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Operazione “Kepha”: attività antidroga dei Carabinieri tra Avola, Noto, Catania, Trapani e Vibo Valentia

Alle prime luci dell’alba i Carabinieri del Comando Provinciale, con la collaborazione di militari dei Comandi Provinciali di Catania, Trapani e Vibo Valentia nonché di personale del Nucleo Cinofili di Nicolosi e di un’unità volo dell’Elinucleo di Catania, hanno dato esecuzione a 22 ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di altrettante persone, tutte pregiudicate e la maggior parte delle quali residenti nella zona sud della Provincia di Siracusa, ritenute responsabili dei delitti di cui agli artt. 73 e 74 del D.P.R. 309/90.

I provvedimenti sono stati emessi dal GIP del Tribunale di Catania su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia. L’indagine, condotta dai Carabinieri della Compagnia di Noto, ha consentito di acclarare l’esistenza di un sodalizio criminale ben strutturato dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti, principalmente del tipo eroina e cocaina.

I dettagli dell’operazione sono stati illustrati in una conferenza stampa negli uffici della Procura Distrettuale Antimafia di Catania.

Nel corso della notte di lunedì 23 novembre 2015 è stata data esecuzione a 24 misure cautelari emesse il 14 novembre dal Giudice per le indagini Preliminari di Catania su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Catania a seguito di informativa di reato depositata dal Norm della Compagnia Carabinieri di Noto. I 24 soggetti, due dei quali allo stato già detenuti per altra causa presso le case circondariali di Trapani e Vibo Valentia, sono ritenuti responsabili per essersi associati tra loro e con altre persone allo stato non identificate per avere acquistato, trasportato, detenuto, posto in vendita o comunque ceduto a terzi sostanze stupefacenti del tipo eroina, cocaina ed hashish, con la disponibilità di armi.

In particolare il Gip di Catania ha disposto l’applicazione della misura cautelare a carico dei seguenti soggetti: Venerando Alfò, classe 1978; Corrado Alicata, classe 1979; Ben Maatoug Marco, classe 1984; Massimo Buscemi, classe 1978; Adriana Caruso, classe 1985; Giuseppina Caruso, classe 1977; Corrado Casella, classe 1978; Carmen Coffa, classe 1977, in atto detenuta per altra causa nella casa circondariale di Trapani; Sebastiano Coffa, classe 1980, in atto detenuto per altra causa presso la casa circondariale di Vibo Valentia; Giuseppe Coniglione, classe 1960, in atto sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari; Antonietta Di Maria, classe 1962; Nunziatina Di Rosa, classe 1978; Corrado Ferlisi, classe 1980, in atto detenuto per altra causa nella casa circondariale di Siracusa; Paolo Iacono, classe 1977; Salvatore Iacono, classe 1969, in atto sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno; Duccio Morale, classe 1981; Vincenzo Morale, classe 1968; Giuseppina Parisi, classe 1971; Marco Piccione, classe 1987; Salvatore Santostefano, classe 1980; Alfio Fabio Sciuto, classe 1977; Stefania Silvia, classe 1988; Sebastiano Sinatra, classe 1990; Andrea Virzì Laccania, classe 1962.

Di questi, allo stato, due risultano irreperibili. L’attività di indagine ha avuto inizio nel dicembre 2009 quando le risultanze di una pregressa attività condotta dalla Stazione Carabinieri di Avola e l’attività info-investigativa condotta d’iniziativa dall’Aliquota Operativa del Norm della Compagnia di Noto consentivano di aver compiuta notizia di una fervida attività di spaccio di sostanze stupefacenti nella zona sud della provincia di Siracusa, in particolare nel territorio dei Comuni di Noto ed Avola. Nel corso di mirati servizi esterni si appurava che Casella, elemento di spicco nel contesto criminale del comune di Avola, aveva progettato di effettuare, nel mese di novembre del 2009, un viaggio di approvvigionamento di sostanze stupefacenti del tipo cocaina ed eroina insieme ad altri pregiudicati del posto.

Le informazioni acquisite indicavano in Duccio e Vincenzo Morale i soci in affari nonché in un terzo soggetto “pulito” la persona utilizzata per il trasporto dello stupefacente poiché incensurata. Sulla scorta di tali informazioni si provvedeva alla installazione di dispositivi di localizzazione gps sui mezzi in uso ai due e al terzo soggetto incensurato, iniziando a monitorarne gli spostamenti con mirati servizi di Ocp (Osservazione-Controllo-Pedinamento).

La trasferta calabrese, che consentiva l’avvio delle indagini, veniva effettivamente realizzata nella giornata del 20 Novembre 2009: uno dei mezzi indicati, di proprietà e condotto da Duccio Morale, si spostava sino a giungere in Calabria, compiendo vari spostamenti tra i comuni di Africo Nuovo, Bianco e Bovalino. Al ritorno in Sicilia l’autovettura monitorata veniva fermata all’uscita autostradale di Avola, ed a bordo del mezzo venivano identificati Duccio Morale, alla guida, e come passeggeri Corrado Casella e Vincenzo Morale: la perquisizione eseguita nell’occasione dava esito negativo quanto al rinvenimento di stupefacente ma consentiva di accertare che i soggetti indicati avevano disponibilità di una cospicua e ingiustificata somma di denaro (circa 5.000 euro), ciò a riprova della finalità del viaggio ovvero l’acquisto di una fornitura di stupefacente.

Sulla scorta di tali dati investigativi, idonei ad avvalorare l’ipotesi di una fiorente attività di spaccio gestita in forma associata dai soggetti indicati nella zona sud della provincia di Siracusa, venivano avviate attività tecniche nei confronti di Corrado Ferlisi, Corrado Casella, Vincenzo e Duccio Morale. L’ascolto delle conversazioni ha permesso da subito di acquisire numerosi elementi a carico degli indagati in ordine ai reati loro contestati, suffragati dai numerosi riscontri effettuati a seguito dei servizi di Ocp.

In particolare, l’indagine tecnica ha consentito di appurare l’esistenza di una associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, inserita in un consolidato contesto criminale insediato nel territorio in cui l’attività di indagine si è sviluppata, in seno alla quale ruolo predominante risulta assunto da Ferlisi e Casella. Un vasto compendio probatorio ha consentito di ricostruire in modo chiaro la compagine del gruppo delineando con chiarezza i vari ruoli (i “fedelissimi” ausiliari alle dirette dipendenze dei capi ed, in posizione ad essi immediatamente subordinata e di preminenza rispetto ai singoli spacciatori, fornitori, spacciatori al dettaglio costituenti la rete vera e propria del mercato) nonché di appurare la struttura dell’organizzazione dell’attività associativa secondo schemi classici (occultamento dello stupefacente in luogo formalmente non riconducibile ad alcuno dei sodali, ripartizione dei ruoli apicali o di contatto con l’acquirente, la materiale disponibilità del denaro e la sua condivisione tra i vari consociati ed anzi il costante conferimento del denaro in un fondo comune dal quale prelevare le somme aventi diversa destinazione dal mantenimento in carcere dei sodali detenuti all’importo necessario per l’acquisto di nuove partite, denaro sempre gestito secondo una ferrea contabilità).

L’attività di indagine, suffragata da plurimi riscontri, ha comprovato la non occasionalità dell’agire criminale evidenziando la stabilità nel tempo dell’organizzazione che, non solo non veniva intaccata dagli arresti dei sodali effettuati nel tempo (in particolar modo dall’arresto di Casella in data 09.05.2010) ma, anzi, a dimostrazione del vincolo associativo, proseguiva con aggiustamenti finalizzati ad evitare che lo spaccio potesse subire battute d’arresto, anche grazie alle determinazioni che uno dei capi, ristretto in carcere, continuava ad emanare agli affiliati per il tramite della propria compagna o comunicandole a mezzo missive.

Le risultanze investigative hanno confermato l’esistenza di un gruppo principale facente capo direttamente a Ferlisi e Casella e dedito ad una proficua attività di spaccio di stupefacenti in rilevanti quantitativi, avvalendosi della stretta collaborazione non solo delle rispettive consorti Caruso e Giusy Lazzaro (non destinataria di misura cautelare), ma anche di altri personaggi tra cui Ben Maatoug Marco e Giuseppina Parisi; quest’ultima, oltre ad essere rifornita dello stupefacente necessario allo spaccio al minuto da Casella Corrado, era riuscita a creare un proprio autonomo canale di approvvigionamento nella città di Catania avvalendosi della collaborazione del figlio Sebastiano Sinatra e di altri personaggi tra cui Ben Maatoug, Sebastiano e Carmen Coffa e Venerando Alfò inteso “Fernando”.

Va, inoltre, evidenziato, a riprova della estrema pericolosità della associazione investigata, che è stata acclarata la disponibilità di armi in capo ad alcuni dei membri del sodalizio (difatti nel corso dell’attività di indagine si è proceduto al sequestro di una pistola cal. 6,35 nonché di munizionamento di diverso calibro) nonché la costante inesauribile disponibilità di stupefacente di vario tipo (hashish, marijuana, cocaina ed eroina) grazie a canali certi di approvvigionamento ed al perenne afflusso di denaro. Nel corso dell’attività investigativa si è avuto modo di apprezzare il ruolo alacremente collaborativo svolto dalle donne in favore dei rispettivi coniugi e/o conviventi nella gestione dell’attività illecita, senza tuttavia mai esporsi in maniera troppo diretta nell’attività di spaccio, coadiuvandoli attivamente ma senza oscurarne la predominanza.

Altro elemento significativo meritevole di attenzione è il linguaggio criptico utilizzato da tutti gli associati per riferirsi allo stupefacente, diversi i termini solitamente utilizzati in tal senso: “cavalli”, “cavallo piccolo”, “giumenta” “mezzo cavallo” “biruccino”, per indicare non solo le quantità ma anche il tipo di stupefacente ordinato, oppure “motore”, “centralina” “pezzo” per indicare la qualità dello stesso. In alcuni casi, nonostante le cautele adottate al riguardo dai sodali, il complessivo tenore della conversazione svelava in modo evidente che il vero oggetto del dialogo era costituito da partite di stupefacente.

Si riporta al riguardo uno stralcio di conversazione intercorsa tra Casella Corrado e Coniglione Giuseppe inteso “Parrinu” allorché i due interlocutori fanno riferimento alla “rimanenza” di un “cavallo” da consegnare: …omissis… Coniglione Giuseppe: “Nooo … il cavallo, mi hanno portato il cavallo… lo stallone … per fare montare le giumente” Casella Corrado: “Ah! Ti hanno portato il cavallo per montare le giumente?” Coniglione Giuseppe: “Eh! Due minuti… vabbè, comunque!” Casella Corrado: “E che debbo fare, debbo venire?” Coniglione Giuseppe: “E si! Però ora aspetta, ci possiamo vedere alla sette e mezzo!” Casella Corrado: “Nooo.”. Coniglione Giuseppe: “Io me ne debbo andare dall’avvocato ora“. Casella Corrado: “Nooo! Io ora subito vengo, mi metto nella macchina e sto venendo, in venti minuti sono lì“. Casella Corrado: “Mi puttasti u cavaddu… chiddu nicu però” (mi hai portato il cavallo, quello piccolo però). Virzì Andrea: “Sì, sì è perché non ho avuto il tempo per dirtelo, perché iddu mi disse che giovedì poi… faceva … ti mandava la rimanenza“! Casella Corrado: “Ah! Va bene“. Tra l’altro proprio all’interno di una stalla in uso a Ferlisi e Casella quest’ultimo veniva osservato dai militari operanti mentre provvedeva ad occultare dello stupefacente al di sotto di letame (osservazione che consentiva di recuperare 62 grammi circa di eroina in “pietra” e di trarre in arresto i due soggetti in flagranza di reato).

Nel corso dell’indagine sono state effettuate le seguenti attività tecniche: 39 intercettazioni su utenze telefoniche; 4 intercettazioni “tra presenti”; 3 installazioni Gps; 1 installazione video; 4 intercettazioni audio-video. Sono stati inoltre effettuati 10 arresti in flagranza per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti e sono stati sequestrati quasi trecento grammi di droga, di cui 200 grammi di cocaina e 80 grammi di eroina.

Il nome dell’odierna operazione “Kepha” deriva dall’aramaico che vuol dire “roccia, pietra”. Il nome di tradizione biblica è il soprannome che Gesù diede all’apostolo Simone nella famosa frase “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa”. La denominazione scelta, per un verso, evoca la specifica natura dello stupefacente sequestrato durante l’attività investigativa, stupefacente che si presentava in cristalli, in “pietra” appunto, caratterizzato da una elevata purezza e, quindi, da una altissima potenzialità lesiva e da una eccezionale capacità di guadagno per le dosi singole commerciali ricavabili; per altro verso evidenzia la durezza dell’azione delle Istituzioni nel contrasto alla criminalità organizzata nella zona sud della provincia di Siracusa, aggiungendo un’altra “pietra” al “muro della giustizia” che lo Stato, la magistratura e le forze dell’ordine costruiscono quotidianamente per osteggiare ogni forma di illegalità.

(Immagine di repertorio)


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