Manca una settimana ad Agon 2026, l’appuntamento che ogni anno trasforma il Teatro Greco di Siracusa in un grande tribunale simbolico capace di interrogare il presente attraverso i grandi personaggi della tragedia classica. Venerdì 22 maggio, alle 21:30, andrà in scena “Il processo a Creonte”, nuova edizione dell’iniziativa promossa dal Siracusa International Institute.
A raccontare il significato dell’evento è il presidente dell’Istituto, Jean-François Thony, che lega il senso di Agon ai grandi temi della giustizia contemporanea, dei diritti umani e della responsabilità collettiva.
“Il Siracusa International Institute – spiega Thony – nasce nel 1972 con una missione molto ambiziosa: promuovere la giustizia penale internazionale, lo stato di diritto e la tutela dei diritti umani attraverso formazione, ricerca, dialogo internazionale e cooperazione tra istituzioni”.
Da oltre cinquant’anni, l’Istituto rappresenta un punto di incontro tra magistrati, avvocati, accademici, esperti e rappresentanti delle istituzioni internazionali, lavorando sui grandi temi della giustizia penale contemporanea: dal contrasto alla criminalità organizzata e al terrorismo fino alla lotta contro la corruzione, i crimini internazionali e le violazioni dei diritti fondamentali. Ma Agon sceglie un linguaggio diverso. Non quello tecnico dei tribunali, ma quello universale del teatro.
“Le tragedie classiche – osserva Thony – parlano ancora oggi con straordinaria forza al nostro presente. Il conflitto tra legge e coscienza, tra potere e responsabilità, tra colpa e giustizia non appartiene solo al mondo antico. Oggi viviamo in un contesto segnato da guerre, crisi umanitarie, violazioni dei diritti umani e tensioni democratiche. Le domande poste dalla tragedia greca restano più che mai attuali”.
Da qui la scelta di trasformare il Teatro Greco in uno spazio di riflessione collettiva. “Il pubblico non è uno spettatore passivo – aggiunge il presidente del Siracusa Institute – ma diventa parte integrante di un vero e proprio processo simbolico e culturale. Ascolta, osserva, valuta, si interroga. È chiamato a confrontarsi con le ragioni dei personaggi e con la complessità delle scelte, proprio come accade nella giustizia”.
Uno degli obiettivi principali dell’iniziativa è anche quello di coinvolgere le nuove generazioni. “Crediamo profondamente che la cultura della giustizia non debba rimanere confinata agli ambienti specialistici – sottolinea Thony –. Deve essere condivisa con la società civile e soprattutto con i giovani, che saranno i futuri cittadini, professionisti e custodi dello stato di diritto”.
Per il presidente del Siracusa Institute, il valore di Agon sta proprio nella capacità di rendere accessibili questioni spesso percepite come lontane. “La giustizia, la responsabilità e i diritti umani – spiega – non appartengono solo ai tribunali o alle istituzioni internazionali. Sono temi che riguardano tutti noi”.
E sul messaggio finale che spera resti al pubblico, Thony non ha dubbi: “Mi auguro che gli spettatori escano dal Teatro Greco con una domanda, prima ancora che con una risposta: quale idea di giustizia vogliamo difendere oggi?”.
© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo
© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni









