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Calcio: Real Avola, le scuse di Seby Catania

Le scuse di Seby Catania: “Un momento di rabbia dettato dagli insopportabili insulti gratuiti”
“Nello spogliatoio non esistono malumori, certa gente cerca solo di minare il nostro lavoro”

Avola – Pur proseguendo il silenzio-stampa del Real Avola, il centrocampista rossoblu Seby Catania ha tenuto a chiarire quanto accaduto dopo la sua sostituzione nel secondo tempo della gara di domenica scorsa tra il Real Avola ed il Ragusa.

“Il mio gesto non è giustificabile, è vero, – sottolinea – e domenica chi era in tribuna ha avuto l’impressione che io abbia gettato la maglia in segno di scherno. In realtà, però, non è assolutamente così poichè il mio era soltanto un momento di rabbia che mi ha visto utilizzare un simbolo sbagliato. Tutto è nato dagli insulti ricevuti in presenza di mia moglie e di mio figlio, che sono iniziati già dal primo minuto e che, a mio avviso, erano del tutto immotivati. Riesco a comprendere bene le contestazioni del pubblico quando un giocatore sbaglia, ma non l’atteggiamento di persone che m’insultano in maniera premeditata dopo avermi fatto addirittura baciare i loro figli. Pertanto chiedo scusa agli avolesi che ogni domenica vengono allo stadio a sostenere la squadra, ai tifosi veri che ci seguono in trasferta e che, sin da quando eravamo in Prima categoria, soffrono ed hanno vissuto insieme a noi ogni istante di questa splendida cavalcata: mi riferisco principalmente ai ragazzi che fanno parte del gruppo dei “Seguaci”. Chiedo scusa, inoltre, ai compagni, al mister e alla società, convinto che chi mi conosce sa che il mio non voleva essere un gesto irriguardoso verso la città, la maglia e gli sportivi avolesi. Posso affermare con certezza che continuerò a lottare e a soffrire per questi colori, – ha aggiunto Catania – come faccio già da tre anni insieme ad altri miei compagni. Continuerò ad allenarmi con grande passione e a farmi trovare sempre pronto quando il mister avrà bisogno del mio contributo. Continuerò ad abbracciare i tifosi dopo ogni battaglia cercando di rimanere il giocatore che, fino ad oggi, ha dato tutto sé stesso, con tanta fatica e tanto sudore, per questo progetto.

A questi pseudotifosi, però, vorrei dire che è inutile cercare di minare il nostro lavoro mettendo in giro assurdità irriverenti soltanto perché pagano il biglietto: credo che la società possa benissimo fare a meno dei loro soldi. Nel nostro spogliatoio non esistono virus, non c’è invidia né malumore e non comanda nessuno al di fuori del mister, il quale, con me ed i miei compagni, ha sempre avuto un rapporto chiaro, sincero e leale permettendoci sempre un confronto diretto. E’ proprio questo, anzi, il segreto dei nostri successi. Nello spogliatoio abbiamo tutti lo stesso obiettivo, quello di fare bene per questa maglia e per questa città. E per noi, poi, parlano i numeri. Chi è andato via da Avola lo ha fatto per sua scelta e perché, forse, aveva degli obiettivi diversi rispetto ai nostri. Non sarò io né nessun altro mio compagno a decidere chi deve restare e chi no; e questo sia ben chiaro a tutti quelli che la pensano diversamente. A tal proposito sono pronto a confrontarmi direttamente e nelle sedi opportune (non attraverso una rete o gridando delle ingiurie) con ognuno di coloro i quali singolarmente fanno gli amici, per poi trasformarsi, quando sono insieme, in un vero e proprio “branco” capace di insultare i giocatori della propri squadra e le tifoserie avversarie mettendo a repentaglio, tra l’altro, la nostra incolumità e quella di chi ci segue in trasferta. Pensavamo che la conquista dell’Eccellenza e il momento positivo che vive la squadra avrebbe portato a tutti tanta gioia e serenità; invece, tutte le volte che scendiamo in campo, ci ritroviamo a vivere una situazione quasi paradossale dettata dalle ingiustificate cattiverie esternate nei nostri confronti che, alla fine, ci hanno indotto a proseguire in questo spiacevole silenzio stampa. Rinnovo le mie scuse ufficiali – conclude – agli avolesi, ai “Seguaci”, alla società, al mister e ai miei compagni. Sempre forza Avola”.
 


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