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Siracusa, due donne sulla gru in via Malta: protesta dei dipendenti dell’ex Provincia. Arnone: “servono 15 milioni”

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Due donne, dipendenti dell’ex Provincia Regionale, protestano in via Malta dove. Nella ex sede dell’Ente si sono arrampicate su una gru che staziona li davanti da mesi, per manifestare contro una situazione paradossale che le vede protagoniste, insieme con tutti i colleghi da 4 anni a questa parte: la mancanza degli stipendi per lunghi mesi.
Le due donne sono salite stamattina, una si è fermata a metà, l’altra ha raggiunto la cima della gru, e proprio quest’ultima ha subito messo in chiaro le cose urlando contro i Vigili del fuoco: “è inutile, non serve, voglio 5 mesi di stipendio”, con applausi di incoraggiamento da parte dei colleghi “a terra”. Sul posto ci sono anche gli agenti della Polizia di Stato. A metà mattinata è arrivato anche il Commissario straordinario del Libero Consorzio, Giovanni Arnone che ha invitato le due dipendenti a scendere dalla gru e porre fine alla protesta.
Una richiesta rimasta vana, visti gli animi tesi. Il Commissarrio ha affermato che l’unica e ultima strada percorribile per evitare il dissesto finanziario dell’ente passa dalla riunione che si terrà tra sette giorni a Palermo, in cui si discuterà la ripartizione dei 26 milioni per le ex Province regionali. Per Arnone l’unica via è che 15 milioni vengano stornati a Siracusa, così da consentire all’ente di chiudere il bilancio e pagare gli stipendi. I tempi però stringono, anche perchè giovedì sono attesi in via Malta gli ispettori regionali che, una volta visionati gli aspetti contabili dell’ente, decideranno se sarà dissesto o meno.
Di ipotesi di dissesto si è anche parlato ieri pomeriggio in Prefettura alla presenza del Prefetto Castaldo. Il Csa, che nei giorni scorsi aveva incontrato anche l’Assessore Regionale alla Funzione Pubblica, Luisa Lantieri, ha sostenuto chiaramente che ormai la vicenda è giunta ad un punto di non ritorno e necessita di scelte immediate e la dichiarazione di dissesto appare l’unica strada percorribile.

Troppo pesante per il sindacato, il fardello di scelte delle passate amministrazioni che hanno strutturalmente compromesso il bilancio dell’ente al quale le ultime finanziarie nazionali hanno dato il colpo di grazia.

Mettere un punto fermo e ripartire garantendo i livelli occupazionali dell’ente e della società partecipata diventa per il Csa l’unico obiettivo da perseguire, evitando, in questo delicato momento, di appesantire la vertenza con l’adozione di modifiche alla dotazione organica ed alla struttura dell’ente in assenza di certezze sulle funzioni e sulle risorse disponibili.

Il Csa pone anche un termine preciso: il 25 luglio, data in cui si terrà a Palermo un incontro sulla ripartizione delle risorse previste dalla finanziaria: a quel tavolo, per il sindacato autonomo sostiene che bisognerà presentarsi con la dichiarazione di dissesto in mano.

I dipendenti chiedono – afferma Giuseppe Badagliacca, segretario regionale Csa – esauriti i tentativi di salvare l’ente, di staccare la spina e poter ripartire con dignità e spirito di sacrificio, mettendo fine ad una umiliante agonia. Tergiversare farà solo il gioco di chi vuol ancora nascondere (ed in campagna elettorale fa sempre comodo) le responsabilità di un disastro annunciato. Il Prefetto Castaldo ha garantito il proprio intervento anche con l’attivazione di un tavolo tecnico per il costante monitoraggio della situazione e con l’interlocuzione con tutti i soggetti e gli organi competenti anche a livello nazionale”.