Ancora una volta il Caravaggio al centro del Circolo della Conversazione, all’interno di Luci a Siracusa. E parlando di Caravaggio come non parlare di Luce? Lo scorso anno con il critico Paolo Giansiracusa e Dario Scarfì.
Ieri si è parlato di quella Luce che fa però intuire anche il buio. Un tema intrigante quello del Chiaro e l’Oscuro attorno al quale sono stati invitati a parlare quattro personalità diverse. Moderatore e ideatore della serata nella Chiesa di San Tommaso, invasa da appassionati del Merisi, Dario Scarfì dell’Assessorato Politiche Culturali del Comune di Siracusa.
Quattro personalità diverse, si diceva. Uno scrittore, Pino Di Silvestro, il quale ha ricreato la parola e la lingua dei tempi del Caravaggio. Oltre che il pensiero e la vita tormentata. Un pittore, Gaetano Tranchino, che come il “collega” usa i colori e pulisce i pennelli. Un fotografo, Ferdinando Scianna, che ha spiegato come cattura la luce, come la separa dal buio. E un uomo di teatro, Fernando Balestra, perchè anche il Caravaggio fu un uomo di spettacolo. E questa è stata probabilmente la parte più anomala della conversazione.
Dario Scarfì introduce prima di tutto alla figura di un Caravaggio siracusano fuggiasco. Che aveva visto già la Luce di Malta, prima ancora di imbattersi nella Chiesa di Santa Lucia dove dovrà fare i conti una Luce che viene da Levante e da Ponente.
Dunque, PINO DI SILVESTRO, Scrittore siracusano. Quattro volumi almeno all’attivo, uno sul Caravaggio. Di Silvestro, prima di scrivere, scopre l’arte, incide il legno. Dunque, anche lui ha usato il linguaggio dei segni. Poi la passione per la scrittura e l’incontro col Caravaggio. Era il 1984. Si presentava il restauro del dipinto per opera di Michele Cordaro. Prima ancora, quello di Cesare Brandi che portò il quadro alla mano vera del Caravaggio, alla fine della sua esistenza. Di Silvestro inizia con una denuncia: “Aver portato il dipinto a Santa Lucia mi sembra molto rischioso – dice – senza metodo e luogo preservativo”.
Non sono mancate le chicche. Prima di tutto, che Mario Minniti non ha mai conosciuto Caravaggio. “Mi spiace per gli studiosi che sino a oggi insistono con il sostenere il contrario – esclama Di Silvestro – il siracusano Minniti non incontrò mai il Caravaggio a Siracusa per il semplice motivo che si trovava a Roma in quel periodo. Ho trovato degli atti che lo testimoniano”. Ma una cosa è certa: il Mirabella, compositore di madrigali di Siracusa, lui si che conobbe Caravaggio. Non tutti sanno che anche il Caravaggio era un appassionato di musica. Suonava il violino. Che gli fu confiscato durante una delle cinquanta volte che finì in carcere. E il Mirabella aveva diversi esecutori a Malta. Ecco che il cerchio si chiude. Tornando al tema della Luce. “Personalmente sono innamorato del buio del Caravaggio – dice Di Silvestro – parlare di luce lo trovo retorico. Il Caravaggio ha il pregio di aver cavato la luce dal buio e di rappresentare la miseria dell’uomo attraverso la spiritualità. Gli infimi piuttosto che i cardinali e la committenza”.
Dalla scrittura alla poesia, FERDINANDO SCIANNA. Più di sessanta primavere. E’ originario di Bagheria. Ma ormai si considera della Val Padana. Ma non rinnega mai le origini, la memoria, le amicizie siciliane: Sciascia, fra tutte. E lo stesso Tranchino. Ma conosce a menadito il pensiero di altri grandi come Bufalino, Buttitta, Guttuso….E’ stato l’autore del manifesto ufficiale del ciclo degli spettacoli classici del Teatro Greco su invito degli Amici dell’Inda.
“Parlare di luci e di ombre, di bianco e di nero, si può anche scadere nella banalità. Piuttosto, penso esista un oggetto illuminato, un pezzo di realtà che va colpita da sensori sensibili che immagazzina l’immagine. La Luce, in un certo senso, è qualcosa di cui aver timore. Bufalino diceva: La luce è lutto, non ombra“. E “Ombre” è il titolo dell’ultimo libro con e non di fotografia che Scianna ha pubblicato insieme a Mimmo Paladino. “Un fotografo come me – continua Scianna – costruisce a partire dal nero. Come si fa a parlare di vita se non esistesse la morte? Caravaggio lo trovo straordinariamente realistico in questo: avete mai fatto caso a quel verme che si mangia la mela? La scena allude al mondo, non lo isola. Viene usato un quadro per parlare della realtà. Come la foto. E qui arriva la luce. Anche se teatrale penso possa servire a un fotografo. La luce che colpisce la cosa e la rivela al mondo. Questo mi tocca molto da fotografo”.
E’ con GAETANO TRANCHINO che si arriva all’arte della pittura. E’ stato già ospite di Luci a Siracusa. Lo scorso anno all’Ex convento del Ritiro venne allestita una straordinaria personale. Cinquemila visitatori.
“La luce è la prima cosa che ti colpisce. Ma nel Caravaggio è la drammaticità delle forme che emergono dal buio la grande scoperta. Non ho mai considerato se la luce è la componente fondamentale dell’immagine o se la luce riesce a essere percepita attraverso il colore. C’è a mio avviso una scoperta più interessante: a volte la luce la trovi dentro il colore. Un pittore si ritrova spesso nella letteratura. Vive certe emozioni e vibrazioni continue che non riesce a chiarire nemmeno a se stesso. Solo con la ricostruzione di certe immagini si riconosce”.
FERNANDO BALESTRA, infine, è l’uomo di teatro. Attualmente è il Soprintendente del Dramma Antico di Siracusa. E’ stato chiamato a compiere una grande intuizione: quanta teatralità c’è in Caravaggio? Condivide subito la bella intuizione di Tranchino: “E’ vero, la Luce viene dal colore. Il Seppellimento è un quadro dimenticato. Non si sa della sua esistenza, della sua appartenenza al Caravaggio se non dopo il settecento. Il tema centrale del Merisi? La trascendenza laica. Osserviamo il Seppellimento: Lucia ha una faccia che non viene toccata assolutamente dal martirio in una scena dove invece dominano i segni ovunque della brutalità. Guardate i due carcerieri maltesi: due colonne d’Ercole, due bestioni che hanno a che fare con la terra. Lo stesso Caravaggio guarda con occhi lucidi il Vescovo, la Chiesa che non gli è stata così clemente. L’artista ha un compito importante: essere parte integrante del popolo. E’ lui che codifica i segni. Quando questa ricostruzione non avviene, allora vuol dire che c’è uno scollamento. La crisi del segno. La crisi della società. Arte Fede Evento. Grazie a Dio Caravaggio è tutte queste tre cose. E non c’è più stata una ripetizione di tutto questo”.
Il Circolo della Conversazione da appuntamento a lunedì prossimo con “LA LUCE COME CAMMINO VERSO LA FEDE”. Ospiti di Dario Scarfì saranno un Rabbino, un Iman e un Sacerdote. Chiesa di San Tommaso via Mirabella. Ore 20.
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