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“Diritto alla protesta fuori discussione ma non condividiamo metodi”, nota di Cgil, Cisl e Uil Siracusa

“Il diritto alla protesta è fuori discussione ed il malessere sociale va ascoltato. Non possiamo, però, condividere il metodo che, in questi giorni, rischia soltanto di aumentare i danni per un’economia, quella siracusana, già in forte debolezza.  Il sindacato unitario ha più volte, con forza e determinazione, denunciato malessere, malaffare, sprechi suggerendo soluzioni ed emergenze per questo territorio.

Ora dobbiamo ricondurre tutto al tavolo provinciale per il lavoro, seguendo la linea già data in passato alzando, se il caso, i toni della mobilitazione democratica e responsabile.”

Questo il commento dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil provinciali, Paolo Zappulla, Paolo Sanzaro e Stefano Munafò, alla protesta che bloccando la Sicilia e la provincia di Siracusa.
I segretari generali, che nelle prossime ore convocheranno i gruppi dirigenti di tutta la provincia, incontreranno in giornata il Prefetto ed il Questore.

“A loro trasmetteremo la preoccupazione di centinaia di lavoratori che, in questi giorni, non hanno potuto raggiungere il proprio posto di lavoro, le difficoltà di intere fasce di cittadini privati dei beni di prima necessità ed il rischio che questa protesta riveste per un polo industriale come quello siracusano. Ci sono margini di sicurezza che devono essere garantiti non soltanto per chi opera all’interno ma per le popolazioni vicine. Questo non si può sottacere.”

Zappulla, Sanzaro e Munafò, ribadendo di condividere il malessere di una regione “abbandonata da una politica distratta e poco avvezza alla progettualità”, chiedono che i temi della protesta isolana vengano riuniti e ben denunciati.

“Il caro-carburante, i costi del trasporto sono un problema vero – hanno detto i segretari di Cgil, Cisl e Uil Siracusa – ma non è il solo. Questi argomenti, insieme a tante altre vertenze aperte sul territorio, le abbiamo rappresentate lo scorso 21 ottobre quando abbiamo manifestato in piazza. Avremmo preferito già allora che certa politica assumesse, responsabilmente, impegni e si attivasse per portare le istanze di questo popolo a Roma. Oggi stanno tentando di cavalcare la protesta delle strade dimenticando di essere tra i responsabili maggiori di questa crisi”.


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