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Sono 84 gli attuali positivi al covid in provincia di Siracusa: si registrano altri due decessi

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Siracusa, paura tra i beni culturali sul possibile focolaio Covid. Ficarra: “stiamo accertando”. Ma c’è chi attende giorni per tampone e risultato

"Se tutto resterà invariato nella gestione da parte dell’Asp dell’emergenza Coronavirus, ci rivolgeremo alla Procura": attacca la Cgil

È morto il presidente del parco archeologico Calogero Rizzuto, la sua collaboratrice, altri due almeno sono ricoverati (uno dei quali in via di guarigione) e c’è tanta paura tra i dipendenti dei Beni culturali a Siracusa.

“Il dipartimento di prevenzione ha l’obbligo di verificare la “filiera” – ha ammesso il direttore generale Salvatore Luci Ficarra in conferenza stampa – questa concentrazione in un ufficio ben definito dovrebbe accertare il focolaio. La situazione a oggi è comunque monitorata e ci sono protocolli e iter da seguire”. Nel frattempo, per custodi e addetti alle pulizie che lavorano al museo, l’Asp ha inviato delle prescrizioni alle imprese.

La Cgil è però determinata a rivolgersi alla magistratura, a fronte del rischio a cui possono essere esposti i cittadini. Il dito della segreteria provinciale della Camera del lavoro è puntato a una parte sull’ospedale e sul pronto soccorso e dall’altra sulla Sovrintendenza e sul rischio contagio per tutto il personale, specie dopo i due decessi.

“Se tutto resterà invariato nella gestione da parte dell’Asp dell’emergenza Coronavirus, ci rivolgeremo alla Procura – dichiarano Roberto Alosi e Franco Nardi, rispettivamente segretario generale della Cgil e della Funzione pubblica – A dire il vero, noi ci eravamo già rivolti al prefetto e a tutte le autorità competenti (il 16 marzo scorso) denunciando la situazione allarmante all’interno della Sovrintendenza e di tutte le sue strutture, chiedendo misure immediate sia per verificare eventuali contagi, sia per porre tutti gli adeguati rimedi a tutela della salute di tutti. La nostra richiesta non ha ricevuto alcuna risposta né tantomeno è stato preso alcun provvedimento”.

Il mirino di Alosi e Nardi punta ancor di più sulla situazione al pronto soccorso tra presidi medici di protezione pochi e centellinati, una sola ambulanza del 118 chiamata per ogni caso sospetto di Covid 19 e poi portata a Vittoria per la corretta sanificazione.

A criticare la gestione è anche Ferdinando Messina, dipendente in Soprintendenza ed ex consigliere comunale, che racconta la sua storia personale. Questa mattina si è recato volontariamente, avendo atteso per più di due settimane la chiamata dell’Asp, al pre triage dell’ospedale Umberto I di Siracusa per chiedere di essere sottoposto all’esame del tampone per accertare l’eventuale positività al virus Covid-19. Ciò anche alla luce dei numerosi casi di contagio che hanno coinvolto i dipendenti della Soprintendenza e del Parco Archeologico di Siracusa, con i quali ha condiviso fino a fine febbraio le mie giornate lavorative.

“Concluso l’esame, la gentile e professionale infermiera lasciata sola nella postazione pre-triage a fronteggiare l’utenza ed a effettuare l’esame mi fornisce, su mia richiesta, le informazioni utili per l’acquisizione dell’esito dell’esame del tampone effettuato – racconta Messina -: “riceverà una telefonata entro cinque giorni da oggi dalla struttura ASP di Siracusa attraverso la quale sarà informato se positivo al virus COVID-19; potrebbe non ricevere nessuna telefonata qualora l’esame risultasse negativo. Il suo tampone sarà esaminato da laboratori della provincia di Messina”. Orbene, è possibile che un soggetto sottoposto ad esame debba ricevere riscontro solo se l’esito risulta positivo? È come se effettuata una radiografia l’esito viene comunicato solo se riscontrata la frattura. È possibile ancora che a distanza di un mese dalla dichiarazione di pandemia nessun laboratorio delle strutture pubbliche di Siracusa esegua l’esame dei tamponi, obbligando i siracusani ad attendere il risultato per più di cinque giorni? Concludo ringraziando i poveri operatori sanitari, messi in trincea allo sbaraglio, ad eseguire disposizioni gerarchiche superiori probabilmente non condivise nemmeno da loro”.


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