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Stanotte torna l’ora legale: potrebbe essere l’ultima volta, ma…

Lo scorso anno il Parlamento europeo ha sostenuto la fine del passaggio dall'ora solare a quella legale con una risoluzione, ma per ora il Governo ha detto no

Questa notte, alle 2, lancette avanti di un’ora: scatta l’ora legale e tale resterà fino al 25 ottobre, quando ritornerà quella solare. Nel 2019, secondo quanto rilevato da Terna, il risparmio è stato di 505 milioni di kWh (quanto il consumo medio annuo di elettricità è di circa 190 mila famiglie), un valore corrispondente a minori emissioni di CO2 in atmosfera per 250mila tonnellate e a un risparmio economico pari a circa 100 milioni di euro.

Questa potrebbe essere però una delle ultime volte che facciamo tale cambio. Lo scorso anno il Parlamento europeo ha sostenuto la fine del passaggio dall’ora solare a quella legale con una risoluzione, invitando i Paesi Ue a decidere entro il 2021 se mantenere o meno il consueto cambio orario: è agli Stati membri dell’Unione che spetta infatti il diritto di decidere il proprio fuso orario.

Al momento l’Italia non ha apportato alcuna modifica e ha detto no all’abolizione dell’ora legale.  Il governo Conte 2 ha infatti inoltrato a Bruxelles la propria decisione: sul territorio nazionale si procede al cambio come avvenuto fino allo scorso anno, senza cambiamenti.

La richiesta di abolire l’ora legale era stata lanciata da diversi Paesi dell’Europa settentrionale a Bruxelles e sottoposta dalla Commissione europea al Parlamento europeo e anche a una consultazione online in cui sono risultate largamente favorevoli le opinioni contro l’ora legale.

L’Unione europea ha quindi abolito l’obbligo per i Paesi membri di passare da un’ora all’altra: ogni Stato è chiamato a decidere nei prossimi due anni se rimanere con l’ora solare o adottare quello dell’ora legale come un fuso orario. Gli Stati membri presentavano posizioni così divergenti che non erano riusciti a trovare un accordo in sede di Consiglio europeo, tanto che i deputati di Strasburgo, nell’approvare la proposta della Commissione, hanno votato di rinviare l’adozione dal 2019 al 2021. I Paesi Ue e la Commissione avrebbero dovuto coordinarsi in questo arco di tempo per garantire che l’applicazione dell’ora legale in alcuni Stati, e dell’ora solare in altri, non perturbi il mercato interno dell’Unione.

Entro il 2021 ogni Stato dovrà scegliere quale fuso orario adottare e non ci saranno più spostamenti di lancetta all’interno delle singole Nazioni. Visto con gli occhi dell’emergenza sanitaria (ed economica per i danni catastrofici dell’epidemia sul tessuto produttivo) che affligge l’Europa con il coronavirus, al momento le priorità sono altre e il passaggio di contemperare le diverse esigenze per evitare una selva di orari all’interno dello spazio europeo è finito in secondo piano. Se ne riparlerà.

Bisognerà vedere poi come si regolerà l’Italia e quali sincronie deciderà la Commissione europea. Ci si potrebbe trovare di fronte a una decisione paradossale con l’Europa suddivisa in tanti fusi orari diversi semplicemente varcando la frontiera.


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