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Uso dello smartphone, ciuccio e prime parole: i consigli delle esperte

Le parole di Enza Arangio, presidente dei Tnpee (terapisti della neuro e psicomotricità dell’età Evolutiva), e Daniela Catera, dell'ordine dei logopedisti e presidente commissione albo logopedisti

L’utilizzo dello smartphone in tenera età, l’isolamento e il ciuccio oltre i due anni sono tutti fattori che limitano lo sviluppo dei bambini. A dirlo, durante un’intervista ai microfoni di SiracusaNews, Enza Arangio, presidente dei Tnpee (terapisti della neuro e psicomotricità dell’età Evolutiva), e Daniela Catera, dell’Ordine dei logopedisti e presidente commissione albo logopedisti.

Due professioni che lavorano braccio a braccio per accompagnare il bambino nella crescita: una si occupa del linguaggio, l’altra delle funzioni motorie e percettive. Entrambe sono fondamentali per la comunicazione e lo sviluppo cognitivo dei più piccoli. E le due professioniste hanno risposto a domande che molti genitori si pongono: quando è indicata la terapia neuropsicomotoria? quando bisogna preoccuparsi dei bambini che tardano a parlare? A che età togliere il ciuccio? Quando è ritenuto eccessivo l’utilizzo del tablet?

“A due anni il bambino deve riuscire a dire almeno 50 parole”, spiega Catera. Nel caso in cui questo non dovesse succedere “non è grave, ma meglio intervenire per tempo. Prima è sempre meglio”, le fa spalla Arangio.

Entrambe d’accordo sul ciuccio: dopo i due anni limita lo sviluppo del linguaggio perchè “cambia l’assetto interno della bocca“, spiegano.

E poi sul grande argomento dell’utilizzo dello smartphone, e dei cartoni animati sul tablet, le due esperte chiariscono: “prima dei tre anni è sconsigliato. Ma ad ogni modo anche dopo i 3 non bisogna farne abuso perché isola il bambino nella socialità, nella curiosità e nell’attività motoria”.

Determinante per la buona riuscita del percorso è la presenza, e soprattuto la collaborazione, della famiglia. “Mamma e papà – concludono – sono presenti durante le sedute in modo che anche a casa possano replicare il modo di giocare con il figlio”.


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