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Siracusa, “La Murga De Los Niños”: ecco il primo singolo e video prodotti da Jah Sazzah dei “Mezcal Project” con i “Che Sudaka”

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“La Murga De Los Niños” è il primo singolo che anticipa il prossimo disco dei “Mezcal Project”, con la partecipazione delle voci della band spagnola “Che Sudaka”.

Il gruppo nasce dall’unione dei membri Alessandro Azzaro, Salvo Di Stefano e Claudio Alfò, in confidenza musicale già dal lontano 1998. Prodotto da “Jah Sazzah” (Alessandro Azzaro) Dj e Producer dei Mezcal Project, veterano del sound Reggae, da 20 anni nella scena musicale Nazionale, storico batterista degli “Aretuska” di “Roy Paci” e riconosciuto in sporadiche collaborazioni con artisti del calibro di “Manu Chao”, “Negrita”, “Boban & Marko Marković orchestra”. Alla tromba troviamo “Paco” ( Salvatore Di Stefano ) ex trombettista degli “Aretuska” e trombettista attuale dei “Qbeta”, Claudio Alfò al trombone anche lui membro attuale dei “Qbeta” nella sezione fiati con il suo trombone.

I loro live sono caratterizzati da una miscela di suoni come il Dub, lo Ska, il Funky, il Reggae, la Cumbia e la musica Balcanica, per questo il nome del gruppo diventa “Mezcal”, un armonioso e variegato incontro di ritmi e stili. Il feat dei “Che Sudaka” avviene d’istinto. Seguendo i loro concerti, si capisce subito la scelta del produttore di inserire le loro voci festaiole e di carattere. L’esperienza anche per loro maturata nel campo musicale, non è poca, li troviamo nei maggiori festival di rilievo internazionali con un carisma e una carica non indifferente.

Il brano che nasce dall’incontro di questi artisti, di indole eccentrica e creativa, è un esplosione di energia e vitalità, nel contempo riesce a far riflettere sui tempi d’oggi che, si sa, portano le nostre vite in un girone fatto di apparenza e materialismo, sminuendo la reale sostanza della vita. “La Murga De Los Niños” vuol far captare l’essenza che esiste dentro l’anima di un bambino, l’innocenza, l’incontaminata purezza che solo loro riescono ad avere. A differenza di noi “adulti”, per così dire, presi dal giudicare l’aspetto di tutto ciò che ci circonda prestando attenzione a futilità e finendo, così, per trascurare o addirittura dimenticare la reale importanza dei valori della vita, racchiusi nei piccoli gesti.

“Dovremmo imparare a guardare con gli occhi di un bambino”, ci suggerisce il testo, relazionandoci in modo genuino e solidale come in realtà siamo nati e non come ci siamo trasformati.