Una giornata interamente dedicata al passato, alle nostre tradizioni più pure e genuine, ad un trascorso non troppo recente, ma, nemmeno troppo distante, che si lega ai nostri usi e costumi, ad un folclore popolare mai completamente dimenticato, anche perché, in alcune zone della nostra Sicilia, esso si conserva ancora e si riesuma anche volentieri.
A tal proposito, l’Associazione Culturale “Gli Ultimi Cantastorie” è intervenuta a Priolo Gargallo, in occasione delle festività del Santo Natale, inserita nel cartello delle attività organizzate dal Comune e dall’Assessorato allo Spettacolo, nella persona della dott.ssa Paola Catanzaro, rivelatasi molto sensibile alla riscoperta delle nostre tradizioni, ed ha effettuato un giro per le piazze del paese, portando per strada novene e musiche tradizional popolari.
Il gruppo di cantori è costituito da individui spinti dalla passione per il folklore e dei suoi valori; si prefigge la ricerca, lo studio, la conoscenza, la conservazione e la perpetuazione delle tradizioni locali, della cultura popolare e dei personaggi siciliani, talora dimenticati o sconosciuti alle masse, per ricostruire la storia e le nostre radici. La giornata dei cantastorie a Priolo è stata proprio finalizzata alla promozione, alla diffusione e alla conoscenza del folklore, per contribuire alla diffusione ed alla conservazione del pregiato bagaglio culturale della nostra terra che, tramandato oralmente per generazioni, di padre in figlio, ha solo sporadicamente trovato la trascrizione in testi scritti della letteratura siciliana e nazionale, rischiando di perdersi per sempre nell’oblio della dimenticanza.
Lo spettacolo consisteva nell’esecuzione di una raccolta di canti natalizi del folclore di Sicilia, che si regge sulla memoria degli anziani, ultimi eredi di una cultura contadina oramai sparita. Un concerto popolare con musiche, danze e recite per testimoniare le nostre radici, le nostre tradizioni, allo scopo d’incuriosire le nuove generazioni, con l’augurio che possa divenire anche un sistema per veicolare un messaggio di pace.
La giornata, dedicata alla memoria del passato, e lo spettacolo serale delle 20:30, tenutosi presso il Centro Diurno, si proponevano di riportare alla luce la figura, quasi del tutto dimenticata, del cantastorie siciliano, che “canta, cunta e recita poesie in dialetto”, per cui si sono esibiti, in qualità di presentatore, Francesco Occhipinti, poi un “Cantastorie” o “cuntastorie”, uno “Strumentista” (tamburello, chitarra, fisarmonica…), uno zampognaro. La passeggiata itinerante si è sviluppata per le vie del centro cittadino tra Chiese e Presepi. Il Presidente di questa interessante Associazione, dal 2002, è lo scrittore Francesco Occhipinti, che si prefigge con essa di realizzare proprio la ricerca, lo studio, la conoscenza, la conservazione e la perpetuazione delle tradizioni locali e della cultura popolare.
E’ nativo di Ragusa, studioso degli scrittori e dei poeti italiani e stranieri del Novecento, romanziere e narratore con lo pseudonimo di Franch Aamir. I suoi romanzi sono: Un Colpo Al Cuore; Nel Silenzio Stellare, questi due hanno ottenuto vari premi e riconoscimenti letterari a livello nazionale. Racconti: Divagando Tra Le Coppie. Cronaca di una vertenza: Sulla Tua Pelle. Dal 1995, si occupa di teatro, in quanto autore di numerosi testi: VivaSanGiorgio, 1a e 2a edizione; Gawky, rappresentato; Nel Roveto Ardente, rappresentato; VivaSanGiorgio, 3a edizione; Salvatore Giuliano, 1a edizione; Sant’Agata la splendidissima, La Baronessa di Carini, Cavalleria Rusticana, Paolo e Francesca, Giovan Battista Hodierna e altri.
Tra gli inediti: Alla Ricerca di Gesù, rappresentato più volte, A ore nove, Fiction, Lo Zio Direttore Generale, rappresentato, Mille e …più Mille, Teresa di Lisieux, rappresentato; Le Guerriere di Dio e altri. Direttore Artistico di Eventi, Novene di Natale (Canti e Cunti IBLEI) e Barlumi d’Arte (Rassegna di: Pittura, poesia, convegni, teatro, ecc., al Castello di Donnafugata, RG). Collabora alla stesura dei QUADERNI de “Gli Ultimi Cantastorie”, editi da LIBROITALIANO. Riconoscimenti e premi: 1973 –2° premio. Concorso Nazionale di Narrativa “Amici del Parnaso” per un romanzo, TORINO. 1975 – 1° trofeo Dürer – Accademia Modigliani – per un romanzo, MILANO.1982 – 2° premio. Centro Artistico Culturale Internazionale “Contea di Modica” per un romanzo, MODICA (RG). 1988 – Menzione d’onore. Premio letterario “Sicilia ‘88”, CATANIA. 2000 – Premio Nazionale L’Astrolabio – Libera Accademia G. Galilei – per un romanzo, PISA.
Qualche domanda per conoscere meglio gli ultimi cantastorie di Sicilia, sembra che ne siano rimasti solo trenta nell’isola. All’organetto il sig. Teodosio Calò, riempie il cuore di gioia la sua dolce ed intensa melodia. Rocco, lo zampognaro, una tradizione di famiglia, la zampogna ed i suoi suoni scorrono nelle loro vene. Va detto che, un tempo, zampognari e cantastorie non andavano d’accordo, ma, oramai, per le novene di Natale si esibiscono sempre insieme.
Luciano Busacca, cantastorie, quando ha iniziato quest’arte porta-a-porta?
-“Ero giovane, mio padre era un contadino e faceva l’attore di “bagghiu”, inscenava piccole commedie e le raccontava nei cortili paesani, mentre la gente attendeva ai propri consueti lavori. Disegnava sul muro con del carbone mentre narrava le vicende. Io ho seguito la sua strada, sono un ristoratore, ma, faccio anche il cantastorie, ho suonato in varie parti del mondo, cantando le canzoni di Rosa Balistreri, gli stranieri si appassionavano alle musicalità, pur non comprendendo le parole.”
Francesco Occhipinti, scrittore, da che cosa nasce questo amore per la memoria e le tradizioni?
-“Dal mio amore per la scrittura, ho notato che la gente non legge più ed ho trasformato in spettacolo teatrale le nostre tradizioni, rivalutando la figura del cantastorie. C’è stato un periodo in cui lavoravamo di più, ma, ora, stiamo risentendo anche noi di questa brutta crisi.”
Come si potrebbe rilanciare il settore? Domando ad Occhipinti.
-“Solo con un appoggio politico. Non si può abbandonare la ricerca delle tradizioni, lo studio di un mondo perduto.”
Dove lavorate maggiormente? Chiedo ancora.
-“A Ragusa, c’è una certa sensibilità verso questi temi ed un legame maggiore verso le tradizioni.” Chiedo cosa ha trasmesso loro Priolo.
-“Molto calore”. Domando ancora sui cantastorie, come nascevano?
-“Come forma di rivalsa e di denuncia contro il potere delle baronie, era l’affermazione della verità del cantastorie. Era un personaggio scomodo, temuto dalla chiesa e dai politici”.
Quello dei cantastorie è certamente un tesoro tutto da riscoprire e da far conoscere ai nostri giovani come memoria del passato, che aiuta a vivere, in modo consapevole, il presente e dà uno stimolo giusto per proiettarsi verso un sereno e fattivo futuro. La rivalutazione del patrimonio folcloristico locale dovrebbe essere un tema attenzionato nelle scuole perché non si può pensare di studiare la storia e le tradizioni di altri paesi e di culture straniere, se sconosciamo le nostre.
In un Paese, come il nostro, in cui il rispetto e l’integrazione degli stranieri e delle loro costumanze è molto elevato, non può intendersi corretto negare o sottovalutare le nostre usanze o, anzi, consentire solo una deleteria miscellanea, che annienta ancor più le nostre tradizioni. L’integrazione culturale, invece, va intesa in una giusta, paritaria ed equa convivenza della cultura e delle tradizioni locali che, senza contrapposizioni, stanno bene insieme a quelle non oriunde, perché il rispetto per le une non preclude di certo le altre.
M.L.V.