Buona affluenza di pubblico per il debutto siracusano di ProTesto, la pièce liberamente tratta dal libro “Il non-luogo rivoluzionario” di Vincenzo Quadarella, scritta e diretta da Auretta Sterrantino e prodotta da QuasiAnonimaProduzioni, andata in scena sabato nel salone del I piano dell’ex convento del Ritiro per l’organizzazione generale di Elvio Amaniera.
Ridotta e riallestita rispetto al debutto a Messina, la scena ha preso corpo in uno spazio prestato al teatro, riuscendo comunque a suggerire un non-luogo ingombro di valigie e cartacce, cumuli di vestiti ed elementi poveri dal grande impatto visivo e soprattutto funzionali allo sviluppo della linea drammaturgica.
Sul palco Claudia Marini e Lelio Naccari hanno portato in scena il doppio, il dissidio, l’anima contraddittoria e frammentata e i suoi pensieri, i suoi dubbi, le sue paure. Illuminate dalle luci di Elvio Amaniera, emergono dal buio le due anime del siciliano: le speranze di un siciliano “di scoglio”, che vuole restare per cambiare le cose e reagire alla decadenza dei costumi, al malaffare, all’indolenza; e quelle di un siciliano “di mare aperto”, che vuole scappare senza guardarsi indietro, non intravede speranze, non è dominato dalla voglia di riscatto. L’uno a dire che sì, si può reagire, si può combattere, si può manifestare e protestare per lo stato di decadenza della società contemporanea e l’altro a invocare una fuga, perché il cambiamento è un’illusione, i siciliani sono un popolo “extraterrestre e terrone”, “mai artefice del suo destino”, impregnato di “feudalesimo psicologico”. E poi la criminalità, le sue commistioni con la politica, la stampa, le relazioni umane fondate sull’apparenza, l’uomo contemporaneo tecnologicamente egoista, avatar di se stesso, e la ricerca di un nuovo senso di umanità e di divino, in un testo che innesta su un’intelaiatura originale brani tratti da illustri intellettuali, scrittori, filosofi e poeti, da Platone a Seneca, da Manzoni a Montale, da Bufalino a Fromm, da Russell a Kant, fino a Rousseau e Zagrebelsky.
A fare da contrappunto alle parole ci hanno pensato le musiche, quelle originali scritte da Filippo La Marca, il pezzo “Il drago” di Vincenzo Quadarella e i grandi classici cantautoriali riarrangiati ed eseguiti dal vivo dal La Marca alle tastiere e Quadarella alla chitarra e voce: “Povera Patria”, “Aria di Rivoluzione”, “Shock in my town” di Franco Battiato, “La parola io”, “Non insegnate ai bambini”, “Se ci fosse un uomo” di Giorgio Gaber, e ancora “Smisurata preghiera” di Fabrizio De Andrè, “Irata” degli CSI, “Come bambino” degli PGR, “Manifesto” di Daniele Silvestri.
Poesia in musica per materializzare i sentimenti e le atmosfere, intervallando i vari quadri dell’atto unico in scena. Ne è venuto fuori un flusso di coscienza che tocca i nervi scoperti dell’uomo e della società contemporanea e culmina con un invito alla reazione, alla protesta, a sollevare il capo e a usare il pensiero, la parole, la voce. Un invito all’azione. Un invito a difendere l’Uomo.
Grande successo anche per la replica di ieri a Messina, fortemente voluta dalla compagnia per offrire una performance a chi, dato il sold out, non era riuscito a vedere la prima del 24 novembre. La replica è stata dedicata a Pippo Fava, Pippo Fava, di cui ieri ricorreva il trentennale della morte. Proprio Quadarella si è fatto portavoce della compagnia, rammentando una frase di Fava perfettamente in linea con lo spirito dello spettacolo: “Non serve a niente vivere se non si ha il coraggio di lottare”.