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Siracusa, l’Ordine dei medici bacchetta l’Asp: “troppo lavoro e poca collaborazione”

Sei pagine che sanciscono la rottura tra Anselmo Madeddu e Salvatore Lucio Ficarra

Troppo lavoro, pochi soldi, organizzazione approssimativa. E’ una vera e propria bacchettata a nome delle Usca (Unità speciali di assistenza territoriale) quella che l’Ordine dei medici di Siracusa, stimolato dalla Fimmg, sgancia all’Asp, in una lettera indirizzata al direttore generale, Salvatore Lucio Ficarra.

Nero su bianco le difficoltà delle Usca. Due i punti in evidenza. Il primo riguarda l’accavallamento dei compiti tra Usca e Dipartimento di Prevenzione, dovuto “alle innumerevoli richieste di esecuzione tamponi inoltrate dallo stesso dipartimento e afferenti invece ai compiti della prevenzione” – si legge nel documento.
Ma, il documento va oltre, e segnala anche una sorta di “scarica barile” da parte del dipartimento nei confronti delle Usca. Quest’ultime chiamate anche a effettuare i tamponi molecolari in caso di positività del paziente, andando contro le disposizioni di una circolare regionale che impone, invece, all’Asp l’ultimo controllo sul paziente ritenuto affetto da Covid 19 dai laboratori privati che possono effettuare il test anche su asintomatici (pare comunque che l’Asp, come riconosciuto nello stesso documento, si stia impegnando per risolvere).
Il secondo punto riguarda il numero di Usca assegnate ai distretti. “Oggi – recita il documento – alla luce dei nuovi crescenti sviluppi della curva epidemica, appare necessario rivalutare l’assegnazione delle risorse e ricondurre le Usca distrettuali al rapporto di 1 ogni 50.000 abitanti”.

Per tali motivi, l’Ordine dei medici avanza due richieste all’Azienda sanitaria: esonerare le Usca da tutte le disposizioni di esecuzione di tamponi, e incrementare il numero di Usca: nel distretto di Siracusa dalle attuali 2 a 4, due a Noto, ed infine dedicare esclusivamente all’assistenza domiciliare tutte le Usca distrettuali.

Sei pagine, a firma del presidente Anselmo Madeddu, dove vengono snocciolate tutte le criticità vissute dai medici non ospedalieri che si occupano dell’emergenza Covid. Una lunga lettera che, se messa in controluce, lascia trasparire tutto un altro messaggio che certamente non è legato alla medicina di base, ma disegna una netta frattura tra due protagonisti della prima ondata di pandemia: Madeddu e Ficarra. Loro, tanto vicini e complici nella primissima fase dell’emergenza Covid, quando il primo era il direttore sanitario dell’Asp e certo non avrebbe mai pensato di scrivere una lettera che bacchetta il direttore generale.

Anche se i rapporti, proprio in un momento critico come la pandemia, si sono infreddoliti man mano che i casi aumentavano all’interno dell’Ospedale e gestirli diventava sempre più complicato. Opinioni diverse, modi di lavorare diversi, probabilmente, che non si sono più trovati. Eppure, anche in un momento di tensione, loro due sono rimasti complici nel silenzio, in una scarsa comunicazione – dentro e fuori la struttura sanitaria – che si è rilevata deleteria.

Poi, è arrivato l’annuncio: Madeddu non è più direttore sanitario, ma viene sostituito da Salvatore Madonia. Era il 24 agosto. Da lì nulla è stato come prima. Una scelta “dettata dalla libertà di fare nomina nelle mie funzioni”, aveva detto sulla nuova nomina Ficarra. Un commento lapidario seguito da una frase “di circostanza”: “Tengo a precisare che la sostituzione di Madeddu non è una “punizione” nei confronti dello stesso ma una scelta dettata dalla volontà di avere in quel ruolo (di direttore Sanitario) un epidemiologo dalla comprovata esperienza Covid”. Solo che Madeddu è un epidemiologo.

Eh sì… si erano quasi amati. E magari la prossima love story sarà con tutti i medici, non solo quelli ospedalieri, che oggi hanno bisogno di un Ordine separato dall’Azienda sanitaria. E di un presidente combattivo.


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