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Melilli, Tango e milonga con la monografia su Piazzolla del quintetto Divertango

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Il quintetto strumentale Divertango è stato applaudito nel concerto in onore dei festeggiamenti per il patrono di Melilli, San Sebastiano. Nei giorni scorsi, nell’auditorium “Emanuele Carta” di via Iblea, Alessandro Strano alla fisarmonica e al flauto, Luigi Zimmitti al clarinetto e al sax, Corrado Genovese al violino, Cristina Gianino al pianoforte e Alberto Amato al contrabbasso, hanno interpretato alcune tra le pagine più rappresentative del compositore Astor Piazzolla.

Tanghi e milonghe che hanno segnato la storia dell’avanguardia argentina, influenzando l’intero panorama musicale nel passaggio tra il tango tradizionale e il nuevo tango, come annunciato in apertura dagli stessi esecutori. Una summa del percorso artistico e umano di un artista per anni accusato di “tradimento” dal movimento più conservatore, ma che ha saputo coniugare la tensione emotiva del linguaggio tanghero tradizionale con la capacità espressiva delle nuove sonorità europee e la complessità compositiva del jazz sperimentale.

Il programma si è aperto con quattro brani monotematici: Introduccion al Angel, Milonga del Angel, La muerte del Angel e Resurreccion del Angel. Scritti tra il 1960 e il ’65, queste opere furono commissionate dalla New York Philharmonic Orchestra e svelano l’anima più spirituale dell’autore, contrapposta alla trilogia del Diablo (Tango Diablo, Vayamos al diablo e Romance Diablo) per rappresentare il più recondito dualismo piazzolliano. A completare la prima parte dello spettacolo, la composizione Meditango, appartenente all’album Libertango del 1974, che diede una svolta evolutiva alla forma musicale argentina, ha strappato l’applauso unanime del pubblico.

Dello stesso album anche Violentango, con tratti ritmici molto marcati che hanno messo in evidenza le coloriture e le accentuazioni tipiche di una serie di composizioni pulsanti e ritmiche che testimoniano i momenti più aggressivi e pungenti del tango argentino. Poi Milonga sin palabras, un autentico capolavoro lirico, una sorta di elegia musicale strutturata in due temi di carattere lento e meditativo, prima dei due brani incisi insieme al sassofonista statunitense Gerry Mulligan, appartenenti all’album Summit del 1974, cui Piazzolla si trovò coinvolto quasi per caso, pur divenendo autore di tutti i brani dell’album.

Nel finale, Michelangelo ’70, un brano “gustato” con le orecchie ma anche, e soprattutto, attraverso le scene suggestive che l’immaginazione ha subito proiettato, suggestionata da tanta cinematografia inespressa, come la critica musicale ha saputo leggere, nella scena di fuga che rappresenta un addio tormentato in chiave modernista. Due i bis proposti: Libertango, particolarmente apprezzato dall’uditorio melillese e Chiquilín di Bachín, dolce canzone di tango al ritmo di Vals composta da Astor Piazzolla e dal poeta uruguaiano Horacio Ferrer, associata a un ragazzo di strada che vende fiori nei ristoranti del quartiere dei teatri di Buenos Aires, in Avenida Corrientes.

Prima della conclusione dello spettacolo, sono giunti i saluti del sindaco Giuseppe Cannata e dell’assessore Daniela Ternullo, che hanno espresso il loro ringraziamento al Quintetto.