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Siracusa, l’eredità (da 30 milioni) contesa del marchese di Cassibile: chiesti 2 rinvii a giudizio

A due anni e mezzo dalla morte, un patrimonio da 30 milioni di euro conteso tra gli eredi naturali e quelli “testamentari”

“Io non sono il marchese di Cassibile. Io sono Cassibile” amava dire Silvestro Gutkowski Pulejo Loffredo. Ed effettivamente la storia del borgo si intreccia con quello della Casata fin dal 1797 con la concessione del territorio da parte di Ferdinando I di Borbone agli avi, a Silvestro Loffredo di Messina. Qualcuno sente ancora il vuoto derivato dalla sua scomparsa il 29 marzo del 2018, all’età di 92 anni.

Il marchese è stato infatti uno degli ultimi nobili filantropi, chi ne racconta le gesta e le parole lo dipinge come un uomo buono e rispettoso dei contadini – “la classe prima di tutte le classi”, diceva, perché “non si può fare a meno di chi coltiva la terra” – e disinteressato ai soldi. Forse troppo. Tant’è che oggi, a due anni e mezzo dalla morte, c’e un patrimonio da 30 milioni di euro conteso tra gli eredi naturali e quelli “testamentari”.

Tanto che la Procura di Siracusa ha chiesto il rinvio a giudizio per Benalili Ahmed e per Rosa Molisina, eredi universali del marchese di Cassibile Silvestro Gutkowski Pulejo Loffredo. Benalili Ahmed, tuttofare, è arrivato in casa Gutkowski negli anni ’80, Molisina era la donna di compagnia. A gennaio del 2017, qualche giorno prima dell’udienza fissata dal giudice e promossa da un nipote per disporre l’interdizione dell’anziano nobile, il marchese fece testamento da un notaio. I due peraltro poco prima si erano fatti rilasciare una procura generale per gestire l’intero patrimonio, cui prima era affidato a Paolo Uccello (tuttofare storico del marchese, che sta affrontando un processo con l’accusa di circonvenzione di incapace per circa 130 mila euro).

Considerate le premesse e i fatti, il nipote presentò una denuncia nel 2018 e l’indagine venne affidata al Pm Marco Di Mauro quindi assegnata al Pm Gaetano Bono dopo il trasferimento del primo ad altra sede. Venne anche disposta una perizia durante il processo Uccello (ancora non definito) e più di recente pure sui documenti firmati dal marchese per comprendere meglio l’eventuale presunta circonvenzione in entrambi i processi. Adesso si attende la celebrazione dell’udienza preliminare, nel frattempo il cospicuo patrimonio e la gestione delle attività restano sequestrate e affidate a un amministratore giudiziario.

Una storia, quella dei marchesi, divenuta ancor più stretta con Cassibile con la nascita di Maria Emanuela “La Marchesa”, nata nel 1891 da Gaetano Pulejo, ventottenne possidente e imprenditore nel ramo agricolo, non ancora marchese di Cassibile, e dalla ventenne Giovanna Patanè Giorgianni dei Baroni di San Martino. Maria Emanuela si ritrova orfana di madre e di padre in un colpo solo a 17 anni e finiti gli studi, dopo aver girato l’Europa, decide di intraprendere la sfida di imprenditrice agricola.

Alla fine della Prima Guerra Mondiale sposa l’ufficiale polacco Giorgio Gutkowski, incontrato in uno dei suoi viaggi in Russia, che però decide di togliersi la vita dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Una donna forte e, si dice ancora in paese, dominante nei confronti del figlio almeno fino al 1974, anno della sua morte. Forse anche questo essere assoggettato – o quasi – della madre, orfano di padre ancora giovane e disinteressato alle economie comunque floride del marchesato. Tanto rispettoso delle persone, su cui riponeva una fiducia smisurata, quanto distratto sui temi più venali e spiccioli, è proprio il caso di dirlo. Solo che 30 milioni di euro non sono spiccioli.


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