In un articolo uscito oggi in edicola scritto dal siracusano Saul Caia per Il Fatto Quotidiano dal titolo “Veleni in Procura a Siracusa: esposti e cimici”, il giornalista ripercorre la storia della Procura e del centro commerciale Fiera del Sud partendo dalla microspia trovata nell’ ufficio di un Pm a pochi giorni dalla visita della Finanza, mandata dai colleghi di Messina. Storie per larga parte trattate anche dal nostro quotidiano, che infatti viene citato in un articolo che sicuramente farà discutere, soprattutto per la conclusione… Eccolo integralmente, con richiami ai nostri in neretto:
“Alcune microspie sono state trovate all’interno della stanza del sostituto procuratore di Siracusa Giancarlo Longo a una settimana di distanza dalla visita della Guardia di Finanza che aveva chiesto copia di documenti e faldoni dello stesso magistrato su disposizione della Procura di Messina. I colleghi messinesi indagano in seguito a un esposto di alcuni magistrati e tra gli atti presi in esame ci sono quelli sulla realizzazione di un centro commerciale. È il caso ‘Fiera del Sud’, al centro di una querelle giudiziaria tra il Comune e la società costruttrice, sfociata in diverse sentenze al Tar di Catania e al Consiglio di giustizia amministrativa di Palermo e costate all’ amministrazione un risarcimento di 2 milioni di euro.
Il pm Longo ha seguito più filoni d’ indagine legati a funzionari comunali e al centro commerciali, tra cui il falso ideologico imputato al legale del Comune Niccolò D’ Alessandro e al dirigente dell’ Urbanistica Emanuele Fortunato, poi assolti con formula piena, che in una determina avevano espresso parere negativo sui rischi di risarcimento. Nel novembre scorso un anonimo recapitato al quotidiano SiracusaNews e alle Procure di Siracusa, Catania e Palermo, ha elencato le quattro sentenze del giudice del Tar etneo Antonio Vinciguerra, che tra il 2015 e il 2016 avrebbe permesso “di mantenere aperta la struttura senza passare dalla conferenza dei servizi convocata dalla Regione”.
Il giudice è stato socio fondatore dell’ Associazione per il Progresso del Mezzogiorno (Aprom), nata nel lontano ’94 per valorizzare il Meridione. Tra gli associati nel 2015 risultano Giuseppe Calafiore, avvocato di Fiera del Sud, e il collega Piero Amara, difensore di Eni. I due finanziano diversi eventi, tra cui un convegno a Capri, contribuendo con 3 mila euro con la loro Ocean One Consulting Srl, partecipata da Open Land Srl, la società che ha realizzato il centro commerciale. Il pm Longo ha preso parte tra il 2015 e il 2016 a due eventi Aprom, in uno dei quali Calafiore risultava nel comitato tecnico organizzativo.
Fonti giudiziarie confermano al Fatto che l’ esposto è stato firmato da otto magistrati aretusei, correlato da documenti e atti, trasmessi anche al Csm, al ministero di Giustizia e alla Procura di Catania. Sui contenuti vige estremo riserbo, ma si parla di un “comitato d’ affari” che peserebbe sul lavoro dei togati mettendo in difficoltà il procuratore capo Francesco Paolo Giordano.
Un nuovo caso di “veleni in Procura” a Siracusa a distanza di cinque anni, quando il Ministro della Giustizia Paola Severino trasferì per incompatibilità ambientale l’ allora procuratore capo Ugo Rossi e il sostituto Maurizio Musco, che avevano gettato “pesanti ombre sul prestigio della magistratura”. I due togati sono stati condannati in appello: un anno a Rossi e 18 mesi a Musco, quest’ ultimo poi reintegrato dal Csm a Siracusa, per non essersi astenuti da procedimenti in cui erano tenuti a farlo. Il prossimo 23 febbraio la Cassazione si esprimerà in maniera definitiva”.
Di seguito il link all’articolo di oggi del Fatto Quotidiano: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/veleni-in-procura-a-siracusa-esposti-e-cimici/

© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo
© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni






