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Siracusa, Quando l’ideale nazista crollò di fronte alla potenza dello sport: Buffa racconta le “Olimpiadi del ’36”

Un viaggio intorno al mondo negli anni a cavallo della Seconda Guerra mondiale. Federico Buffa, il  giornalista sportivo tra i più conosciuti dal grande pubblico, ieri sera è stato in palcoscenico alla Città della Notte ne “Le Olimpiadi del 1936”

Il volto noto di Sky racconta la storia dell’epoca attraverso la narrazione di alcuni volti e personaggi protagonisti dei Giochi olimpici del 1936.  Lo spettacolo, partito all’inizio dell’anno da  Milano è ora in tournèe in Sicilia.

Scritto da Emilio Russo, diretto da Caterina Spadaro,  musicato dal vivo da Alessandro Nidi e con  l’attrice- cantante Cecilia Gragnani che si esibisce in quattro lingue.

Buffa sulla scena interpreta un personaggio realmente esistito, Wolgang Fürstner, il capitano della Wehrmacht incaricato di dirigere il villaggio olimpico anche se nel corso della rappresentazione, abbandona il personaggio per fare dei monologhi, dividendo così  lo spettacolo  in due: teatrale e narrativo.

La scelta delle Olimpiadi del 36 non è casuale e Buffa ce la racconta in quella sua maniera semplice e coinvolgente.

Ci racconta come Goebbels, per il quale la propaganda anticipa e plasma la Storia, convince Hitler (la sede olimpica era stata assegnata assegnate alla capitale tedesca, nel 1931, quando von Hindenburg era Presidente della Repubblica di Weimar). Hitler non  vuole le Olimpiadi, non gli interessano ma Goebbels è l’artefice materiale di quelli che forse rimarranno alla storia come i giochi olimpici meglio realizzati: sono le prime olimpiadi trasmesse in televisione, le prime in cui è impiegata la tecnologia del fotofinish, le prime in cui la torcia olimpica che accende il braciere dei giochi viene portata nello stadio da un tedoforo, ultimo di una staffetta che parte da Atene.

In questo contesto storico irripetibile il giornalista affabula il pubblico (tanti i giovanissimi presenti in sala) con la storia di due oppressioni, quella di Jesse Owens, un afroamericano che vince quattro ori sotto gli occhi di Hitler (smentendo clamorosamente le sue teorie sulla superiorità della “razza ariana”) e non riceve dal presidente degli Stati Uniti nemmeno un telegramma di felicitazioni, e quella di Sohn Kee-chung, un maratoneta coreano costretto a correre sotto la bandiera giapponese.

Due uomini che hanno corso per l’umanità, senza bandiera.

(Nel video: l’intervista in esclusiva rilasciataci da Federico Buffa poco prima di andare in scena)

L.S.


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