Siracusa, Omicidio don Pippo: l’aggressione mortale fu ripresa col telefonino, ma del video non c’è traccia

scarso_abitazione_ragazzi Don Pippo, la sua abitazione, Gennaro e Tranchina

Il video, però, non è tra gli atti di indagine ma ci sarebbero persone informate sui fatti che avrebbero riferito al sostituto procuratore Andrea Palmieri di aver visionato il video ripreso nella casa di Pippo Scarso. Ma del video non c'è conferma né da parte dei legali di Tranchina né di Gennaro. L'informazione è quindi data da terzi soggetti all'autorità giudiziaria, ma attualmente non ha riscontri concreti

Il brutale omicidio di don Pippo sarebbe stato ripreso da un telefono cellulare. Un video, non ancora trovato, sarebbe stato girato da uno dei due ragazzi presenti quella notte per riprendere quella che inizialmente doveva essere una bravata di Andrea Tranchina, 18 anni, e Marco Gennaro, 19, entrambi in carcere con l’accusa di omicidio in concorso per essere entrati nell’abitazione di via Servi di Maria per dare fuoco a Giuseppe Scarso, 80 anni, uno dei loro bersagli preferiti.

Ai bulli di quartiere non bastava più tirare i sassi o le uova contro le finestre di casa dell’anziano, come aveva fatto fino ad allora, ma quella sera – secondo la ricostruzione degli inquirenti – Andrea e Marco decidono di essere ancora più cattivi e con la bottiglietta di alcol, entrano in casa. Gennaro avrebbe il cellulare in mano per riprendere la scena, scatta una foto all’anziano che dorme. Poi inizia il video: Tranchina getta dell’alcool sui capelli di don Pippo e appicca il fuoco con l’accendino. Scarso comincia ad agitarsi, a urlare, i ragazzi provano a gettare dell’acqua e a spegnere le fiamme con un cuscino ma alla fine scappano mentre l’anziano poi esce alla ricerca di aiuto. La folle corsa in ospedale e la speranza che quello potesse essere l’ultimo folle gesto nei confronti du un uomo che non meritava certo di morire ma che aveva subito troppe angherie.

L’anziano, infatti, era stato vittima di episodi di bullismo da parte dei due e di un terzo ragazzo, che non ha partecipato al raid poi rivelatosi mortale, ed è morto al Cannizzaro di Catania dopo circa tre mesi di agonia. Immediate e complicate le indagini, solo dopo la testimonianza del terzo ragazzo e di un’altra persona venuta a conoscenza dell’accaduto, gli agenti della Mobile sono riusciti ad arrestare uno dei presunti autori dell’omicidio di don Pippo. Per Andrea Tranchina sono scattate le manette e il gip ha convalidato il fermo e la custodia cautelare in carcere, mentre era ancora a piede libero l’amico, fuggito dall’Italia e diretto negli Usa.

Il video, però, non è tra gli atti di indagine ma ci sarebbero persone informate sui fatti che avrebbero riferito al sostituto procuratore Andrea Palmieri di aver visionato il video ripreso nella casa di Pippo Scarso. Ma del video non c’è conferma né da parte dei legali di Tranchina né di Gennaro. L’informazione è quindi data da terzi soggetti all’autorità giudiziaria, ma attualmente non ha riscontri concreti.

Ieri al Tribunale del riesame di Catania c’è stata l’udienza sull’istanza di scarcerazione presentata dai legali degli indagati: Giampiero Nassi per Tranchina e Aldo Ganci per Gennaro, quest’ultimo arrestato la settimana scorsa all’aeroporto Fiumicino dopo essere arrivato in aereo dagli Usa, da cui stava tornando per costituirsi secondo l’avvocato Ganci, che ha sollevato un’eccezione, forte di una sentenza della Cassazione che aveva riformato proprio un pronunciamento del Riesame di Catania, ma è stata rigettata dai giudici. Gennaro si sarebbe professato innocente raccontando come, ubriachi, avrebbe partecipato al blitz ma non avrebbe appiccato il fuoco.


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