’articolo 5” (i comuni sono tenuti ad adeguare gli strumenti urbanistici generali ed attuativi, approvati a mezzo di apposite varianti da adottare e trasmettere entro il termine di 180 giorni dalla pubblicazione delle direttive).

“La disciplina transitoria, applicabile alla fattispecie,  è finalizzata a tutelare la posizione del privato che – si legge ancora nella sentenza del 30 marzo scorso- intende svolgere un’attività commerciale di fronte ad eventuali inerzie dell’amministrazione comunale, cui è demandato il potere pianificatorio in via ordinaria, e dell’amministrazione regionale, cui è demandato il potere di intervento sostitutivo”.

D’altra parte una interpretazione della disciplina, che comporti l’impossibilità per l’amministrazione di riscontrare le istanze di ampliamento dei grandi centri di vendita sine die, “implicherebbe una ingiustificata restrizione alla libera prestazione dei servizi e alla concorrenza, posto che la sospensione del rilascio di nuovi provvedimenti autorizzatori determinerebbe l’effetto di cristallizzare il mercato nel suo assetto esistente e si tradurrebbe nella sospensione (senza termine) della libertà, costituzionalmente garantita, di accesso al mercato, con
conseguente  violazione anche delle disposizioni della direttiva Bolkestein, in quanto introdurrebbe una limitazione all’accesso ad un’attività di servizio che non si fonda sui motivi imperativi di interesse generale, ma sull’inerzia dell’amministrazione”. In sostanza, è la stessa tutela della concorrenza ad esigere che l’inerzia delle amministrazioni non “congeli” il mercato in una dimensione statica.

L’accoglimento del ricorso non determina, di per sé,  il via libera alla realizzazione del centro commerciale,   ma obbliga l’amministrazione comunale a rideterminarsi sull’istanza del 15 maggio 2017 “nel riesercizio pieno dei suoi poteri, attraverso l’acquisizione e la valutazione di tutti gli interessi, pubblici e privati, in gioco”.

 


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