Politica La protesta

Vigilanza Rai, si dimettono in blocco i commissari dell’opposizione. Anche il senatore siracusano Nicita lascia la Commissione

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Il senatore del Pd Antonio Nicita

Si dimettono in blocco i componenti dell’opposizione della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. La decisione, maturata come forma di protesta contro il prolungato stallo dei lavori dell’organismo bicamerale, riguarda tutti i 16 parlamentari delle minoranze, tra cui la presidente Barbara Floridia (Movimento 5 Stelle), la vicepresidente Maria Elena Boschi (Italia Viva) e il senatore siracusano del Partito Democratico Antonio Nicita.

La Vigilanza Rai è la commissione parlamentare chiamata a garantire l’imparzialità, l’indipendenza e il pluralismo del servizio pubblico radiotelevisivo. Nella legislatura in corso è composta da 25 parlamentari della maggioranza di centrodestra e 16 dell’opposizione. Secondo quanto riferiscono le opposizioni, da mesi l’attività della Commissione sarebbe paralizzata da uno stallo politico che impedirebbe lo svolgimento delle sue funzioni istituzionali.

Tra i parlamentari che hanno formalizzato le dimissioni figura anche il senatore siracusano Antonio Nicita, che ha spiegato le ragioni della scelta con un post sui social. “Ho appena rassegnato, insieme a tutti i parlamentari delle opposizioni, le mie dimissioni immediate dalla Commissione di Vigilanza Rai. Non lo facciamo a cuor leggero: il rispetto per le istituzioni ci ha portato fin qui a resistere. Ma quando una Commissione parlamentare viene svuotata della sua funzione, le dimissioni diventano l’unico strumento rimasto”.

Nicita accusa la maggioranza di avere bloccato sistematicamente l’attività della Commissione. “Da mesi – si legge ancora – la maggioranza tiene la Commissione in ostaggio, impedendone il regolare funzionamento. L’obiettivo è chiaro: soffocare ogni confronto sulla Rai proprio mentre il servizio pubblico viene piegato agli interessi di Giorgia Meloni, Matteo Salvini e dei loro alleati”.

Nel suo intervento il parlamentare dem punta il dito anche contro quella che definisce una progressiva perdita di autonomia del servizio pubblico. “Gli ascolti crollano, la credibilità si sgretola, milioni di spettatori che un tempo si riconoscevano nella Rai se ne sono allontanati – analizza Nicita -. L’azienda ha smarrito la propria missione ed è stata ridotta a bottino politico e megafono di propaganda”.

Secondo il senatore Dem, le conseguenze riguarderebbero anche le scelte editoriali e organizzative dell’azienda. “Chi non si allinea paga – dice in modo netto -: trasmissioni scomode soppresse, autori indipendenti messi alla porta e programmi seguiti dal pubblico cancellati senza spiegazioni. Al posto del merito e delle competenze si è affermata una logica fondata sulla fedeltà politica, che ha orientato scelte editoriali, palinsesti e carriere”.

Nicita richiama infine il mancato recepimento del Media Freedom Act, il regolamento europeo finalizzato a rafforzare indipendenza e pluralismo dell’informazione. “Da mesi la destra ostacola il recepimento del Media Freedom Act – aggiunge -. Quel vuoto normativo ha aperto la strada a una gestione politica e padronale della Rai. Si tratta di un attacco sistematico alla funzione pubblica dell’azienda che arriva perfino a metterne in discussione la memoria storica, come dimostra la vicenda della dismissione degli immobili”.

Per Nicita, la decisione delle opposizioni rappresenta un gesto inevitabile. “Di fronte a tutto questo, dimetterci era l’unica forma di denuncia pubblica e netta che ci restava“.

Giulio Perotti

Giulio Perotti

Giornalista pubblicista dal 2016 e veterano della redazione, dove scrive dal 2011: sport, cronaca, politica locale e ambiente. Consigliere nazionale Fnsi e delegato Assostampa Sicilia, è la memoria storica del giornale.

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