L’ora della verità è finalmente arrivata. La querelle più calda degli ultimi mesi, quella sui Cassoni della Marina di Siracusa, ha trovato oggi risposta ufficiale da parte della Procura della Repubblica di Siracusa, che il 1 febbraio 2010 è entrata a sorpresa nella dibattutissima vicenda sequestrando i Cassoni di proprietà del Comune, per vederci chiaro prima che sprofondassero nelle acque siracusane. E allora, si è ribadito oggi in Procura, sarebbe stato troppo tardi.
I risultati dell’indagine condotta dalla Procura aretusea sono stati resi noti questa mattina nel corso di una conferenza stampa a cui hanno preso parte il Procuratore Capo della Repubblica di Siracusa, dott. Ugo Rossi, il sostituto Procuratore dott. Antonio Nicastro e il Dirigente della Digos, dott. Vincenzo Frontera.
Dei 93 cassoni installati lungo la banchina del Foro, solo 5 sono risultati quasi a norma, ma comunque dissequestrati. Gli altri 88 restano sotto indagine, perché non conformi alla Legge, che impone una forza di 450 kg. per ciascun blocco, mentre le perizie hanno rivelato che nel caso dei cassoni delle banchine del Porto Grande i valori sono risultati inferiori a 350 kg. Solo i 5 blocchi sopracitati risultavano pari a 400 kg., e sono stati pertanto ritenuti validi perché rientranti nel margine di tolleranza del 15%, previsto per Legge.
La Procura si è avvalsa di tre tecnici per le perizie effettuate, condotte unitamente a tecnici del Comune, della Ditta appaltatrice dei lavori e ad esperti dell’Istituto di Ingegneria dell’Università di Catania, che hanno rilevato la presenza di calcestruzzo sporco, con impurità di vario tipo (frammenti di legno, plastica, etc.), ma soprattutto hanno appurato che i cassoni incriminati non superano la “prova di impermeabilità”.
I blocchi sono risultati permeabili all’acqua, con l’evidente conseguenza di una corrosione degli elementi ferrosi al loro interno, che nel giro di cinque, dieci anni al massimo – queste le stime dei tecnici – sarebbero andati incontro all’autodistruzione, provocando nelle acque aretusee un gravissimo danno ecologico. Ma il crollo si sarebbe potuto verificare anche sotto un peso in banchina troppo gravoso per delle strutture non rientranti nei regolari canoni costruttivi, che non venivano rispettati. Peraltro nell’originario progetto del Comune di Siracusa, in cui si chiedeva alla Ditta appaltatrice di realizzare blocchi di 300 Kg., mentre la normativa europea impone il valore di 450 kg., particolare messo in risalto dalla Società dopo aver assunto l’incarico della realizzazione dell’opera.
In soli 83 giorni – dal 1 febbraio ad oggi – la Procura ha dunque fatto luce sulla vicenda, che resta comunque sotto la lente degli investigatori, ragione per cui il Comune potrà decidere di spostare gli 88 cassoni fuori Legge, ma non di distruggerli perchè sotto sequestro. Non si sa, a questo punto, quali saranno i riscontri all’azione giudiziaria da parte dell’amministrazione comunale e della Ditta appaltatrice dei lavori, responsabile delle irregolarità scoperte dalla Procura; irregolarità che, una volta finite “sott’acqua”, si sarebbero “insabbiate” senza che nessuno avrebbe più potuto riportarle a galla.
Si attende quindi la decisione del Comune di Siracusa, se lasciare lì i Cassoni oppure spostarli in altro luogo. La cosa certa è che non verranno mai buttati a mare.
AGGIORNAMENTO DAL COMUNE DI SIRACUSA:
“L’esito delle perizie tecniche sui cassoni realizzati per la riqualificazione del Porto grande, non lascia spazio ad equivoci e richiede una riflessione attenta da parte mia e dell’Amministrazione comunale”. Questa la replica a caldo del sindaco di Siracusa, Roberto Visentin, in merito alle indagini della Procura aretusea sui Cassoni della Marina, i cui risultati sono emersi nel corso della conferenza stampa di questa mattina.
“La conferma del sequestro per 88 dei 93 cassoni per tutta la durata del processo impone la rimozione e la collocazione in un altro sito, così da riconsegnare alla città la splendida passeggiata della Marina e il water front – afferma ancora il sindaco – La situazione è complessa e va ora considerata in tutti i suoi aspetti. Per questo incontrerò subito i responsabili dell’ufficio legale e dell’ufficio tecnico per le opportune decisioni. Una cosa comunque è certa: i cassoni dovranno essere rimossi dalla Marina in tempi brevi”.
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