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Siracusa: “Chi e come si vive vive al campo profughi dei Pantanelli? Si sopravvive in condizioni sub-umane!”

Dopo la lettera-denuncia sulle condizioni di Rom e Sinti pubblicata da questo quotidiano (leggi qui), uno dei firmatari dell’iniziativa, il prof. Elio Tocco, ha inviato un “reportage” sul campo profughi che sorge a Siracusa in zona Pantanelli, che pubblichiamo di seguito in contenuto integrale:

“Altro che nomadi! Sofia, 76 anni, è da oltre 25 anni nel campo profughi dei Pantanelli. Si capisce che è lei la GRANDE MADRE del campo, rispettata, benvoluta da tutti, grandi e bambini. Rom, Zingari, Sinti, non è chiaro, ma poi non è affatto importante. Sono in tutto 11 famiglie, una sessantina di persone: gli adulti arrivati dal Montenegro o dalla Macedonia, i bambini nati quasi tutti a Siracusa. Quattro sono cittadini italiani, una ragazza si è sposata con un giovane di Siracusa. Gli anziani si definiscono “musulmani” i più giovani “cattolici”.

Vivono tutti, ma sarebbe meglio dire sopravvivono, in condizioni sub-umane, non degne di una città che si vanta di secoli e secoli di civiltà ed ospitalità. Il campo – una striscia di terreno brullo – si estende su un fronte di 150 metri per 50 e confina, dal lato d’ ingresso con via dei Pantanelli e sul lato opposto con un rigagnolo putrido, fetido, di acqua stagnante che alimenta sterpaglie, rovi, ed un canneto marcito. In questa situazione di estremo degrado, hanno il loro habitat naturale, topi, bisce, sanguisughe, zecche e zanzare.

La tenera epidermide di bambini e neonati è devastata, gonfia ed arrossata, per le punture delle zanzare. Una bambina di recente è stata ricoverata per punture di zecche. Un adulto è ricoverato sempre per lo stesso motivo.

La situazione viene aggravata da alcune fuoriuscite di liquami che si perdono in via dei Pantanelli o nel rigagnolo già descritto. Nella zona si aggira una dozzina di cani randagi che costituiscono un pericolo serio per i bambini di giorno, e di notte per gli adulti, impossibilitati a recarsi nella zona gabinetti, per timore di essere assaliti. Due grandi fari per l’illuminazione notturna del campo, non funzionano da anni. Si vive in containers con infernale caldo d’estate e gelido freddo d’inverno. Per riscaldare gli ambienti e cucinare occorre il gas in bombole, perché la potenza elettrica non consente l’uso di stufe ad elettricità. Ma comprare il gas è un lusso, che non si possono permettere e non sempre si cucina per mangiare.

Anche mangiare diventa un lusso per persone che vivono di elemosina, piccole vendite di santini, o piccoli lavori a domicilio.
“Ma chi dà lavoro a gente come noi, vestiti male, ritenuti ladri…ma noi non abbiamo mai avuto a che fare con questura e con la giustizia”.
Solo la Caritas- di tanto in tanto- regala generi alimentari od altro. Il resto lo fa la loro solidarietà fra poveri.

“Anche comprare una confezione di acqua per noi è un lusso. Per voi pochi euro non sono niente, ma per noi è diverso…e l’acqua per le docce ed i servizi igienici non è potabile, color ruggine, ributtante, non la possiamo certo dare a bere ai bambini”.

E questi bambini dovrebbero andare all’asilo o a scuola. Ma nelle zone di appartenenza territoriale, corso Gelone, via Archia. Ma è stato detto loro che non c’è posto…forse a gennaio,,potrebbe esserci. Due bambini di quinta elementare dovrebbero frequentare la scuola di via dei Mergulensi, dall’altra parte della città, in Ortigia. Ma non esiste un pullmino pubblico e nessuno degli adulti ha una macchina. Solo una madre può accompagnare il figlio in moto, cosa piuttosto complicata nelle giornate di pioggia o di freddo invernale. La situazione comporta un evidente vulnus al diritto all’istruzione sancito dalla Costituzione. Ma forse la colpa non è loro, ma di chi non fa quello che andrebbe fatto.

Sono costretti a raccogliere la spazzatura giornalmente, portarla sul lato opposto di via dei Pantanelli, e, di tanto in tanto, bruciare il cumulo che si è formato; ciò perché sono da tempo scomparsi alcuni cassonetti che erano stati installati nella zona. In fondo questi Cittadini chiedono poco per avere una vita minimamente civile”.


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