Un Piano del turismo naturalistico nella provincia di Siracusa: associazioni, enti e Comuni insieme per valorizzare il territorio

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Non si riesce ad andare oltre Siracusa e Noto, puntando sul patrimonio dei due comuni, sulla capacità ricettiva e sulla comunicazione

Un Piano del turismo naturalistico nella provincia di Siracusa, condiviso in 23 tra enti, associazioni di categoria e del terzo settore, che hanno aderito e concesso il loro patrocinio, per evidenziare la necessità di diffondere, come un hub, la capacità di attrattività turistica, dimostrata specie dai comuni di Siracusa e Noto, anche agli altri comuni della provincia, attraverso iniziative in grado di valorizzarne il patrimonio naturalistico.

A proporlo è l’associazione “La nostra terra”, onlus impegnata dal 1999 in attività di studio e valorizzazione del territorio siciliano, che per quest’anno ha promosso l’iniziativa Siracusa Ecohub, presentata questa mattina da Marco Monterosso in rappresentanza dell’associazione, il sindaco di Canicattini Bagni Marilena Miceli, il dirigente del dipartimento regionale Sviluppo rurale e territoriale Filadelfo Brogna, il vicepresidente di Confcooperative Siracusa Alessandro Schembari e il presidente della Pro Loco Luigi Puzzo.

Non si riesce ad andare oltre Siracusa e Noto, infatti, puntando sul patrimonio dei due comuni, sulla capacità ricettiva e sulla comunicazione. Eppure ci sono altri 19 comuni della provincia, ci sono 8 riserve naturalistiche, di cui 5 riserve naturali orientate gestite da enti pubblici e associazioni (Cavagrande, Pantalica, Vendicari, Ciane Saline e Saline Priolo), per non dimenticare Amp Plemmirio, Sic e Zps, aree demaniali e forestali per 8 mila ettari.

“Fare un piano vuol dire avere chiaramente in mente cosa può offrire il territorio – ha detto Monterosso – ma anche sapere come e cosa valorizzare formando operatori turistici. Il Piano sarà presentato presentato a giugno, al termine di un’interlocuzione con i sindaci, e portato alla Regione”.

Obiettivo, tutelare e valorizzare il territorio. Ad aver già dato la propria disponibilità sono stati i comuni di Avola, Buccheri, Buscemi, Canicattini, Carlentini, Cassaro, Lentini, Melilli, Noto, Pachino, Palazzolo Acreide, Solarino e Sortino ma anche il Libero consorzio, il dipartimento Sviluppo rurale, l’Amp Plemmirio, la Rno Saline di Priolo, Acli, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Pro Loco e Centro turistico giovanile.

“Abbiamo sposato subito il progetto – ha aggiunto il sindaco Miceli – in questi anni abbiamo assistito a una costante sparizione delle aree interne, perché il numero di morti è più alto delle nascite. Ma stiamo provando a investire sugli iblei, prova ne è la rete museale con i musei etnoantropologici: stiamo cercando di dare contenuti ai contenitori per beneficiare del turismo verso l’interno”. Per far questo, ed altro, servono strumenti di marketing territoriale mirati, un piano trasporti e servizi. E un piano organico consentirebbe le partnership ctra enti pubblici, gestori e aziende private per economizzare le risorse disponibili, condividere esperienze e iniziative anche in rete e predisporre progetti di accesso ai bandi di finanziamento europei in un’ottica di area.

E si deve puntare sulle riserve, come ha fatto rilevare Brogna che ha indicato come a Vendicari in 12 anni si sia passati da 61 mila a 217 mila visitatori, a Cavagrande (dati disponibili fino all’incendio)si era passati dai 19 mila nel 2000 ai 60 mila nel 2013 e a Pantalica dai 34 mila nel 2011 e 42 mila nel 2017.

“Non riusciremo a bloccare la fuga dei cervelli ma almeno daremo loro una possibilità – hanno concluso Schembari e Puzzo – si tratta di un progetto importante per lo sviluppo del territorio, per puntare sulla destagionalizzazione e per dare ricchezza e un valore aggiunto al nostro territorio”.


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