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Siracusa, “Buon volo, angelo nostro”: l’ultimo saluto a Stefano in una Cattedrale gremita

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Una chiesa gremita di gente silenziosa e inerme, raccolta attorno alla bara bianca con dentro il corpo senza vita di Stefano Pulvirenti. Lacrime e abbracci. Visi disorientati e straziati da un dolore disumano, ma composto. Forte commozione e grande partecipazione. Un requiem angosciante ha suonato per Stefano un’ultima volta, accompagnato dalle parole della madre Deborah: “Va tutto bene, Angelo nostro, buon volo”.

Si è celebrato oggi pomeriggio alle 15.30, nella Cattedrale di Siracusa, il funerale del 17enne aretuseo rimasto coinvolto in un incidente mortale lo scorso 29 novembre su viale Paolo Orsi. Una città in ginocchio davanti all’afflizione dei familiari, ai quali le gambe cedevano davanti al feretro del figlio tanto amato. La città ha deciso di stringersi attorno alla famiglia dopo aver seguito con apprensione le ultime settimane di vita del ragazzo rispondendo agli appelli del padre Michele che più volte ha chiesto ai siracusani di aiutare il figlio donando il sangue.

Al parroco della Cattedrale, don Tito Marino, l’arduo compito di trovare le giuste parole di conforto per i presenti, che ha rivolto la sua omelia a tutti, ma soprattutto ai giovani e compagni del piccolo Stefano: un invito alla prudenza affinché ciò che è accaduto al diciassettenne aretuseo non accada più a nessuno. Al passaggio della bara, cui è stato accompagnato anche il lancio di palloncini bianchi, in molti l’hanno toccata delicatamente con le dita, come in una sorta di ultima carezza eterna: un gesto morbido davanti al quale vengono i brividi, perché morire così, a 17 anni, è davvero uno strappo al diritto più sacro, il diritto alla vita.

Cecilia Santoro