La legge regionale sulla gestione del servizio idrico è da buttare, sono illegittime tutte le gestioni dirette da parte dei Comuni (che nel Siracusano sono praticamente tutti tranne il capoluogo e Noto) e a questo punto è inutile pure la gara di 1 anno da poco pubblicata dal Comune di Siracusa. Anche perché conclusosi l’anno (ed eventualmente il secondo in opzione) che succede?
La Corte costituzionale ha infatti bocciato definitivamente la legge sull’acqua approvata dall’Ars due anni fa e che avrebbe dovuto portare – secondo la maggioranza (e non solo) – alla ripubblicizzazione del settore, eliminando gli affidamenti ai privati. La Corte ha dato ragione a Palazzo Chigi che aveva impugnato la norma che prevedeva il taglio delle tariffe, la riduzione delle concessioni ai privati e l’avvio della ripubblicizzazione obbligatoria della gestione del servizio. Di più, proprio la parte che prevedeva il taglio delle tariffe, da fissare con decreto del presidente della Regione, è stata dichiarata incostituzionale, così come la riduzione a 15 degli anni dei contratti affidati ai privati.
Resta in piedi solo l’Ati, a Siracusa presieduta dal sindaco Giancarlo Garozzo, che a questo punto sta lavorando senza alcuno strumento utile, perché la fotografia di oggi appare sfocata e il futuro nebuloso. Due le strade, apparentemente: costituire una società in house in grado di assumere personale e dedicarsi alla gestione (ma in questo momento tra l’altro c’è anche il blocco delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni), o procedere a bandire gare d’appalto trentennali contraddircendo ovviamente le richieste dei cittadini al referendum.
Fatto sta che a questo punto ci troviamo con una legge cercata da tempo e gettata tra i rifiuti (altro argomento da approfondire, a questo punto), con una politica regionale che ha palesemente fallito nel suo compito – a meno di prendersela con i giudici – e con una serie di amministrazioni comunali che si trovano davanti alla confusione più totale.
“A questo punto – le parole dell’assessore al Servizio idrico e Lavori pubblici, Pierpaolo Coppa – credo che l’unica strada percorribile sia quella di continuare nel percorso avviato dall’Ati (Assemblea Territoriale Idrica) conformandosi alla legge nazionale. La ricognizione degli impianti e delle strutture che l’Ati ha avviato dovrebbe essere portata a conclusione a breve. Successivamente dovrà adottarsi il piano d’ambito e scegliere il modello di gestione del servizio idrico integrato. È ovvio che per avviare un percorso per una gestione realmente integrata del servizio idrico, in tutta la provincia di Siracusa, occorre che tutte le amministrazioni comunali prendano atto dell’impossibilità di creare sub ambiti e di gestire il servizio in amministrazione diretta. Il percorso è segnato e obbligato“. Che poi in pratica sarebbe come dire: facciamo finta che la Regione non esista.
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