Sta per cominciare la terza settimana di incontri del tour di (Di)stanze, il progetto fotografico del ventisettenne Max Cavallari che ritrae il profilo delle famiglie 2.0.
Dopo aver incontrato oltre 20 famiglie del Nord e del Centro Italia, è il Sud ad ospitare una nuova sessione di appuntamenti, tesi a documentare il rapporto tra i genitori e i figli espatriati all’estero. Conclusa la tappa napoletana, e quella messinese, (Di)stanze approderà domani tocca a Catania, Villasmundo e Gela.
A Villasmundo viene fotografata la storia di Dario, una storia come tante, una storia purtroppo come tante: “nel 2010 ho perso il mio lavoro nella grande distribuzione perchè il negozio andava male – racconta – Fino al 2013, anno in cui sono partito per la Germania, ho lavorato sporadicamente, sottopagato e con contratti a brevissimo termine. La spesa la dovevamo fare con la calcolatrice, mi sentivo un fallito e non volevo che la mia famiglia vivesse per sempre in quella situazione. Nel 2011 è nato il mio secondo figlio Davide, all’inizio non ci siamo accorti di nulla ma qualche mese prima della mia partenza, i sospetti che fosse autistico crescevano sempre di più. Una volta assicuratomi che in Germania avrebbe avuto un trattamento migliore di quello in Italia, sono partito“.
Torino e Genova la prima settimana; Roma, Napoli e Messina la seconda. Adesso la terza settimana di indagine sulle strategie di sopravvivenza del rapporto affettivo all’interno della famiglia 2.0. Un rapporto che trova nei nuovi mezzi di comunicazione l’unico vettore dell’affetto e dell’identità famigliare. Sono sempre più i nuclei famigliari che hanno fatto dei social network e delle piattaforme di messaggeria istantanea uno strumento imprescindibile di comunicazione. Basti pensare che nel solo 2014 dei novantamila italiani che hanno spostato la propria residenza all’estero la metà aveva meno di 40 anni.
Quella delle famiglie 2.0 è una realtà diffusa: nelle prossime settimane (Di)stanze toccherà varie zone dell’Italia, da Nord a Sud passando dalle riviere. Paesi, città, metropoli: le famiglie 2.0 non hanno una provenienza specifica, non fanno parte di élite né si rifanno a particolari ceti sociali. Si tratta di una condizione in via d’espansione, che porta con sé interrogativi e riflessioni attuali: dalle motivazioni di chi espatria al superamento dei digital divide tra figli e genitori, passando per lo sviluppo di forme d’affetto ricostruito e gli aspetti positivi delle nuove tecnologie. Un intreccio, questo, che è valso al progetto l’esposizione dell’anteprima al festival Fotografia europea a Reggio Emilia.