Omicidio volontario in concorso e porto e detenzione di munizioni e arma clandestina. Sono questi i reati contestati ai tre giovani accusati dell’omicidio di Nuccio Sortino, il panettiere di 49 anni freddato venerdì notte. Tutti già noti alle forze dell’ordine, (per ricettazione, lesioni, guida senza patente e porto abusivo di coltello) i tre sono stati trasferiti ieri sera nelle strutture penitenziarie. Al carcere minorile di Catania i due diciassettenni, a Cavadonna, invece, Dylan Foti, di 19 anni (Leggi Qui).
Dopo ore di interrogatorio negli uffici della Tenenza dei Carabinieri di Floridia, i tre hanno ceduto confessando il delitto e fornendo agli investigatori i dettagli necessari a ripercorrere i fatti e a recuperare l’arma.
In base alla ricostruzione dei militari, come d’abitudine ormai da alcuni mesi, anche venerdì notte i tre giovani si erano presentati al panificio pretendendo di mangiare i prodotti appena sfornati e, come altre volte, senza pagarli. Nel frattempo quella sera, quasi per gioco avevano iniziato a spintonarsi fra loro facendo finire in terra i sacchi di pellet che veniva utilizzato per alimentare i forni, per poi lanciarselo addosso a vicenda. Il caos che stavano creando ha spinto il dipendente a lavoro a chiamare il proprietario che, dalla propria abitazione, ha subito raggiunto il panificio. Solitamente, infatti, Nuccio Sortino apriva il laboratorio e una volta avviata la produzione tornava a casa per fare ritorno in negozio alcune ore più tardi.
Quella sera il panettiere, che fino a quel momento aveva risposto alle bravate dei tre ragazzi con toni sempre pacati e gentili, come era nel suo stile, invitandoli semplicemente a uscire fuori dal suo negozio, probabilmente esasperato da mesi di “incursioni notturne” li ha cacciati in malo modo. Un’offesa che i tre dovevano per forza vendicare. Tornata la calma l’imprenditore è risalito in macchina per tornare a casa e, come mostrano i video di sorveglianza delle telecamere piazzate in zona, sulla strada del ritorno, mentre era a bordo della sua Mercede Classe A, alle 2,58 ha incrociato gli indagati, che erano invece tutti in sella a un solo scooter, i quali hanno cercato di richiamare la sua attenzione facendogli segno di raggiungerli. Non ascoltati lo hanno avvicinato e proprio mentre l’auto di Sortino, dalla via Ugo Foscolo girava verso la via Boschetto, uno dei minorenni ha estratto la pistola, che secondo quanto raccontato ai Carabinieri aveva con sé sin dall’inizio, e l’ha passata al coetaneo che ha iniziato a sparare alcuni colpi in direzione dell’auto di Sortino. Sei in tutto, uno dei quali è finito nella saracinesca del vicino internet point e un altro, fatale, ha trafitto la spalla sinistra dell’imprenditore lacerando l’aorta mammaria e portandolo alla morte.
In base ai punti nell’asfalto in cui sono stati rinvenuti i bossoli, fra i 10 e i 30 metri dall’auto, è presumibile, secondo i militari, che il giovane che impugnava l’arma si sia allontanato un po’ dopo ogni colpo come a voler scappare in fretta. Durante gli interrogatori, tutti hanno ammesso di non voler uccidere l’uomo, ma solo spaventarlo per vendicarsi di come erano stati mandati via dal panificio.
Una volta commesso il delitto i tre si sono divisi. Uno è tornato probabilmente a casa (tutti abitano nello stesso complesso popolare a pochi passi dal luogo dell’omicidio) altri due, invece, hanno raggiunto alcuni amici e con l’auto di uno di questi sono andati a Siracusa. Dal racconto fornito ai militari dall’amico, appena saliti in macchina i due hanno iniziato a parlare dell’accaduto senza dare particolari dettagli e accennando solo alla loro estraneità ai fatti.
Verso le 4 alcuni passanti hanno notato la Classe A ferma con a bordo un uomo apparentemente esanime e hanno lanciato l’allarme. Già l’ispezione cadaverica ha indicato la causa del decesso. Immediatamente i militari hanno ascoltato i dipendenti del panificio che hanno saputo indicare solo il nome di battesimo di uno dei tre giovani che poche ore prima avevano creato il caos. Da lì grazie alla capillare conoscenza del territorio e delle persone, i militari dell’Arma si sono messi sulle tracce dei presunti assassini cercando subito, anche, di recuperare le immagini dei circuiti di videosorveglianza, pubblici e privati, non solo vicino al luogo dell’omicidio, ma nell’intera città. Grazie alle immagini sono riusciti a risalire ai tre giovani che sono stati prelevati nelle rispettive abitazioni.
Per ore sono stati tenuti sotto torchio in Tenenza dai Carabinieri, che hanno lavorato in sinergia con i colleghi della Compagnia di Siracusa, agli ordini del maggiore Paolo Sambataro, del Nucleo Operativo della Compagnia, guidati dal tenente Tamara Nicolai, e del Nucleo Investigativo del comando Provinciale, diretti dal capitano Enzo Alfano. Tutto coordinato dai magistrati della procura della Repubblica di Siracusa e di quella dei minorenni di Catania.
Mentre uno ha confessato quasi subito, gli altri due hanno tenuto duro fino al pomeriggio ammettendo le proprie responsabilità solo dopo molte ore e in seguito ai risultati dello stub, l’esame per rilevare tracce di polvere da sparo. A quel punto mancava solo l’arma del delitto che, su indicazione dei tre, è stata recuperata in un campo dalle parti del circuito dopo alcune ore di ricerche fra sterpi e terreni incolti. L’arma, una Beretta7.65 con matricola abrasa aveva ancora il colpo in canna e sarà sottoposta agli esami del Ris per verificare se sia compatibile con altri episodi avvenuti a Floridia e in altre città della provincia di Siracusa.
Roberta Mammino
