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Scontro social tra consigliere eletto e candidata al Consiglio a Melilli: dopo 5 anni la condanna

Di fronte a un dibattito politico, con oggetto l’esito delle amministrative, l’uomo si rivolge alla donna - menzionandola con nome e cognome, proprio a sottolineare che di lei parlava - con frasi allusive

C’è un pensiero strisciante, che a volte viene esplicitato e a volte sotteso: le donne in politica esistono se c’è un uomo a sostenerle. C’è poco da fare battaglie sul linguaggio e su quote rosa e simili quando culturalmente, in politica, la donna non ha posto.

Ne è la prova quello che è successo nel 2017 a Melilli, alla fine della campagna elettorale, giunto a conclusione con la sentenza del 17 maggio scorso ad opera della giudice Giuliana Catalano. Uno scontro, via social, tra un consigliere eletto e una candidata al consiglio comunale. Di fronte a un dibattito politico, con oggetto l’esito delle amministrative, l’uomo si rivolge alla donna – menzionandola con nome e cognome, proprio a sottolineare che di lei parlava – con frasi allusive. “Di lingue ne capisci” o “datevi la mano, ma solo quella” e ancora “adesso vai a casa, lurd”.

Il consigliere comunale, Fabio La Ferla, condannato a risarcire la donna ma anche a una multa, ha sostenuto la tesi che quelle non fossero frasi ambigue e che veramente voleva complimentarsi con la donna per la sua proprietà di linguaggio. Si stenta a crederlo visto che, sempre nella stessa conversazione, l’uomo abbia fatto riferimento al fatto che i suoi voti fossero solo suoi. Senza l’intervento di alcun “papy”, dice La Ferla, come a richiamare la più nota storia del papy che tutti conosciamo: Silvio Berlusconi.

Perché una donna ha i voti solo grazie a un “papy” o perché è di facili costumi o perché è l’amante, la figlia, la sorella, la moglie di. Molto più raramente a una donna viene riconosciuta la capacità di fare politica, di avere delle competenze, di essere una brava oratrice, una brava amministratrice, qualcuno che meriti il suo ruolo. È semplicemente un atteggiamento sessista o è frutto di una radicata cultura che ci dice che la politica non è fatta per donne? Ma soprattutto: come si cambia tutto questo?

Perché, un giorno, sarebbe sicuramente bello e edificante per tutti, uomini compresi, che si dia il merito a chi lo ha realmente. Arriverà il giorno in cui ci sarà un ministro, un sindaco, un assessore donna e nessuno dirà che è raccomandata, una poco di buono o qualsiasi altra cosa simile?

Miriam Colaleo


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