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Dal “buon lavoro” gentile di Fatuzzo al Sistema Siracusa: la dirigente Caligiore racconta gli ultimi lustri della città e va in pensione

Ne ha viste di tutti i colori negli ultimi 24 anni, ha vissuto tempi più o meno d'oro per questa provincia ma anche quelli bui

Loredana Caligiore tra l'ex assessore Randazzo e l'ex presidente Scala

Ci sono stati dei momenti, negli ultimi anni, che quegli occhi che fissavano l’interlocutore erano tirati, stanchi, tristi eppure combattivi. Il nervosismo era evidente e sentire definire Siracusa “il comune più indagato d’Italia” certo non ha favorito la serenità lavorativa. Adesso che il “Sistema Siracusa” è definitivamente esploso e le carte sono state messe in tavola, Loredana Caligiore è più serena. E lo è ancora di più considerato l’ultimo giorno di lavoro per la dirigente comunale, già capo di Gabinetto e vicesegretaria comunale. Da oggi sarà in pensione e seguirà suo marito (Pietro Fazio, già dirigente e funzionario tecnico) per ritirarsi nella loro Palazzolo, senza stress. Ne ha viste di tutti i colori negli ultimi 24 anni, ha vissuto tempi più o meno d’oro per questa provincia ma anche quelli bui, ha deciso di confrontarsi con tutti i politici passati da questa città negli ultimi lustri e ne è uscita sempre vincitrice, lei, vincitrice di concorso e con un contratto pubblico da dirigente che le ha anche concesso libertà amministrative. Mascherina d’ordinanza, con occhi estremamente sereni ha voluto salutare i colleghi di mille avventure lo scorso venerdì a palazzo Vermexio (con i pasticcini rigorosamente ortigiani) e oggi l’attende l’ultimo atto pubblico prima di congedarsi dal sindaco. Il sesto da quando entrò a far parte della dirigenza aretusea.

Dal 1996 a oggi ininterrottamente a Palazzo Vermexio, com’è cambiata l’amministrazione e come la politica?

“L’amministrazione e la politica risentono del momento che viviamo: oggi è tutto falsamente trasparente si ritiene che l’uso smodato di social, di gruppi di pseudo partecipazione sia il modo di avvicinare la gente alla politica, io ritengo che amministrare sia fare scelte supportate ovviamente da studi, da incontri, da ascolto delle esigenze ma significa scegliere. Non è possibile vivere legati alla ricerca momentanea ed estemporanea del consenso che viene da un messaggio WhatsApp o da un post su Facebook. Ricordo “i ritiri” della Giunta Fatuzzo prima delle decisioni importanti, nessuno sapeva cosa succedeva lì dentro ma la sensazione era che si era deciso. Forse oggi troppo chiacchiere non aiutano. Certo non mi fraintenda non voglio la dittatura amministrativa, ma la condivisione delle scelte da parte degli amministratori e del sindaco, deve essere gestita nei luoghi e nelle sedi deputate, perché altrimenti hai solo la sensazione di grande confusione. Spesso gli stessi amministratori vivono come soggetti soli, che tentano ognuno per sé di raggiungere gli obiettivi. Fare amministrazione vuol dire secondo me anche aiutare i cittadini a pensare oltre i propri confini personali guardando verso orizzonti più grandi che comprendono il senso stesso di città. Mi auguro che gli amministratori attuali e futuri sappiano uscire dalla voglia di acquisire consenso spicciolo e temporaneo e aiutino tutti noi a vedere oltre i propri piccoli interessi”.

Fatuzzo, Dell’Arte, Bufardeci, Visentin, Garozzo e Italia. Lei li ha conosciuti e ha lavorato con tutti questi sindaci. Ce li dipingerebbe brevemente uno per uno?

“Ho iniziato con Marco Fatuzzo , ricordo il suo “buon lavoro” iniziale, gentile e preoccupato di cosa avrei trovato in un ufficio tecnico che usciva dall’esperienza di una figura forte come quella del dott. Brancato. Di quegli anni il ricordo più forte è rappresentato non tanto dalla figura del sindaco ma dalla forza di una squadra di persone piena di una grande voglia di cambiamento , permettetemi di ricordare a questo punto l’assessore Partescano che ha rappresentato per me l’assessore per eccellenza capace di darmi quella forza necessaria per districarmi in un ambiente non facile, capace di farmi sentire parte di una squadra. L’esperienza di Dell’Arte troppo breve per incidere sulla mia esperienza lavorativa, certamente, persona perbene ma forse troppo sola. Con Titti Bufardeci la figura del sindaco cambia, la sua personalità è prorompente, un vulcano di idee e soprattutto di vitalità, con lui ho condiviso un lungo cammino, ho imparato l’entusiasmo della politica , la voglia di mettersi in gioco, la sua grande capacità dialettica e il suo saper essere un capitano a servizio dei suoi compagni di squadra, squadra formata da assessori e dipendenti. A questo punto si impone il ricordo di Giulia Randazzo, una amica, una maestra, una giornalista, ringrazio il sindaco Bufardeci per averla fatta conoscere non solo a me ma alla città di Siracusa. Roberto Visentin, viene eletto nel segno della continuità e per lui non è facile fare il sindaco dopo un vulcano come Bufardeci, ma alla lunga il suo essere persona perbene, onesta gli consente di affermare e far emergere la sua personalità. Con lui ho svolto il ruolo di capo di gabinetto, ho conosciuto il suo grande impegno e la sua voglia di fare bene, di lavorare per la città senza risparmiarsi. Con Giancarlo Garozzo per la prima volta mi trovo davanti un sindaco che si avvicina più all’età delle mie figlie che alla mia. Un giovane, con una grande voglia di cambiamento, con una grande prospettiva di innovazione, ma il ricordo più forte di Garozzo è legato a tutto il periodo di “Sistema Siracusa” e debbo ringraziarlo per la sua tenacia e per la sua forza, credo che senza la sua caparbietà forse non sarei riuscita a superare le tante amarezze di quel periodo e la città di Siracusa oggi sarebbe più fragile. Difficile parlare di un sindaco in carica, Francesco Italia, a cui auguro di continuare ad amministrare la città di Siracusa con quell’entusiasmo che gli si legge negli occhi quando riesce a portare Siracusa su un palcoscenico internazionale consentendo a tutto il mondo di ammirarne la sua bellezza. La sua voglia di valorizzare Siracusa è coinvolgente, ogni sua energia è finalizzata a rendere bella, ammirata e invidiata la sua Siracusa”.

Durante il suo operato ha visto mille documenti e mille idee di sviluppo della città, come crede si sia (o se si è) evoluta Siracusa in questo quarto di secolo?

“In questi anni ho visto una città certamente cambiata, il recupero del suo centro storico è stata una scommessa vinta, noi ragazzi della provincia fino a pochi anni fa non mettevamo in conto di venire a Siracusa per una passeggiata, o per una cena , l’aver puntato sul turismo legato alla valorizzazione del territorio della città è stata la chiave di svolta anche per l’economia, adesso auguro a Siracusa di porre attenzione alla qualità dei servizi, perché la sola bellezza del nostro territorio non può essere sufficiente, una citta deve puntare anche qualità dei servizi e credo senza ombra di smentita che siamo sulla buona strada anche se solo all’inizio di una strada lunghissima”.

Cosa ha provato firmando gli ultimi documenti?

Commozione, ma anche grande serenità, io ho amato questo lavoro ,fin dal primo giorno della mia carriera iniziata come segretario comunale in un comune della provincia di Brescia, mi sono sempre definita un animale amministrativo, non sarei stata a mio agio in nessun altro posto di lavoro, spero di aver lasciato questo insegnamento ai miei collaboratori e colleghi , lavorare con impegno ma anche con grande serenità , certo non è stato sempre tutto facile ma sono veramente serena e contenta”.

Oltre alle ferie non riscattate, cosa non comune a tutti, cosa pensa di aver lasciato alle varie amministrazioni e di conseguenza alla città?

“Il mio impegno. So di non aver fatto tutto sempre bene, ma ho fatto di tutto per far bene e soprattutto per riuscire a fare tutto. Non mi sono mai risparmiata ma adesso alla fine non posso non dire grazie a Siracusa a chi l’ha amministrata e a tutte le persone che ho incontrato. Vorrei ringraziare anche i numerosi assessori e consiglieri comunali che ho conosciuto negli anni, tutti mi hanno lasciato qualcosa, (ogni tanto anche qualche delusione) ma sono io che ringrazio tutti”.

Forse la precedente amministrazione è quella che ha vissuto con maggiori difficoltà, non tanto per il sindaco quanto per quel Sistema Siracusa che aveva dipinto, questo, il Comune più indagato d’Italia. Come ha vissuto quei momenti e come li ricorda adesso?

“Qualche ferita sanguina ancora, ricordo le lunghe discussioni piene di incredulità con la mia amica e collega dott.ssa Garufi, le lunghe notti insonni cercando di capire cosa avevamo commesso guardandoci intorno smarriti. Un senso terribile di impotenza e di fragilità. Come per tutte le esperienze della vita dovrei dire che sono servite per farmi crescere ma vi assicuro che ne avrei fatto volentieri a meno”.

Va via, assieme a suo marito Pietro Fazio anch’egli funzionario comunale, e lascia un’amministrazione praticamente priva di dirigenti. Soprattutto rispetto a 15 anni fa. E sono stati nominati alcuni esperti. Cosa ci vuole per migliorare la situazione dal punto di vista del personale?

“Forse c’è stata un po’ di miopia non solo comunale ma direi soprattutto da parte del legislatore che imponendo continui vincoli alle assunzioni ha dimenticato che la platea dei dipendenti comunale è formata maggiormente da coloro che sono stati assunti con la legge giovanile del 1978, non ci vuole molto a fare due conti: 2020 meno 1978 fa 42 anni di servizio, Non era pensabile che sarebbe rimasto tutto come prima, forse la cosa che più mi dispiace nell’andare via è vedere le facce dei colleghi che si interrogano su chi toccherà prendere i miei settori , preoccupati del loro già insopportabile carico di lavoro e di responsabilità.
Va fatta una seria politica di assunzioni, per questo non posso non invitare i politici a farsi portavoce del grido di allarme che viene dai vertici burocratici degli enti locali. Non si possono fare norme solo per individuare i responsabili quando non si è più in grado di fronteggiare il lavoro. Agli amministratori locali chiedo di non limitarsi alla ricerca delle sole responsabilità ma far sentire ai dirigenti il loro supporto, alle volte basta un grazie o uno sguardo di condivisione per dare una svolta alla solitudine e al peso del lavoro. Ai consulenti chiedo non solo impegno e professionalità cosa che certamente faranno ma anche capacità di far crescere il personale comunale, altrimenti sarà tutto inutile, il rischio è quello che magari gli esperti raggiungeranno un obiettivo specifico ma non accresceranno la professionalità del personale comunale e questa sarebbe solo un’altra occasione persa”.

Ultima domanda, poi le auguriamo una buona vita in pensione: quale ritiene sia il suo fiore all’occhiello e quale il rimpianto in questi anni?

Ho firmato ieri l’ultimo contratto degli asili nido, questo servizio racchiude entrambi gli aspetti, consegno alla città un nuovo servizio per tre anni, nella speranza che questo possa dare finalmente continuità ad un servizio importante che ha bisogno di stabilità, consegno alla città delle strutture completamente rimodernate e con tutte le certificazioni necessarie, ma le consegno in un momento in cui gli iscritti sono pochi, e l’emergenza sanitaria non aiuta, avrei voluto vederli in pieno funzionamento. Vi assicuro che non è stato facile, comunque porterò gli asili nido nel mio cuore, lo so che molti dicono chi che si poteva fare di più e prima, io vi posso assicurare che ho fatto tutto quanto era nelle mie possibilità e nelle mie responsabilità”.

Ha collaborato Giulio Perotti


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