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Viaggio nel mondo dei bimbi prematuri. Tra chi, nato 400 grammi, fa parte della famiglia “ospedaliera” e chi festeggia i compleanni in reparto

L'intervista a Massimo Tirantello, direttore del reparto di Neonatologia

“Silvio è nato prematuro, ma sta bene. Adesso ha 4 anni e, dalla sua nascita, ogni anno i suoi genitori portano in reparto una torta in occasione del compleanno del bambino e per noi è una grande festa”.

E’ solo una delle tante storie che Massimo Tirantello, direttore del reparto di Neonatologia dell’ospedale Umberto I di Siracusa potrebbe raccontare. Eh già, perché tra i corridoi dell’ospedale, tra quelle piccole culle che trasportano piccolissimi pazienti, di storie e aneddoti da raccontare ce ne sarebbero tanti. E, proprio mentre ricorda alcune vecchie storie, Tirantello sorride e usa un termine particolare, e cioè “empatia”. Un legame profondo che lega i genitori dei bambini che nascono prematuri a medici e infermieri che assistono i bambini.

“Un caso che ci ha particolarmente impegnato – continua Tirantello – è quello di un bambino nato prematuro. Pesava solo 400 grammi. Aveva tutti gli organi sottosviluppati, ovviamente, ed è rimasto qui in reparto per 9 mesi. Un tempo lunghissimo per noi medici e infermieri che ci siamo molto affezionati a lui e alla sua famiglia”. 

Un rapporto che si costruisce piano piano, giorno dopo giorno, affidandosi al medico, affidando a lui il proprio figlio, affidando a lui un pezzetto del proprio cuore. “Il supporto dei genitori è fondamentale anche per la salute del bambino”, spiega Tirantello che racconta di un’altra realtà che, collaborando in reparto, regalo un pezzetto di umanità a piccoli e grandi, e cioè l’associazione Pi. Gi.Tin. (piccoli giganti in terapia intensiva).

“Le volontarie realizzano a mano maglie e maglioni per i prematuri”, afferma il primario. Umanità e empatia: gli ingredienti di cui tutti i bambini hanno bisogno. E forse anche gli adulti.


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